Misteri d’Italia (seconda parte) #Roma #Trevi 08-13/05

Dall’ 8 al 13 maggio, si svolgerà al Cinema Trevi la seconda parte della rassegna Misteri d’Italia, curata da Christian Uva. Questa seconda sezione della rassegna prende in considerazione la trattazione cinematografica del periodo compreso tra la strage di Ustica (il caso dell’eccidio alla stazione di Bologna non compare in quanto già inserito, per esigenze organizzative, nella prima parte) e la morte di Ilaria Alpi, proponendo tutta la variegata produzione incentrata sul nodo P2-Calvi-Sindona-Mafia. Si vuole dunque ripartire dal punto in cui si era arrivati, adottando nuovamente uno sguardo ad ampio raggio, capace di rendere conto tanto del cinema d’autore quanto di quello di genere, ma anche dei casi più rilevanti di una produzione documentaria che, non di rado, si è occupata di questioni cruciali lasciate inesplorate dalle opere di cosiddetta fiction.

Oltre alla scelta di un caso a sé come Prova d’orchestra di Federico Fellini, il programma presenta poi alcune opere di recentissima produzione incentrate su eventi antecedenti al periodo preso in esame.

La rassegna dei film, come da tradizione, sarà integrata da una serie di incontri e di presentazioni di libri attraverso i quali si intende ampliare le sollecitazioni offerte dal materiale filmico nella speranza di fornire ulteriori elementi funzionali a mantenere sempre vivo ciò che l’ex magistrato Gherardo Colombo ha definito il «vizio della memoria»…

Programma

martedì 8 maggio

ore 17.00 4 agosto ’74. Italicus, la strage dimenticata (2011)

Regia: Alessandro Quadretti; soggetto e sceneggiatura: Domenico Guzzo, A. Quadretti; ricerca storica: D. Guzzo; fotografia e montaggio: A. Quadretti; interpreti: Yasutaka Shibata, Marco Celli, Nicolò Sirotti, Roberto Mercadini, Savino Paparella, Daniele Biacchessi; origine: Italia; produzione: Officinemedia; durata: 128’

Il documentario si fonda sull’impiego di numerose interviste, filmati/foto d’epoca e ricostruzioni di “fiction” funzionali a far sì che l’analisi e la ricostruzione storica dialoghino con uno sguardo “privato”, volto a raccontare i riflessi più intimi dell’evento terroristico: il ritmo del montaggio scandisce un continuo e ideale dialogo tra la sfera prettamente politico/storica (studiosi, magistrati, giornalisti, ex-terroristi, materiale d’archivio del tutto inedito) e quella umana (ricostruzione del vissuto di alcune vittime, ricordi dei parenti, foto da archivi privati e famigliari).

Tra le storie delle 12 vittime di quell’attentato risaltano in maniera particolare quelle della famiglia Russo (morirono padre, madre e un figlio; altri due figli rimasero gravemente ustionati), del turista giapponese Fukada Tsugufumi e del ferroviere forlivese Silver Sirotti, medaglia d’oro al valor civile e morto a 24 anni nel tentativo di soccorrere i passeggeri e spegnere le fiamme con l’estintore. Le loro voci nei giorni e negli attimi precedenti la tragedia, interpretate da attori, restituiscono nel modo più diretto e sensibile la dimensione del dramma personale.

Ingresso gratuito

ore 19.15 I primi della lista (2011)

Regia: Roan Johnson; soggetto: Renzo Lulli; sceneggiatura: Davide Lantieri, R. Johnson, con la collaborazione di R. Lulli, supervisione di Francesco Bruni; fotografia: Tommaso Borgstrom; scenografia: Mauro Vanzati; costumi: Andrea Cavalletto; musica: Ratchev & Carratello; montaggio: Marco Guelfi; interpreti: Claudio Santamaria, Francesco Turbanti, Paolo Cioni, Sergio Pierattini, Daniela Morozzi, Fabrizio Brandi; origine: Italia/Francia; produzione: Palomar, Urania Pictures, Rai Cinema, Rectangle Productions; durata: 85’

