Cinema Trevi a Settembre #Roma

10-11 settembre Anteprima I mille occhi – Festival internazionale del cinema e delle arti
12-17 settembre Due soldi di speranza. Il cinema di Renato Castellani
15 settembre Il cinema (delle origini) è femmina: Anna May Wong
18 settembre Musicisti dello schermo. Mario Nascimbene
19-22 settembre L’estro perduto di Ferdinando Maria Poggioli
20 settembre (In)visibile italiano
24 settembre Come si raccontano gli eroi: Salvo D’Acquisto

25 settembre Musicisti dello schermo: Pivio & Aldo De Scalzi

26-28 settembre Racconti romani d’estate. Il cinema di Gianni Franciolini
29 settembre Cineteca Classic: Wim Wenders

10-11 settembre
Anteprima I mille occhi – Festival internazionale del cinema e delle arti
«Per la quarta volta ospiti al Cinema Trevi, I mille occhi raggiungono a Trieste la dozzina di edizioni: sempre più convinti che il pubblico non vada inseguito con quanto gli è noto, ma che con esso vada scoperto l’ignoto. Via le barriere temporali tra “retrospettive” e “cinema del presente” e tra “mainstream” e “margini”. Via l’idea che un festival debba ogni anno riallestire vetrine, anziché sedimentare le proprie visioni. E, in un programma rivolto a tutti i territori, via anche l’idea che il cinema italiano vada sostenuto per obbligo civile anziché per la possibilità di stupirsi delle sue reali grandezze».
Sergio M. Germani, Direttore del Festival

martedì 10
ore 17.00 Der Arzt stellt fest… (Eva la verità sull’amore) di Aleksander Ford (1966, 89’)
«Una delle preziose “edizioni originali doppiate” riemerse dal fondo Cappai. Prodotto da Brauner, con la luce di Eugen Schüfftan, un mélo clinico in cui irrompe lo choc documentario. La migliore introduzione alla fede dreyeriana nel cinema come arte della presenza» (S.M.G.).
Copia dal Fondo Cappai acquisito dalla Cineteca del Friuli – Presentazione di Olaf Möller

ore 19.00 Peppino e Violetta di Maurice Cloche (1951, 82’)
«Quando chiesero a John Ford se c’erano film italiani che amava, indicò solo questo, con gran scandalo della critica vedova di un malinteso neorealismo. Questa storia pre-bressoniana di un’asina da salvare sulla tomba di San Francesco (l’anno dopo il Rossellini) non dà torto a Ford» (S.M.G.).

ore 21 .00 Presentazione del festival con il Direttore Sergio M. Germani, introdotto da Emiliano Morreale, con la partecipazione di Olaf Möller

a seguire La promessa di Valerio Zurlini (1970, 143’)
«Preceduta da una breve ripresa dalla versione teatrale del 1968, l’unica regia tv di Zurlini, essenziale per il suo cinema. Giannini anticipa il suo personaggio de La prima notte di quiete in questo film elettronico che si conclude con una delle uscite di campo più radicali di tutto il cinema» (S.M.G.).
Copia ritrovata da Fuori orario nell’archivio Rai – Ingresso gratuito

mercoledì 11
ore 17.00 Der Arzt von St. Pauli (Quelle… di Amburgo (L’ago sotto la pelle)) di Rolf Olsen (1968, 101’)
«Ancora una vicenda di dottori, qui in chiave “poliziottesca”, in un altro reperto dell’epoca in cui il cinema italiano aveva reso il doppiaggio una propria estensione sul cinema che arrivava dal mondo. Con il cammeo di una giovanissima Karin Schubert» (S.M.G.).
Copia dal Fondo Cappai acquisito dalla Cineteca del Friuli – Presentazione di Olaf Möller

ore 19.00 Prisons de femmes (Prigioni di donne) di Maurice Cloche (1958, 100’)
«Persino i più acuti riscopritori del cinema francese (Lourcelles, Vecchiali) appaiono spiazzati da Cloche e dal suo oscillare tra temi religiosi e cinema di corpi. Questo prison-movie decantato in un continuo “dov’è la libertà?” non può che invogliare a conoscere meglio un regista segreto (S.M.G.)».
Copia dal Fondo Cappai acquisito dalla Cineteca del Friuli

ore 21.00
Racconto del quartiere di Valerio Zurlini (1949, 11’)
a seguire Il sesso degli angeli di Ugo Liberatore (1968, 110’)
«Poiché ai cineasti rigorosi si vuole imporre il sacrificio, a Zurlini (come a Dreyer) si vuole imporre la solitudine dentro il cinema. L’opera registica di alcuni suoi collaboratori, come Liberatore e Vanzi, ce ne rivela fili nascosti e convergenze parallele» (S.M.G.).
Film preceduto dalla testimonianza di Alessandra Vanzi

12-17 settembre
Due soldi di speranza. Il cinema di Renato Castellani
«Diventare regista è stato relativamente facile. Facevo l’aiuto di Blasetti e di Comencini che erano i migliori in Italia. Per di più avevo il vantaggio di essere uno sceneggiatore». Con la consueta modestia che lo contraddistingueva, Renato Castellani (1913-1985) è stato tra i primi a realizzare un cinema che farà scuola: da quello calligrafico (Un colpo di pistola, Zazà) al neorealismo rosa (È primavera, Due soldi di speranza) fino ai grandi progetti televisivi (Vita di Leonardo, Verdi).

