TATSUMI

Animazione, Singapore 2011, Regia e Sceneggiatura di Eric Khoo, Tratto dai racconti a fumetti di Yoshihiro Tatsumi, Scenografia: Widhi Saputro, Animazioni: Phil Mitchell, Rafael Bonifacio, Jebbie Barrios, Musiche: Cristopher Khoo, Christine Sham, Suono: Kazz, Produzione: Zhao Wei Film.

Presentata alla 29° Edizione del Torino Film Festival del 2011, questa pellicola ha davvero una rara curiosità ed esprime una bellezza così originale legata però al passato che stentava a venire fuori nelle produzioni degli ultimi anni.
Il regista taiwanese Eric Khoo, abituato più al cinema live che a quello animato, autore di Mee Pok Man del 1995, 12 Storeys (1997), Be with Me del 2005 che fu scelta come pellicola d’apertura alla Quinzaine de Realisateur di Cannes e My Magic del 2008, è riuscito a catturare l’essenza delle tavole disegnate dal mangaka Yoshihiro Tatsumi facendole animare solo un po’, “l’essenziale” si direbbe a ragione.
La linea cromatica della pellicola è ispirata alla tecnica ‘one-colour printing’, il regista ha chiesto l’autorizzazione al mangaka, soprattutto per riuscire a trovare una tangenza tra il senso della sua opera e la colorazione (forzosa) delle sue tavole. La cosa è andata così a genio allo storico mangaka, che è diventato anche il narratore dello stesso film.
Tatsumi (dal cognome eponimo dell’autore) ha inventato il gekiga (geki= dramma/violento/azione, ga=illustrazione), che dal finire degli anni ’50 rivoluzionò il ‘manga’ con nuovi temi e tecniche di narrazione inedite. Dal 1957 per l’esattezza, si staccò in maniera polemica dal manga tradizionale di quegli anni e dallo stile personalissimo che stava rivoluzionando “il genere”, quello di Osamu Tezuka per intenderci, che si ispirava, solamente come tratto, ai film Disney. La sua opera, insieme a quella di Takao Saito (Golgo 13), Yoshiharu Tsuge (L’uomo senza qualità), Hiroshi Irata (Satsuma) senza dimenticare il grande Kazuo Koike (Lone Wolf e Cub) ha connotato il manga “adulto”, quello stesso genere che nel decennio compreso tra gli anni ’60 e ’70 grazie alla pubblicazione nella rivista di rottura ‘Garo’ avrà il suo apogeo nella terra dell’estremo Oriente.
Ad Eric Khoo non interessa fare una acritica carrellata su quel periodo così fertile e pieno di contraddizioni, prodromo della fine della seconda guerra mondiale che vedeva un Giappone perdente, schiacciato, violentato e “sotto controllo” degli Stati Uniti, ma di renderne i gesti, le storie, l’atmosfera questo si.
Il film adatta le brevi e numerose storie del mangaka: L’inferno, Monkey mon amour, Solamente un uomo, Occupato e Goodbye (tutti pubblicati in Italia nel 2002 dalla Coconino Press in tre volumi chiamati ‘Lampi’ di Yoshihiro Tatsumi). La produzione è di Singapore vista la voluta “bassa qualità” dell’animazione.
Che ironia che uno dei più grandi mangaka ed artisti viventi sia “rappresentato” non da produzioni ctonie del Giappone ma da altre produzioni orientali!!!
Nel Giappone occupato del secondo dopo guerra, la passione per i fumetti del giovane Yoshihiro Tatsumi diventa anche auspicabile mezzo di sostentamento per la sua povera famiglia in ginocchio nel “nuovo Giappone” americanizzato. L’incontro con il suo idolo, il dio del manga Osamu Tezuka (Astro Boy, Kimba, La Principessa Zaffiro e tantissimi altri) e la pubblicazione dei suoi primissimi lavori spingono il fumettista ad andare avanti per la sua strada, strada che lo porterà ad inventare il “Gekiga”…
Chissà se arriverà mai una edizione italiana di questo notevole e spurio film, nel bel paese che fu.
Sarebbe davvero un peccato non importarlo per un paese che (casualmente ormai mi vien da dire) FU il più importante importatore di anime e manga dal Giappone, primato che ci è stato soffiato ormai da anni alla più meritoria Francia.
Davide Tarò.

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