«I primi della lista trasformano in oro il “piombo” dei favolosi anni 70, e fa luccicare la stagione delle lotte operaie e studentesche con tenerezza, humour e nostalgia. Esordio alla regia dello scrittore-sceneggiatore Roan Johnson, classe ’74, nato a Londra da padre inglese e madre italiana, il film ripercorre la storia vera del liceale Renzo Lulli (Francesco Turbanti) che si trovò nel mezzo dell’Italia nera, quella sì di piombo, tra la strage di piazza Fontana e l’assassinio dell’anarchico Pinelli. Immagini d’epoca scorrono nel bianco e nero della Grecia dei colonnelli, e inquadrano l’avventura del liceale e dei suoi amici, Fabio Gismondi (Paolo Cioni) e Pino Masi (Claudio Santamaria), cantautore, in fuga verso il confine. […] Magnifici Turbanti e Cioni al loro primo film, e, come sempre, impareggiabile Santamaria nella parte del “leader”, che poi, nei titoli di coda, incontreremo insieme agli altri veri protagonisti della storia, tutti finiti volontariamente ai “margini”. Piccolo, imperdibile film italiano, riuscito a divincolarsi dalla morsa della Rai, (co-produttrice insieme a Urania Pictures e Palomar) che avrà visto solo tre compagni “sciocchi” cantare “Quello che non ho” di Fabrizio De André, piuttosto che i nostri fantasmi chiedere ancora i nomi degli stragisti» (Ciotta). «Nella sua comicità lieve e stralunata, I primi della lista sembra la risposta extra-parlamentare a Vogliamo i colonnelli, girato da Monicelli nel ’73: peccato che il grande Mario non conoscesse questa storia, era perfetta per lui. Ma Johnson, italo-inglese cresciuto a Pisa, è degno di cotanto maestro e firma un film davvero insolito. Che si chiude sui veri Pino, Renzo e Fabio: se il primo è ancora un cantastorie in attività, gli altri due hanno vissuto girando il mondo, scolpendo statue e vendendo antiquariato, attualissima lezione per tutti i figli della globalizzazione che si chiedono come affrontare il futuro» (Crespi).

Per gentile concessione di Palomar – Ingresso gratuito

ore 21.00

Incontro con Andrea Minuz e Italo Moscati

Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Andrea Minuz

Viaggio al termine dell’Italia. Fellini politico (Rubbettino, 2012)

a seguire

Prova d’orchestra (1979)

Regia: Federico Fellini; soggetto: F. Fellini; sceneggiatura: F. Fellini, Brunello Rondi; fotografia: Giuseppe Rotunno; scenografia: Dante Ferretti; costumi: Gabriella Pescucci; musica: Nino Rota; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Baldwin Baas, Clara Colosimo, Elisabeth Labi, Ronaldo Bonacchi, Ferdinando Villella, Heinz Kreuger; origine: Italia/Germania; produzione: Rai, Daimo, Albatros; durata: 72’

«Con Prova d’orchestra Fellini mette in scena una situazione tanto elementare quanto carica di simbolismi: un’orchestra riunita in un antico oratorio per la prova di un concerto sinfonico si ribella all’autoritario e teutonico direttore. Nel luogo si diffonde l’anarchia, che culmina con una specie di esplosione provocata da una palla d’acciaio che abbatte il muro e provoca la morte dell’arpista. Sbigottiti, gli orchestrali riprendono la prova tra le macerie rispondendo agli ordini sempre più dittatoriali del direttore… L’allegoria della società italiana è quanto mai chiara, persino didascalica. Fellini, scegliendo la strada metalinguistica di un’inchiesta televisiva dietro alla quale si scorge proprio il regista con la sua stridula voce, intende compiere una vera e propria indagine che metta a nudo i particolarismi, le miserie di un universo grottesco, tanto dalla parte del Potere (il direttore), quanto da quella del Popolo (l’orchestra) che tenta di ribellarsi ricorrendo anche alle armi (ad un certo punto un orchestrale estrae una pistola e comincia a sparare). Intento dell’autore è quello di comunicare allo spettatore “una sorta di sgomento e di commozione, di vergogna, l’angoscia del terrore quotidiano” (Miccichè); quel “terrore” che nel film aleggia tra le parole, i rumori, i suoni» (Uva).