giovedì 12
ore 17.00 Un colpo di pistola di Renato Castellani (1942, 92’)
«Andrea (Giachetti) e Sergio (Centa), due ufficiali della guardia russa, si battono in duello per amore di Mascia (Noris): Sergio spara per primo, ma a vuoto; Andrea rinuncia, riservandosi il colpo per il futuro. […] La struttura a flashback […], il bianco e nero di “grande estro geometrico” […] sono le prove di un esordio di alto livello stilistico, più facile da apprezzare oggi che non negli anni in cui infuriava la battaglia antifascista per un cinema meno raffinato ma più incisivo sulla realtà» (Mereghetti).

ore 19.00 Zazà di Renato Castellani (1943, 104’)
Un ricco ingegnere parigino (Antonio Centa) si innamora di una canzonettista Isa Miranda) che si esibisce in un locale di una città di provincia. A casa l’attendono la famiglia e il lavoro… «Una scrittura vibrante, spiritosa, lucida, colta ed esigente ravviva il domenicale canovaccio, risolve in ironia la sguaiataggine, in sofferenza schietta il melodramma, in sintassi vigile il disordine espressivo» (Palmieri).

ore 21.00 La donna della montagna di Renato Castellani (1945, 96’ )
Gabriella, fidanzata dell’architetto Rodolfo Morigi (Amedeo Nazzari), muore nel tentativo di salire sul Cervino: sconvolto, Rodolfo si chiude in se stesso. Zosi (Marina Berti), figlia di un ricco avvocato, cerca di aiutarlo, ma l’uomo rimane legato al ricordo della tragedia. «Dal romanzo I giganti innamorati di Salvator Gotta, un film […] girato nella zona di Cervinia, che fu interrotto dai drammatici eventi dell’8 settembre 1943 e poi montato, contro il parere del regista, dalla produzione. Splendido bianconero di Massimo Terzano, una bella sequenza di funerale, musiche di Nino Rota» (Morandini).

venerdì 13
ore 17.00 Mio figlio professore di Renato Castellani (1946, 107’)
«Storia di un bidello vedovo che dedica tutta la sua esistenza all’educazione dell’unico figlio che si laurea, diventa professore, poi viene inviato a insegnare in un’altra città. Fabrizi diverte, è genuino e la sua recitazione molto convincente. Film pieno di ritmo con un sapiente studio dell’ambiente e un’apprezzabile gioia del raccontare svelto in una sapiente miscela di comico e patetico» (Morandini).

ore 19.00 È primavera… di Renato Castellani (1950, 92’)
«Amori e bigamie, reali e apparenti, di un fiorentino e un siciliano sbattuti in servizio di leva tra Catania e Milano. Commedia un po’ cinica, scritta da Castellani con Suso Cecchi D’Amico e Zavattini, che fu maltrattata da due critici su tre per delitto di “lesa Sicilia”, ma è anche “un film intelligente che presuppone intelligenti i suoi spettatori” (L. Chiarini)» (Morandini).

ore 21.00 Due soldi di speranza di Renato Castellani (1951, 100’)
Contrastato amore partenopeo fra Carmela (Maria Fiore), figlia del pirotecnico del paese, e Antonio (Vincenzo Musolino), troppo povero per ottenere il favore del padre della ragazza. «Due soldi di speranza esplora il filone populista spostando i criteri del neorealismo – ambientazioni reali, attori non professionisti, sceneggiatura ispirata alla cronaca quotidiana – verso una commedia di costume piena di tenerezza» (Jean Gili).

sabato 14
ore 17.00 Giulietta e Romeo di Renato Castellani (1954, 134’)
«Castellani ha lavorato tre anni al suo film: diciamo subito che nella sfera limitata di un’opera di gusto più che creativa, i suoi risultati sono memorabili. Anche il geniale Orson Welles aveva tentato nel suo Otello di servirsi di autentici muri, ma non ci aveva convinti. Il nostro Castellani ha saccheggiato letteralmente alcune città d’arte italiane, ha tenuto sott’occhio i grandi pittori, s’è servito del colore con arte mirabile» (Bianchi). Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia.

ore 19.30 Nella città l’inferno di Renato Castellani (1959, 105’)
Una domestica veneta (Giulietta Masina) finisce ingiustamente in prigione. Lì conosce Egle (Anna Magnani) una malvivente incallita. «Melodramma claustrofobico, quasi interamente ambientato in prigione, tratto dal romanzo Roma, via delle Mantellate di Isa Mari, sceneggiato dal regista con Suso Cecchi d’Amico. La Masina e la Magnani formano un duo di grande intensità» (Mereghetti).

ore 21.30 Mare matto di Renato Castellani (1963, 103’)
Un gruppo di uomini di mare si ritrova a Genova. Nell’accogliente pensione di Margherita. Per le ultime ore di baldoria e compagnia sulla terra ferma. Il prossimo viaggio li porterà in Sicilia, dove devono consegnare una partita di vino. Il film prevedeva inizialmente quattordici episodi, drasticamente tagliati dal produttore Cristaldi. «Un episodio che mi fece passare l’amore per il cinema», confessò Castellani. Con Jean-Paul Belmondo e Gina Lollobrigida.