Ingresso gratuito

mercoledì 9 maggio

ore 18.00 Scene di una strage (2011)

Regia: Lucio Dell’Accio, fotografia: Saverio Guarna, Ken Damy; montaggio: L. Dell’Accio; partecipazione artistica: Franca Rame; origine: Italia; produzione: L. Dell’Accio; durata: 165’

Il documentario ricostruisce gli infiniti tragici attimi della mattina del 28 maggio 1974 in cui avvenne la strage di Piazza della Loggia a Brescia. Morirono otto persone, oltre cento furono i feriti. Da quel momento iniziò una lunga e inconclusa storia giudiziaria, cosparsa di inganni, depistaggi, occultamenti della verità, che fanno della strage di Piazza della Loggia l’ennesima strage impunita tra le tante compiute in Italia nel corso del secondo Novecento. Il racconto del film procede nella forma di un road-movie tra la Puglia (terra di Luigi Pinto, insegnante venticinquenne, sindacalista della Cgil caduto in quella strage) e Brescia, alla ricerca di testimonianze (dei parenti delle vittime, dei magistrati inquirenti, di storici e di politici come il senatore Giovanni Pellegrino, Presidente della Commissione parlamentari stragi; del sociologo Valerio Marchi e di Vincenzo Vinciguerra, ex militante delle organizzazioni di estrema destra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, responsabile della strage di Peteano del maggio 1972) per ricostruire i drammatici giorni dell’eccidio, la sua intricata vicenda giudiziaria, il contesto della “strategia della tensione” nel quale quel massacro è maturato ed è stato perpetrato.

Ingresso gratuito

ore 21.00

Incontro moderato da Christian Uva con Lucio Dell’Accio, Massimo Natale

a seguire

L’estate di Martino (2010)

Regia: Massimo Natale; soggetto e sceneggiatura: Giorgio Fabbri; fotografia: Vladan Radovic; scenografia: Sabrina Balestra; costumi: Alessia Condò; musica: Roberto Colavalle; montaggio: Paola Freddi; interpreti: Treat Williams, Luigi Ciardo, Pietro Masotti. Matteo Pianezzi, Simone Borrelli, Renata Malinconico; origine: Italia; produzione: Movimento Film, Rai Cinema; durata: 85’

«27 giugno – 2 agosto 1980: due tragiche date che segnano un’estate di sangue di trent’anni fa incorniciata dalle stragi di Ustica e di Bologna. Due date che al contempo delimitano il periodo durante il quale l’adolescente protagonista del film abbandona il proprio guscio, imparando a conquistare le onde del mare che bagna la sua Puglia e l’amore, sognando di riuscire a fare come il principe Dragut, eroe della sua favola preferita: recarsi oltre l’arcobaleno, nelle profondità del mare, per recuperare la mitologica giara che raccoglie le lacrime dell’intera umanità affinché essa venga liberata dal dolore delle morti violente. Proprio come quelle provocate dai funesti eventi sopra ricordati alle quali il film è dedicato. La piccola opera di Massimo Natale – intrecciando favola e realtà in maniera inedita nel panorama filmico italiano – si pone al termine di un periodo, quale quello dei primi anni 2000, in cui il cinema avverte la necessità di tornare a riflettere su alcuni dei principali traumi del nostro passato» (Uva).

Per gentile concessione di Movimento Film – Ingresso gratuito

giovedì 10 maggio

ore 16.30 Il muro di gomma (1991)

Regia: Marco Risi; soggetto e sceneggiatura: Sandro Petraglia, Andrea Purgatori, Stefano Rulli; fotografia: Mauro Marchetti; scenografia: Massimo Spano; costumi: Roberta Guidi Di Bagno; musica: Francesco De Gregori; montaggio: Claudio Di Mauro; interpreti: Corso Salani, Angela Finocchiaro, Ivano Marescotti, Antonello Fassari, Carla Benedetti, Pietro Ghislandi; origine: Italia; produzione: Trio Cinema e Televisione, Penta Film; durata: 123’

«È il primo film che si sia occupato della strage di Ustica. Marco Risi racconta la frustrazione di un giornalista interpretato dal compianto Corso Salani, sulla scorta della reale esperienza vissuta dall’allora cronista d’inchiesta Andrea Purgatori (anche sceneggiatore del film) di fronte allo scacco nella ricerca della verità. Il film di Risi, sulla base delle nuove evidenze, raccolte dallo stesso Purgatori, fondamentali per la riapertura dell’inchiesta sul DC9 dell’Itavia abbattuto con quasi cento persone a bordo, appare l’esempio paradigmatico di un cinema che, come scrive Gian Piero Brunetta, “riscopre un nuovo uso pubblico delle fonti e dei documenti storici [riaprendo] in maniera problematica i fascicoli e le istruttorie di molti casi della storia italiana”» (Uva).

ore 18.45 Ustica – Una spina nel cuore (2001)

Regia: Romano Scavolini; soggetto e sceneggiatura: R. Scavolini; consulenza storica: Massimo Pizza, Antonio D’Andrea; fotografia: Giuseppe Pinori; scenografia: Michela Papa; costumi: Sandra Cardini; musica: Paul Freeman; montaggio: Andrea Caterini; interpreti: Leandro Amato, Edmondo Tieghi, Loredana Cannata, Eugenio Masciari, Valeria Sannino, Mauro Serio; origine: Italia; produzione: Ivatt Industries, Massimo Forges Davanzati; durata: 107’

«Ustica è un film molto particolare. In effetti è un ibrido, un docu-film, che partendo dal ritrovamento di un aereo Phantom della Marina Usa a Gaeta, passa in rassegna tutta la storia italiana dal 1974 (anteprima del documento di Rinascita democratica letto davanti ad un gruppo di appartenenti alla loggia massonica P2) fino ad oggi. È un film da ascoltare più che da vedere perché ho usato un “personaggio” tipo “gola profonda” che rivela ad un giornalista una serie di fatti che sembra conoscere molto bene. Il film è stato sempre proiettato pubblicamente in molte piazze italiane, gratis. All’epoca il film subì minacce e ritorsioni e non fu mai preso in considerazione dalla Rai, che inizialmente voleva farne due serate con dibattito, ma il berlusconismo al potere ha sempre imposto un veto radicale. Dopo l’interdizione ho fatto molte proiezioni private in case di amici, seguite ovviamente da discussioni molto forti. Il film rivela – stando a notizie che ho ricevuto dall’interno di settori molto informati – eventi e concatenazioni di eventi raramente conosciuti al grande pubblico» (Scavolini).

Ingresso gratuito

ore 20.45

Incontro moderato da Franco Montini con

Aurelio Grimaldi, Andrea Purgatori, Romano Scavolini, Christian Uva

nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Christian Uva

Strane storie. Il cinema e i misteri d’Italia (Rubbettino, 2011)

a seguire

Livello di guardia (1978)

Regia: Ettore Ferettini; origine: Italia; durata: 24’ Il filmaker puro Ettore Ferettini, l’uomo (che viveva) con la macchina da presa, e il sequestro Moro: percezione e rappresentazione in diretta e in fieri dell’evento che ha fermato l’Italia. Prima di Blob, Ferettini capta il flusso di immagini, più o meno pertinenti, che la televisione pubblica inondava sugli schermi in quei giorni, misurando il grado di aggressione mediatica e provocando un effetto straniante. L’evento viene fagocitato dal mezzo televisivo e restituito in modo difforme, mentre la realtà circostante incombe dall’esterno e viene ugualmente catturata, ma non dal grande fratello televisivo, ma dall’occhio onnipresente di Ferettini, che sovrappone i due livelli in un’opera di (s)montaggio della cruda quotidianità. Imperdibile documento di un regista comunque irreale.