domenica 15
ore 17.00 Il brigante di Renato Castellani (1961, 174’)
Ispirato a un episodio di cronaca realmente accaduto in Calabria alla fine della seconda guerra mondiale, racconta la storia del giovane Michele Rende diventato bandito suo malgrado perché ingiustamente incolpato di aver commesso un omicidio. Tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Berto, Il brigante è « il primo apprezzabile film contadino fatto in Italia» (Micciché). Il restauro della versione lunga originaria de Il brigante di Renato Castellani è stato effettuato a cura della Cineteca Nazionale presso L’Immagine Ritrovata di Bologna nel 2012.

Il cinema (delle origini) è femmina: Anna May Wong
«Nata a Los Angeles (California) il 3 gennaio 1904; deceduta a Santa Monica di California il 2 febbraio 1961. I suoi genitori erano cinesi. […] Si distinse particolarmente in alcune produzioni della United Artists, tra cui The Thief of Bagdad (Il ladro di Bagdad, 1924) di Raoul Walsh, dove apparve accanto a Douglas Fairbanks sr. Da allora interpretò, come protagonista o comprimaria, un gran numero di film di ambiente orientale, che le permettevano di mettere generosamente in mostra il corpo statuario e la fragile bellezza esotica» (Leonardo Autera, Roberto Chiti, Filmlexicon degli autori e delle opere).

ore 20.30
Piccadilly di Ewald André Dupont (1929, 118’)
Accompagnamento musicale del M° Antonio Coppola – Didascalie in inglese

martedì 17
ore 17.00 La vedova di Renato Castellani (ep. di Tre notti d’amore, 1964, 34’)
Una giovane vedova siciliana (Catherine Spaak) è costretta dalla famiglia del marito a rinunciare agli uomini. L’episodio fa parte del film Tre notti d’amore, omaggio alla «bellezza acerba e tentatrice della Spaak, sbarazzina lolita d’importazione, perfetta per l’immaginario degli italiani anni Sessanta» (Mereghetti).

a seguire Una donna d’affari di Renato Castellani (ep. di Controsesso, 1964, 47’)
Un musicista (Nino Manfredi) corteggia assiduamente una condiscendente donna d’affari (Dolores Wettach) la quale deve continuamente lasciare il suo spasimante chiamata altrove dagli affari. Un episodio di sesso all’italiana dall’inconfondibile sapore anni Sessanta con un Manfredi in stato di grazia.

ore 19.00 Questi fantasmi di Renato Castellani (1967, 104’)
«Lo spiantato Pasquale Lojacono (Gassman) va ad abitare in un palazzo che si vuole infestato dai fantasmi e crede che i soldi che trova siano “regali” degli spiriti. […] Nuova versione della commedia omonima di Eduardo De Filippo (sceneggiata da Adriano Baracco, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi e dal regista), che però modifica il finale rispetto alla pièce teatrale e al film del 1954 […]. La carica vitale di Gassman e il fascino (qui molto “represso”) della Loren rendono ancora godibile la visione» (Mereghetti).

ore 21.00 Una breve stagione di Renato Castellani (1969, 95’)
Costretti a vivere una breve, anzi brevissima, stagione amorosa prima che Johnny (Christopher Jones) venga consegnato alla legge cui ha tentato per sventatezza ed ingenuità di disubbidire, i due giovani bruciano ore struggenti di felicità, di impeti fanciulleschi, di paure. Ottima la sceneggiatura, che muovendosi su diversi piani narrativi conferisce alla storia un’eccezionale tensione, di alta classe l’interpretazione della Degermark.

mercoledì 18
Musicisti dello schermo. Mario Nascimbene
«A cavallo tra tradizione e sperimentazione, tra colori orchestrali e manipolazione dei suoni, tra residui neorealisti e kolossal statunitensi, Mario Nascimbene rappresenta una figura liminale nel panorama della musica per lo schermo italiano. Eclettico, curioso, irrequieto, mai soddisfatto da approcci scontati alla relazione tra musica e immagine, Nascimbene è stato, quasi contraddittoriamente, uno dei pochi compositori italiani a cui Hollywood ha aperto le porte: ma invece di adagiarsi sull’indotto di questo invidiabile favore, ha preferito dare sfogo a una personale propensione verso la ricerca, anzitutto timbrica, mettendo a punto apparecchiature come il Mixerama, cui si può a buon diritto guardare come a precursori dei successivi sintetizzatori e campionatori» (Sergio Bassetti).
Programma a cura di Sergio Bassetti

ore 17.00 Roma, ore 11 di Giuseppe De Santis (1952, 106’)
«Una prostituta, la moglie di un disoccupato, l’amica ricca di un pittore squattrinato, una ragazza incinta, una servetta e altre venti donne, richiamate da un annuncio che promette un lavoro, s’affollano su una scala che crolla. Forse il miglior film del diseguale e ambizioso De Santis e un’opera chiave dell’ultimo neorealismo. Da un fatto di cronaca nasce una ricca galleria di personaggi femminili in fertile equilibrio tra passione e ideologia. Sostenuto da una sapiente sceneggiatura cui collaborarono, tra gli altri, Zavattini e Sonego. Nastro d’argento per le musiche (M. Nascimbene)» (Morandini).