Ingresso gratuito

a seguire

Se sarà luce sarà bellissimo – Moro, un’altra storia (2004)

Regia: Aurelio Grimaldi; soggetto e sceneggiatura: A. Grimaldi; fotografia: Alberto Iannuzzi; costumi: Caterina Nardi; montaggio: Giuseppe Pagano; interpreti: Roshan Seth, Guia Jelo, Pino Micol, Gaetano Amato, Lalla Esposito, Caroline Fitzgerald; origine: Italia; produzione: Gruppo Pasquino; durata: 86’

«Il titolo è tratto da una frase delle lettere di Moro ai familiari. L’opera di Grimaldi è del tutto distante da qualsiasi agiografia dell’uomo politico o da qualsivoglia inquadramento di Moro quale capro espiatorio o vittima sacrificale della stagione della lotta armata. L’autore non è interessato a compiere una dettagliata ricostruzione storica (pur basandosi rigorosamente su documenti ufficiali) quanto a evitare qualsiasi mitizzazione o santificazione, mettendo in scena vittime e carnefici abitati allo stesso modo da ombre e luci che ne rendono le personalità non incasellabili in schemi di tipo manicheo. Si sottolineano, dunque, le responsabilità precedenti della Dc e di Moro e si evidenziano le contraddizioni delle Brigate rosse, uomini e donne che sparavano “non perché speravano di avere dei vantaggi personali materiali ma credendo di costruire una presunta società del futuro pseudo marxista”, come ha detto il regista in occasione di un incontro pubblico» (Uva).

Ingresso gratuito

venerdì 11 maggio

ore 16.30 Un eroe borghese (1994)

Regia: Michele Placido; soggetto: dal romanzo omonimo di Corrado Stajano; sceneggiatura: Angelo Pasquini, Graziano Diana; fotografia: Luca Bigazzi; scenografia: Francesco Frigeri; costumi: Claudio Cordaro; musica: Pino Donaggio; montaggio: Claudio Di Mauro; interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Michele Placido, Omero Antonutti, Philippine Leroy-Beaulieu, Daan Hugaert, Pascal Druant; origine: Italia; produzione: Taodue Film, Istituto Luce, Italnoleggio Cinematografico, Mact Productions, Mediaset, Canal Plus, Corsan Productions; durata: 96’

Nel 1974 l’avvocato Giorgio Ambrosoli viene nominato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, che fa capo a Michele Sindona. Il suo meticoloso lavoro, volto a ripristinare «il rispetto delle leggi, dell’etica che presiede sempre a un ordinamento giuridico» (Bolzoni), viene ostacolato in ogni modo… «Di una pellicola che sta invadendo le pagine dei giornali per i suoi contenuti etici e politici, alla critica restano da segnalare i valori espressivi, il modo sempre efficace con cui il racconto è messo in scena, scandito nei ritmi e rispettato nella sua rigorosa attendibilità. Nei confronti di una classe politica oggi sotto accusa l’evento può paragonarsi alla recita dell’uccisione del padre che Amleto organizza per l’assassino: possibile che non provochi qualche trasalimento anche nella masnada degli impuniti che vediamo ogni sera mentire sul video? Quanto al problema se abbiamo o no bisogno di eroi, il film di Placido ci conferma che non dobbiamo comunque cercarli sulla base di discriminazioni ideologiche ma semplicemente tra la gente disposta a ogni rischio pur di fare bene il proprio lavoro» (Kezich).

ore 18.15 I banchieri di Dio – Il caso Calvi (2001)

Regia: Giuseppe Ferrara; soggetto: dall’omonimo libro di Mario Almerighi; sceneggiatura: G. Ferrara, Armenia Balducci; fotografia: Federico Del Zoppo; scenografia: Davide Bassan; costumi: Enrica Barbano; musica: Ennio Morricone, Pino Donaggio; montaggio: Adriano Tagliavia; interpreti: Omero Antonutti, Giancarlo Giannini, Alessandro Gassman, Rutger Hauer, Pamela Villoresi, Vincenzo Peluso; origine: Italia; produzione: Sistina Cinematografica; durata: 128’

«Il film narra le vicende dello scandalo del Banco Ambrosiano, che coinvolse il mondo finanziario milanese, il Vaticano, la P2, la massoneria, i servizi segreti italiani e inglesi, il mondo della politica, la mafia e la camorra e che culminò con la morte di Roberto Calvi, il cui corpo fu trovato appeso sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra» (www.cinematografo.it). «Nel film di Ferrara […] si segnala la ricostruzione di finte immagini di repertorio fatte scorrere su apparecchi televisivi di scena in cui “simulacri attoriali” somiglianti fisicamente agli originali (vedasi Andreotti, Craxi, Forlani) pronunciano frasi o discorsi autentici e interagiscono virtualmente, grazie al montaggio, con volti reali della scena politica dell’epoca» (Uva).

sabato 12 maggio

ore 17.00 Attenti a quei P2 (1982)

Regia: Pier Francesco Pingitore; soggetto e sceneggiatura: P. F. Pingitore, Mario Castellacci; fotografia: Giancarlo Ferrando; costumi: Maurizio Tognalini; musica: Gianni Sposito; montaggio: Mauro Bonanni; interpreti: Pippo Franco, Oreste Lionello, Franco Diogene, Bombolo, Giorgio Porcaro, Anna Maria Rizzoli; origine: Italia; produzione: Clemi Cinematografica; durata: 100’

«17 marzo 1981: in un fabbricato in provincia di Arezzo viene portato alla luce uno dei “libri mastri” dei misteri italiani: è la lista di nomi e cognomi degli iscritti alla loggia P2 trovata dai magistrati durante le indagini sul presunto rapimento di Michele Sindona nella fabbrica della Giole, a Castiglion Fibocchi, di proprietà di Licio Gelli. Il cinema popolare non perde l’appuntamento con una cronaca che è già Storia: nasce così questo parodico film che sceglie di applicare a Licio Gelli & Co. le maschere di un “carnevale della politica” in perfetto stile Bagaglino. Nella giostra di travestimenti messa in scena da Pingitore tanti sono i nomi storpiati dietro ai quali sono immediatamente riconoscibili le fisionomie chiave dei “poteri forti” dell’epoca. Da ricordare che Pingitore risulta coinvolto in prima persona nel dibattito pubblico concernente alcuni dei nodi più oscuri della storia repubblicana, come testimonia il curioso e “profetico” articolo intitolato Dio salvi il Presidente, uscito sulle pagine di un opuscolo edito tra il 1968 e il 1969 in occasione del primo anniversario della fondazione del Bagaglino, in cui, a testimonianza dei tanti segnali che giunsero ad Aldo Moro da destra e che la sinistra armata portò a compimento, il regista, allora vicino a una formazione neofascista come Avanguardia Nazionale, illustrava la vulnerabilità del leader democristiano, descrivendone la giornata “rigorosamente organizzata” al punto da risultare quasi “fatta apposta per essere sfruttata da eventuali attentatori”…» (Uva).

ore 19.00 Tre colonne in cronaca (1990)

Regia: Carlo Vanzina; soggetto: dal romanzo omonimo di Corrado Augias e Daniele Pasti; sceneggiatura: C. Vanzina, Enrico Vanzina; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Francesco Bronzi; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian Maria Volonté, Massimo Dapporto, Joss Ackland, Senta Berger, Demetra Hampton, Sergio Castellitto; origine: Italia; produzione: Cecchi Gori Group-Tiger Cinematografica, Pixit, Reteitalia; durata: 99’