ore 19.00 Il processo di Verona di Carlo Lizzani (1963, 119’)
Cinque membri del Gran Consiglio votano l’ordine del giorno, che conduce direttamente alla caduta del governo Mussolini. Uno dei cinque è Galeazzo Ciano (Frank Wolff). L’atto di ribellione di questi uomini viene pagato con il carcere e con un processo che si svolge a Verona. «Un resoconto lucido, serrato, onesto, veritiero nella sostanza e nei particolari, appassionante come ogni storia d’intrighi» (Argentieri).

ore 21.00 Incontro moderato da Sergio Bassetti

a seguire La prima notte di quiete di Valerio Zurlini (1972, 131’)
«A Rimini, Daniele Dominici (Delon), trasandato supplente di lettere, si lega con Vanina (Petrova), la più bella delle sue allieve, contrastato dalla madre (Valli) e dall’amante (Merli) di lei, nonché dalla propria amante possessiva (Massari). […] Uno dei migliori film di Zurlini (autore della sceneggiatura insieme a Enrico Medioli): parabola autodistruttiva di un piccolo eroe che, pur grondando di letteratura, riesce a trovare accenti sinceri. Splendida l’ambientazione in una livida Rimini invernale, suggestiva la musica di Mario Nascimbene e azzeccate le figure di contorno» (Mereghetti).
Ingresso gratuito

19-22 settembre
L’estro perduto di Ferdinando Maria Poggioli
«Uomo di grande cultura, amico e frequentatore di artisti, si dedicò al cinema dal 1930, non più giovanissimo [era nato a Bologna nel 1897, n.d.r.], prima come segretario di edizione […], poi come aiuto regista […], quindi come montatore […] e documentarista […]. Come regista lavorò intensamente dal 1936 al 1943, dirigendo ben undici film, tutti di notevole interesse, moderatamente calligrafici e percorsi da momenti di anticonformismo intimistico e di un genuino realismo […]. Con la crisi del cinema dovuta alla guerra, abbandonò i set per intraprendere un’altra attività, quella dell’antiquario, che però svolse solo alcuni mesi. Nel febbraio del 1945, ancora molto giovane, si suicidò lasciandosi soffocare dal gas» (Poppi).

giovedì 19
ore 17.00 Il presepe di Ferdinando Maria Poggioli (1931, 11’)
a seguire Impressioni sicule di Ferdinando Maria Poggioli (1932, 13’)
a seguire Paestum di Ferdinando Maria Poggioli (1932, 10’)
a seguire Arma bianca di Ferdinando Maria Poggioli (1936, 70’)
Dalla commedia Casanova a Parma di Alessandro De Stefani. «Che cosa è nuociuto ad Arma bianca? Non certo la regia, accuratissima. Né la balda presenza di Nerio Bernardi. Né il chiaro sorriso di Leda Gloria. Né il concorso d’un Romolo Costa o quello d’uno Zoppetti. […] In niente questo film appare demeritato: eppure l’uditorio, sinora, ha detto di no» (Ramperti).

ore 19.00 Gelosia di Ferdinando Maria Poggioli (1942, 90’)
Dramma di casta dal romanzo Il marchese di Roccaverdina di Luigi Capuana: un nobile ama una contadina, non può sposarla ma non vuole perderla… «Poggioli ne ha cavato un film pieno di vibrazioni, lento e suggestivo» (Patti). Con Luisa Ferida e Roldano Lupi.

ore 21.00 Il cappello da prete di Ferdinando Maria Poggioli (1943, 84’)
Dal romanzo omonimo di Emilio De Marchi, un barone uccide un prete per rubargli del denaro e continuare nella sua vita dissoluta. «La regia del Poggioli […] sostanzialmente è robusta, chiara, procede per sintesi, rapide pennellate, rigorose notazioni. L’interpretazione di Roldano Lupi è intensa e sincera, contenuto il Pavese, un po’ sottolineato l’Almirante» (Meneghini).
Proiezioni per gentile concessione di Ripley’s Film – Giornata a Ingresso gratuito

venerdì 20
(In)visibile italiano
ore 17.00 L’assassino ha riservato nove poltrone di Giuseppe Bennati (1974, 98’)
«In un tetro palazzo di famiglia vi è un teatro, chiuso da cento anni, ovvero da quando una famiglia vi morì dentro. Il proprietario invita un gruppo di amici a visitarlo» (Poppi-Pecorari). Felice e originale incursione di Giuseppe Bennati (regista da riconsiderare…) nel thriller: dieci piccoli indiani moriranno ad uno ad uno… Con Rosanna Schiaffino, Chris Avram, Janet Agren, Eva Czemerys, Lucretia Love.

ore 19.00 Salvare la faccia di Rossano Brazzi (1968, 90’)
«Un giovanotto di pochi scrupoli ricatta un industriale, padre della sua ragazza, consegnandogli foto compromettenti. L’uomo, che teme per la sua attività, paga una ingente somma al ricattatore, ma fa rinchiudere la figlia in una casa di cura» (Poppi-Pecorari). La contestazione giovanile secondo Rossano Brazzi, per l’occasione anche regista: uno scontro tra padri e figli che si riversa crudelmente sull’intera società. Con Paola Pitagora, Adrienne la Russa e Nino Castelnuovo.

Evento speciale
ore 21.00 Presentazione di Orsola Clausi, responsabile del palinsesto di NBC Universal Global Networks Italia
a seguire It’s A Girl di Evan Grae Davis (2012, 64’)
It’s a Girl (È una femmina) parla del fenomeno atroce ma poco conosciuto del “genericidio”, ovvero l’omicidio selettivo rispetto al genere sessuale. In luoghi come India e Cina, le bambine vengono uccise, abortite, o abbandonate per il solo fatto di essere femmine, poiché questo costituisce una minaccia al benessere della famiglia. Oggi mancano all’appello più donne e bambine per il genericidio che per le morti causate da tutti i genocidi del Ventesimo secolo. Il documentario è stato realizzato per sensibilizzare il pubblico nei riguardi di questo argomento, affinché si possa giungere a un’inversione di tendenza. La proiezione italiana del film è stata curata da Rosanna Del Buono, con il generoso contributo di Tina Cancemi, Victor Castillo, Orsola Clausi, Kissy Dugan, Grazia Esposito, Cecilia Gonnelli, Laser S. Film Srl, Cristina Liso, Marta Monterisi, Roberta Pesci, Carlotta Scarlata, Angela Tripaldi.

sabato 21
ore 17.00 La bisbetica domata di Ferdinando Maria Poggioli (1942, 86’)
La commedia di Shakespeare ambientata ai giorni nostri. «Poggioli, che è uno di quelli che merita credito, ha avviato la favola sui binari della farsa più smaccata, […] ha tirato ad esilarare la platea con ogni mezzo e […], infine, ha conferito a tutto il racconto un trascinante strepitìo, un ritmo motorio e un tono buffonesco che fanno centro» (Vesce). Con Amedeo Nazzari e Lilia Silvi.

ore 19.00 Addio giovinezza! di Ferdinando Maria Poggioli (1940, 97’)
Dalla commedia omonima di Sandro Camasio e Nino Oxilia, l’amore, nella Torino di inizio Novecento, tra una studente di medicina e una sartina. Maria Denis, al fianco di Adriano Rimoldi, è «di sì limpida grazia, di sì mutevole bravura che non so chi le possa stare a paro oggi in Italia» (Franci).

ore 21.00 La morte civile di Ferdinando Maria Poggioli (1942, 86’)
Dal dramma omonimo di Paolo Giacometti. Un pittore uccide, durante un litigio, suo cognato e viene condannato all’ergastolo. Anni dopo evade… «Poggioli è tra i rarissimi artisti della nostra cinematografia armati di uno stile e di una trasparente chiarezza di linguaggio cinematografico». Con Carlo Ninchi, Dina Sassoli e Renato Cialente.

domenica 22
ore 17.00 Sissignora di Ferdinando Maria Poggioli (1942, 90’)
«Il capolavoro di Poggioli. […] La balera di Poggioli è di una bellezza lancinante» (Buttafava). Dal romanzo omonimo di Flavia Steno, storia di una domestica in quel di Genova, con Maria Denis, Leonardo Cortese e le sorelle Gramatica «che ci han fatto pensare alle due ottime sorelle Materassi» (De Feo).

ore 19.00 Sorelle Materassi di Ferdinando Maria Poggioli (1944, 79’)
Dal romanzo omonimo di Aldo Palazzeschi. Poggioli «ha procurato bensì di essere fedelissimo alla trama del romanzo, per quanto lo comportavano le necessità dello schermo: ma per il resto ha lasciato che le cose andassero come potevano. Nel film ritroviamo molti dei fatti del romanzo e quasi tutti i personaggi; ma salvo brevi luoghi, la realtà poetica che Palazzeschi aveva saputo creare è sfumata» (Moravia). Con le sorelle Gramatica, Massimo Serato e Clara Calamai.

ore 21.00 Stasera alle 11 di Oreste Biancoli (1937, 67’)
Appassionata di libri gialli, divorzia dal marito ambasciatore e conosce un giovane che lo insospettisce… Film all’americana che segna l’esordio alla regia dell’autore teatrale e sceneggiatore Oreste Biancoli. Sceneggiatura di Soldati e Camerini, montaggio di Poggioli. Con John Lodge, Francesca Braggiotti, Enrico Glori, Piero Pastore, Memo Benassi e Sergio Tofano.

martedì 24
Come si raccontano gli eroi: Salvo D’Acquisto
Nel settantesimo anniversario della morte di Salvo D’Acquisto a Torre di Palidoro, la Cineteca Nazionale propone i tre film, che a distanza di circa 25 anni l’uno dall’altro, hanno raccontato una delle pagine più tragiche, e nel contempo, eroiche della seconda guerra mondiale.
Nel ’45, al termine del conflitto, al vice brigadiere dei carabinieri venne attribuita la Medaglia d’oro al valor militare con questa motivazione: «Esempio luminoso di altruismo, spinto fino alla suprema rinunzia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, erano stati condotti dalle orde naziste 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, non esitava a dichiararsi unico responsabile d’un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così da solo, impavido, la morte».