«Carlo Vanzina (come sempre coadiuvato in fase di sceneggiatura dal fratello Enrico) sembra recuperare l’idea di un cinema poliziesco d’inchiesta praticata dal padre Stefano in La polizia ringrazia per raccontare intrighi d’alta finanza, ricatti e delitti funzionali alla scalata ad un grande quotidiano d’opposizione dietro al quale si legge in filigrana lo scontro tra la Fininvest e De Benedetti per il controllo de “L’espresso” e “La Repubblica”, con tanto di guerra sorda tra un uomo di affari lombardo (Berlusconi) e un integerrimo direttore di giornale (Scalfari) interpretato da Gian Maria Volonté» (Uva). «Costruito secondo le regole del genere, il film ripaga della sua tetra visione dei rapporti fra il palazzo e Piazza Affari e del sarcastico ritratto di chi si finge uno stinco di santo con una messinscena molto colorita, fin troppo ricca di situazioni e di personaggi, e con un taglio narrativo felicemente ritmato dalla musica di Ennio Morricone» (Grazzini).

ore 20.45 Il Padrino – Parte terza (1990)

Regia: Francis Ford Coppola; soggetto: Francis Ford Coppola, dal romanzo di Mario Puzo The Godfather; sceneggiatura: F. F. Coppola, M. Puzo; fotografia: Gordon Willis; scenografia: Dean Tavoularis; costumi: Milena Canonero; musica: Carmine Coppola; montaggio: Lisa Fruchtman, Barry Malkin, Walter Murch; interpreti: Al Pacino, Diane Keaton, Talia Shire, Andy Garcia, Eli Wallach, Joe Mantegna; origine: Stati Uniti; produzione: Zoetrope, Paramount; durata: 162’

«La materia drammaturgica offerta da una simile realtà sembra prestarsi infatti alle declinazioni più diverse, riuscendo congeniale non solo alla farsa, ma anche alla tragedia più dichiaratamente “elisabettiana”, come quella orchestrata da Francis Ford Coppola nel terzo capitolo del suo Il padrino (1990), in cui la storia di Don Michael Corleone si incrocia con quella degli intrighi vaticani e dunque con la figura dello stesso Calvi (il cui nome è qui traslato in quello di Keinszig), ma anche con quella dell’arcivescovo Marcinkus e persino con la vicenda del presunto assassinio di Papa Giovanni Paolo I» (Uva). «Grande film, melodramma popolare, raccontato con forza, passione, divertimento e sincerità sentimentale, un’orgia barocca di morte e di soldi, un oscuro intrigo famigliare e politico di lotta tra poteri violenti, girato con ammirevole inventiva figurativa» (Tornabuoni).

domenica 13 maggio

ore 17.00 L’avvertimento (1980)

Regia: Damiano Damiani; soggetto: D. Damiani, Nicola Badalucco, Arduino Maiuri, Massimo De Rita; fotografia: Alfio Contini; scenografia: Andrea Crisanti; costumi: Giulia Mafai; musica: Riz Ortolani; montaggio: Antonio Siciliano; interpreti: Giuliano Gemma, Martin Balsam, Laura Trotter, Giancarlo Zanetti, Guido Leontini, Franco Odoardi; origine: Italia; produzione: Capital Film; durata: 109’

«Il commissario Barresi (Gemma) trova 100 milioni in “regalo” sul suo conto in banca, appena prima che venga ucciso il capo della mobile: ma decide di stare al gioco di chi cerca di corromperlo, per incastrare i mandanti. Damiani […] punta il dito contro la criminalità dell’alta finanza e riprende lo schema di Io ho paura: un uomo solo che sfida un’organizzazione potente e senza volto, commettendo un errore dopo l’altro. E per rappresentare il disorientamento e la paranoia, si affida a una girandola di colpi di scena che a volte diventa troppo teatrale. La società e il cinema stavano cambiando, e gli strumenti dei film di denuncia anni Settanta non bastavano più: anche se la confezione resta solida e la suspense tiene fino al termine» (Mereghetti).

ore 19.00 Segreto di Stato – Forze oscure (1994)

Regia: Giuseppe Ferrara; soggetto: Andrea Purgatori; sceneggiatura: Andrea Frezza; fotografia: Claudio Cirillo; scenografia: Antonino Formica; costumi: Tiziana Mancini; musica: Pino Donaggio; montaggio: Adriano Tagliavia; interpreti: Massimo Ghini, Massimo Dapporto, Isabel Russinova, Tino Bianchi, Adalberto Maria Merli, Antonello Fassari; origine: Italia; produzione: Dania Film, Filmtre, Andromeda Productions; durata: 105’