ore 17.00 La fiamma che non si spegne di Vittorio Cottafavi (1949, 105’)
Tratto dal romanzo Itala gens di Franco Navarra Viggiani, trae ispirazione dalla vita del carabiniere Salvo D’Acquisto. Il giovane Luigi vuole a tutti i costi seguire le orme paterne (morto durante la prima guerra mondiale) e diventare carabiniere. Per quanto la madre cerchi di dissuaderlo, preoccupata dei rischi della professione, Luigi si arruola… Il film che segnò negativamente la carriera di Cottafavi (accusato da Aristarco di «apologia di fascismo»), con Gino Cervi, Maria Denis e Leonardo Cortese.

ore 19.00 Salvo D’Acquisto di Romolo Guerrieri (1975, 110’)
«Diligente ed efficace, R. Guerrieri (Romolo Girolami) dirige con semplicità i suoi attori che risultano credibili. M. Ranieri attore promette già quello che poi manterrà. L. Polito vale più di quel che dicono di lei. Il clima politico-sociale è ricostruito con fedeltà. Soggetto di Giuseppe Berto, anche sceneggiatore» (Morandini). Da segnalare nel cast Enrico Maria Salerno, Isa Danieli, Massimo Serato e Ivan Rassimov.

ore 21.00 Incontro moderato da Italo Moscati con Romolo Guerrieri, Alberto Sironi

a seguire Salvo D’Acquisto di Alberto Sironi (2003, 113’)
Versione televisiva della vita di Salvo D’Acquisto, interpretato da Beppe Fiorello. «Anche mio padre portava la divisa, era appuntato della Guardia di Finanza. Papà aveva un grande senso del dovere. Ha sempre svolto il suo lavoro con grandissima serietà e non era facile ai suoi tempi, in una Sicilia molto, molto difficile, in quegli anni. Non era facile portare una divisa negli anni 70-80, in Sicilia. Mio padre la portava con grande dignità, con grande senso del dovere. Quando Sironi mi ha offerto questo ruolo ho pensato subito a lui. Un attore, quando deve interpretare un personaggio, ha sempre dei punti di riferimento, degli attori o degli uomini ai quali ispirarsi. Il mio ispiratore è stato mio padre, mi ha inculcato dei valori importanti…» (Fiorello).
Per gentile concessione di Rai Teche – Ingresso gratuito

mercoledì 25

Musicisti dello schermo: Pivio & Aldo De Scalzi

«Fra i più prolifici e apprezzati compositori di colonne sonore nel panorama cinematografico italiano – senza dire delle loro frequenti incursioni sui palcoscenici teatrali e in televisione – e collaboratori storici di registi come Ferzan Ozpetek e Alessandro D’Alatri, Marco Risi ed Enzo Monteleone, Alessandro Gassmann e i Manetti Bros, i genovesi Pivio & Aldo De Scalzi debuttano sullo schermo nel 1997 con Il bagno turco di Ferzan Ozpetek, che li segnala immediatamente all’attenzione di critica e pubblico per un approccio tutt’altro che convenzionale alla scrittura per le immagini. Già da qualche tempo, nel 1995, i due musicisti avevano dato vita al marchio Trancendental, sotto la cui egida avevano scritto musiche di spiccata matrice mediterranea incrociando ritmi e colori del Maghreb e del Medio Oriente: questo modello formale tornerà in seguito ad affacciarsi a più riprese nei loro lavori cinematografici, diventando una sorta di firma musicale del duo. A fianco della composizione a quattro mani per il cinema, che ha prodotto a tutt’oggi più di 50 colonne sonore, Pivio ha più volte lavorato “a solo”, come nel recente Paura 3D dei Manetti Bros. (2012). A dispetto dell’equivoco prodotto dall’affiancamento dei nomi, i due non sono fratelli: Pivio è il nome d’arte di Roberto Pischiutta, mentre Aldo De Scalzi, già membro del gruppo Picchio dal Pozzo, è fratello di Vittorio De Scalzi, fondatore dei New Trolls» (Sergio Bassetti).
Programma a cura di Sergio Bassetti

ore 17.00 Complici del silenzio di Stefano Incerti (2008, 100’)

«Le disavventure di malcapitati nostrani nel Sudamerica fascista – Cile e/o Argentina anni ’70 – è oggi un genere cinematografico codificato da autori con tragiche esperienze personali (Mario Bechis), passate rabbie civili mai digerite o voglia di malafiction bisognosa di realismo. Non è il caso di Stefano Incerti de Il verificatore e L’uomo di vetro (recuperateli!), ottimo regista che ha per maestro Francesco Rosi, sa girare scene di sesso e inseguimenti, scolpire l’urlo delle vittime, degli emigranti traditi, persino lo sguardo del maligno. E sa spremere il meglio da un bravo attore troppo telesprecato» (Guzzano). Con Alessio Boni e Giuseppe Battiston.

ore 19.00 Il bagno turco – Hamam di Ferzan Ozpetek (1997, 98’)

«Sceneggiato dal regista con Gianni Romoli, un affresco storico al femminile costruito come un gioco di scatole cinesi (la vicenda è raccontata da più persone, che ingarbugliano a bella posta le spiegazioni), sontuoso ma evanescente. Indeciso tra il cinema d’autore e il cineromanzo d’appendice, il film si riduce tutto alla sua componente visiva, affascinante ma inerte» (Mereghetti). Con Marie Gillain, Lucia Bosé e Valeria Golino.

ore 21.00 Incontro moderato da Sergio Bassetti con Pivio & Aldo De Scalzi, Enzo Monteleone

a seguire El Alamein di Enzo Monteleone (2002, 119’)

A El Alamein l’armata italo-tedesca viene sbaragliata e costretta ad una ritirata umiliante. Accanto ai tedeschi nella lotta contro gli inglesi ci sono anche gli italiani, un esercito di soldati male armati, ma valorosi, abbandonati a se stessi, straccioni ma pieni di orgoglio, capaci comunque di eroismi contro un nemico troppo forte e un alleato che li disprezza. «Monteleone ci trasporta all’interno della tragedia con la semplicità di Rossellini, mostrando una situazione dove la posta in gioco è la sopravvivenza» (Kezich). Con Paolo Briguglia, Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando.

26-28 settembre
Racconti romani d’estate. Il cinema di Gianni Franciolini
Dopo aver lavorato in Francia come aiuto di Georges Lacombe, tornato in Italia prima della guerra, Gianni Franciolini (1910-1960) «diresse film di genere con solido mestiere, avvalendosi della collaborazione dei migliori sceneggiatori italiani degli anni Quaranta e Cinquanta (Sergio Amidei, Cesare Zavattini, Suso Cecchi d’Amico, Age e Furio Scarpelli). Pressoché dimenticato nel corso degli anni, nei suoi film mostra invece fine sensibilità nella costruzione di ritratti femminili che, per certi versi, risultano anticipare il cinema di Antonio Pietrangeli, mentre appare ben riconoscibile un particolare stile visivo, evidente nell’alternanza delle luci e delle ombre, di derivazione quasi espressionista» (Simone Emiliani).

giovedì 26
ore 17.00
La principessa Tarakanova di Fedor Ozep e Mario Soldati (1938, 88’)
«A Venezia, dove ha la sua corte la principessa Tarakanova – che vanta presunti diritti al trono di Russia –, arriva il conte Orloff, emissario dell’imperatrice Caterina. Dovrebbe catturarla, ma s’innamora di lei. […] C’è A. Magnani che fa la camerista e s’intravede Alberto Sordi al suo esordio. […] Il vero nome di Ozep è Fjodor Otsep: fu uno dei pionieri del cinema sovietico, trasferitosi poi nel 1928 in Germania; cacciato dai nazisti si rifugiò in Francia dove diede il meglio di sé finché la guerra lo costrinse a emigrare prima in Canada, poi negli USA dove morì nel ’49» (Morandini). Montaggio di Poggioli, aiuto regia di Franciolini.
Per gentile concessione di Ripley’s Film – Ingresso gratuito

a seguire Alida Valli di Gianni Franciolini (ep. di Siamo donne, 1953, 20’)
Alida Valli tenta di far innamorare di sé il fidanzato della sua cameriera. Secondo di cinque episodi dedicati alle dive di allora (Bergman, Miranda, Magnani). L’idea era di Zavattini: «far confessare quattro famose attrici, e importa poco sapere in che misura gli episodi narrati siano veri. Bisogna smitizzare il divismo?» (Morandini).
Per gentile concessione di Ripley’s Film – Ingresso gratuito

ore 19.00 Fari nella nebbia di Gianni Franciolini (1942, 79’)
«Abbandonato dalla moglie, camionista perde la testa per una squinzia che lo tradisce con il suo abituale compagno di guida. Tornato a casa con propositi sanguinosi, ha la sorpresa di trovarci la moglie pentita. Curioso esempio dell’influenza del naturalismo francese su un melodramma italiano della gelosia. Attori efficaci, suggestiva fotografia di Aldo Tonti» (Morandini).

ore 21.00 La sposa non può attendere di Gianni Franciolini (1949, 90’)
Disavventure, prima e dopo il matrimonio di Anselmo Brunelli (Gino Cervi), che rischia di perdere la moglie (Gina Lollobrigida) in entrambe le occasioni. «Ciò che convince, oltre il protagonista, è la grazia delle scene paesane, che altri film ci avevano fatto venire a noia… e il brio con cui tutta l’azione è condotta» (Flaiano).

venerdì 27
ore 17.00 Buongiorno, elefante! di Gianni Franciolini (1952, 83’)
Il maestro Garetti (Vittorio De Sica) ha moglie (Maria Mercader), quattro figli e pochi soldi. Accetta di fare da guida turistica a un principe indiano durante il suo soggiorno romano e questi, per ricompensa, gli regala un piccolo elefante. «Tutta la pellicola è di schietta derivazione zavattiana: certi funambolismi, certe astrazioni quasi surrealiste sono tipiche del suo mondo. Un mondo strano e fantastico, talora fortemente aderente alla realtà […] talora invece disperso in fumisterie da giocoliere» (Valobra). Conosciuto anche come Sabù principe ladro.