«Di contro, Segreto di Stato prende le mosse dalle stragi del ’93 (le cui immagini scorrono sotto i titoli) per una vicenda dal taglio prettamente poliziesco che costituisce forse la sortita di Ferrara (per una volta non sceneggiatore: firma il copione Andrea Frezza, da un soggetto di Andrea Purgatori) più vicina al genere puro, per costruzione dell’intreccio, personaggi e risoluzione» (Curti). «Il film corre via nervoso, insensato, con ritmo sordido e ossessivo. Gli eroi positivi sono figli di partigiani (Ghini, assai disinvolto) o sostituti procuratori ebrei (Isabella Russinova). I cattivi parlano con pesanti accenti dialettali (romano, sardo, siciliano). Il Grande Vecchio è Tino Bianchi, l’uomo del Sisde, mandante d’un attentato destabilizzante alla stazione Massimo Dapporto. Cinema impegnato? Non proprio: Segreto di stato è impregnato di caos visivo e ideologico, di giochi pericolosi tra finzione e realtà, di contaminazioni televisive, tra sceneggiato italiano e telefilm all’americana, d’ipotesi politiche fantasiose ma non fantascientifiche, di personaggi stereotipi che sembrano recitare su un palcoscenico nel quale non si rappresenta lo stato delle cose italiane nudo e crudo, ma un docu-dramma sulle paure, sui sintomi, sulle ossessioni, che segna (o non segna) il passaggio tra prima e seconda repubblica. Più che cinema-verità, la sua isterica effigie» (Fabio Bo).

ore 21.15 Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni (2002)

Regia: Ferdinando Vicentini Orgnani; soggetto: F. Vicentini Orgnani, Marcello Fois dal libro L’esecuzione di Giorgio Alpi, Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer, Maurizio Torrealta; sceneggiatura: M. Fois, F. Vicentini Orgnani; fotografia: Giovanni Cavallini; scenografia: Davide Bassan; costumi: Elisabetta Antico; musica: Paolo Fresu; montaggio: Claudio Cutry, Alessandro Heffler; interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Rade Serbedzija, Giacinto Ferro, Erika Blanc, Angelo Infanti, Andrea Renzi; origine: Italia; produzione: Gam Films; durata: 105’

«Il film […] analizza il periodo di tempo tra il primo incontro Alpi-Hrovatin e la loro morte: circa un mese che contiene in brevi flash a volte faticosi da seguire il passato e il futuro, in un ambiente ambiguo e pericoloso in cui le persone in divisa non sono più affidabili di altre, con intervistati non sempre credibili. Più che un film-inchiesta è una ricostruzione del fatto. Ilaria Alpi sta in auto, prende appunti al tavolo, siede con i colleghi al bar o al ristorante, contempla la città notturna dalla finestra dell’albergo, ricerca, intervista, cammina, discute: e il film la segue, omaggio alle due vittime senza giustizia, ricordo del loro sacrificio, memoria della verità tradita». (Tornabuoni). «Con assoluta fedeltà ai fatti, fin dov’è possibile, e facendo nomi e cognomi (cosa insolita oggi in Italia). Ma soprattutto con la massima aderenza poetica e sentimentale, appunto, ai due protagonisti, ai loro rapporti, a tutto ciò che sullo schermo magari non c’è ma che intuiamo di loro. È perché l’intricata struttura narrativa non perde mai di vista questo punto essenziale che ci orientiamo nei suoi meandri. È perché Giovanna Mezzogiorno e Rade Sherbedgia sono così semplici e toccanti che perdoniamo incertezze e salti di tono. E poi il film non semplifica, non adultera la materia, non cerca scorciatoie emotive o spettacolari. Non è davvero poco, visto il soggetto» (Ferzetti).

Cinema Trevi – vicolo del puttarello, 25 – Roma – ingresso 4 euro – ridotto 3 euro

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