ore 19.00 Villa Borghese di Gianni Franciolini (1953, 98’)
«Uno dei precursori del film a episodi su un registro che varia dal comico al drammatico. Garbo, pulizia, buona direzione di attori. Gli episodi sono ideati da Ennio Flaiano, Giorgio Bassani, Ercole Patti, Sergio Amidei. Sceneggiatura di Age, Scarpelli e Rodolfo Sonego» (Morandini). Con Eduardo De Filippo, Anna Magnani, Giovanna Ralli, Franca Valeri, Vittorio Caprioli.

ore 21.00 Le signorine dello 04 di Gianni Franciolini (1954, 100’)
Il film narra la vita e le vicende di cinque impiegate dei Telefoni di Stato sia al lavoro che nel proprio privato. «Franciolini ha realizzato il film con garbo e scioltezza, senza metterci niente del suo oltre questo impegno di serio lavoro. […].Si parte, insomma, da un ambiente reale che potrebbe prestarsi a un’indagine di ordine umano e sociale, per creare, invece, un tipo di film comico sentimentale che, se si contrappone ai famosi telefoni bianchi, non è detto che in quanto a clima gli sia molto distante» (Chiarini). Con Antonella Lualdi, Franca Valeri, Giovanna Ralli, Marisa Merlini.

sabato 28
ore 17.00 Ferdinando I re di Napoli di Gianni Franciolini (1959, 105’)
«Ferdinando I di Borbone (1751-1825), detto il re Lazzarone, di tutto si occupa, tranne che dei disagi in cui versa il suo popolo. Pulcinella, a teatro, gli dà parecchio filo da torcere. Il film non ha nulla di storico: oscilla tra il truculento e il comico ed è più grottesco che drammatico. Pieno di situazioni e battute divertenti con attori tutti bravi» (Morandini). Con Peppino e Eduardo De Filippo, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni.

ore 19.00 Racconti romani di Gianni Franciolini (1955, 98’)
«Ispirandosi ad alcuni dei Racconti romani di Alberto Moravia scelti da Sergio Amidei […] e sceneggiati, oltre che da loro, anche da Age […], Furio Scarpelli e Francesco Rosi, il film cerca di far convivere il pessimismo dello scrittore con la bonarietà della commedia all’italiana: ne esce un ibrido curioso, vivacizzato – forse troppo – da un cast brillante, che testimonia la nascente tentazione del cinema italiano a stemperare nel rosa certe componenti di più seria analisi sociale» (Mereghetti). Con Franco Fabrizi, Maurizio Arena, Silvana Pampanini, Giovanna Ralli, Totò. David di Donatello per la miglior regia.

ore 21.00 Fari nella nebbia (replica)

domenica 29
Cineteca Classic: Wim Wenders
Prosegue l’appuntamento di Cineteca Classic dedicato a Wim Wenders, personalità di spicco dell’allora nuovo cinema tedesco. Nella sua opera confluiscono la passione cinefila per i film americani, con un particolare riferimento alla New Hollywood (Dennis Hopper, Bob Rafelson, Peter Bodganovich), che si manifesta attraverso una serie di rimandi tematico-narrativi e stilistici (il paesaggio della provincia, il viaggio on the road, l’importanza della musica rock). Ma la qualità più caratteristica del cinema di Wenders «scaturisce proprio dall’incrociarsi di tali elementi con altri specificamente legati alla cultura tedesca (dai temi della letteratura romantica – il viaggio come iniziazione – alla condizione di disorientamento e di disagio della Germania del secondo dopoguerra)» (Leonardo Quaresima).

ore 17.00 Tokyo – Ga di Wim Wenders (1985, 89’)
Il regista Wim Wenders arriva a Tokyo, per un viaggio nella memoria alla ricerca di tutto ciò che possa ricordare Yasujiro Ozu, il grande maestro del cinema giapponese, morto povero e quasi dimenticato nel 1963, e, allo stesso tempo, per inquadrare con il proprio obiettivo, Tokyo, ritrovando quell’«americanizzazione della cultura, del cinema e del paesaggio che già conosceva in Germania» (Morandini). Con Chishu Ryu, Werner Herzog, Chris Marker.
Versione francese con sottotitoli in italiano

ore 18.45 Lo stato delle cose di Wim Wenders (1982, 122’)
«Troupe cinematografica che sta girando un film di fantascienza sulle coste del Portogallo è costretta a interrompere il lavoro per mancanza di soldi: il produttore americano è irreperibile. Dominato da un grigio senso della morte, alterna invenzioni suggestive a pause opache e irrisolte e si risolve con un epilogo splendidamente fulmineo a Los Angeles. È anche una riflessione sul cinema. Leone d’oro a Venezia 1982» (Morandini).

ore 21.00 Fino alla fine del mondo di Wim Wenders (1991, 158’)
Claire Tourneur, che è stata lasciata da tre mesi dallo scrittore Eugene Fitzpatrick, vaga per la Francia mentre sul mondo incombe la minaccia di un satellite nucleare che potrebbe precipitare. «È un’opera summa, inoltre, anche perché vi si condensano le idee e gli sforzi di quasi quindici anni (in pratica il progetto nasce da una costola de Lo stato delle cose, dai sopravvissuti dell’inizio)» (Antoccia). Con Solveig Dommartin, William Hurt, Sam Neill, Max von Sydow.

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