LA RESISTENZA SECONDO DI MEMBRO, MANDRILE E MIGLIACCIO IN DI LOTTA SI VIVE


Parola ai protagonisti di ViaEmiliaDocFest:

Intervista esclusiva ai registi in concorso al primo festival italiano online del cinema documentario
visibile su www.viaemiliadocfest.tv

Tra trenta titoli selezionati alla seconda edizione di ViaEmiliaDocFest, il primo Festival italiano online del cinema documentario, promosso da Pulsemedia in collaborazione con Solares-Fondazione delle Arti, Arci Ucca e con gli Assessorati alla Cultura del Comune di Modena e di Reggio Emilia, c’è DI LOTTA SI VIVE (Italia, 2011, 58’), diretto da Claudio Di Mambro, Luca Mandrile e Umberto Migliaccio, che racconta la storia di Giovanna, Agostino e Tina tre partigiani che hanno incominciato a lottare da giovanissimi sotto la dittatura fascista, continuando durante la Resistenza e proseguendo nelle tante battaglie sociali e politiche del dopoguerra, giorno dopo giorno, fino ad oggi. Di lotta si vive, nonostante tutto.

Perché avete scelto di raccontare questa storia attraverso il documentario?
“Esiste una vastissima letteratura sull’antifascismo e la Resistenza. Esistono diversi film che raccontano episodi ambientati in quel periodo. Ed esistono anche molti documentari che raccontano quelle storie.
Quindi, forse, potevamo fare a meno di aggiungere anche questo nostro lavoro. Però crediamo che chi sceglie di ribellarsi all’esistente e di prendere ‘parte’, come hanno fatto i nostri protagonisti, sia una persona migliore. E come dimostri questa cosa, se non fai vedere questi ribelli muoversi, se non fai sentire la loro voce, se non dai l’occasione di guardarli negli occhi”.

Il mondo del web, la multimedialità e le nuove tecnologie influiscono sul vostro modo di creare film? E se sì, come?
“Per quanto ci riguarda, per ora no, non in fase di creazione. Invece in modo molto primitivo abbiamo sempre considerato la multimedialità un ottimo veicolo di fruizione di contenuti documentari. Nei nostri precedenti lavori, a partire da I malestanti trent’anni dopo abbiamo sempre cercato, quando possibile, di incrociare più media per raccontare le cose che ci interessavano. In quel caso specifico, nel 2002, creammo insieme a Shortvillage un diario di lavorazione online, che seguì tutto il percorso del documentario ed infine una pubblicazione che accompagnava il lavoro. In un altro caso, Ma l’amor mio non muore, abbiamo fatto un percorso comune con un fotografo, Luca Prestia, che ha realizzato un progetto fotografico ed editoriale che integrava ed arricchiva le possibilità di fruizione delle storie che stavamo raccontando”.
In generale pensiamo che il documentario finito, sia sempre e solo una piccola parte, il precipitato di un percorso umano e lavorativo molto complesso, che nella maggior parte dei casi non può essere raccontato. Ogni volta rimaniamo con ore di materiale che varrebbe comunque la pena condividere. Allora il web e la multimedialità, possono diventare, come già lo stanno facendo i progetti cross-mediali, gli strumenti attraverso cui esplicitare e condividere questo percorso. Magari il prossimo, se avremo i mezzi, lo faremo così”.

Credete che il web possa essere decisivo nella diffusione del cinema documentario?
“Sicuramente si, anche perché le altre strade possibili sono praticamente bloccate. Non c’è quasi spazio sulle tv generaliste, ci sono pochi spazi sulle piattaforme digitali e satellite. E anche la diffusione in sala è molto bassa. Quindi il web, oltre ad essere un ottima cassa di risonanza, può diventare il veicolo attraverso cui raggiungere un pubblico potenzialmente molto vasto. La vita di lavori come il nostro o della maggior parte di quelli presenti in concorso, spesso si ferma al circuito festivaliero e a qualche proiezione in realtà sensibilli, mentre il web ti da la possibilità di entrare in contatto anche con i non addetti ai lavori.
Rimane da capire se poi il web possa diventare anche una fonte di finanziamento per chi produce documentari, se lo fosse ovviamente permetterebbe a tutto il settore di crescere e di crescere anche più libero da condizionamenti”.

Tre cose per invogliare il pubblico a guardare il vostro doc e votarlo.
“Una donna di 99 anni che dice che si può ancora lottare e soprattutto si deve sempre lottare, un carillon che suona l’Internazionale e il compendio audiovisivo di Indignatevi di Stéphane Hessel”.

TodoModo è un gruppo di filmmaker indipendenti, composto da Claudio Di Mambro, Luca Mandrile, Umberto Migliaccio e Marco Venditti. Dal 2000 ad oggi, TodoModo ha realizzato diversi lavori documentari che, per quanto diversi tra loro, condividono la stessa attenzione per personaggi o vicende storico-sociali considerate marginali o che rischiano di scomparire dalla memoria collettiva.

ViaEmiliaDocFest è ideato, organizzato e gestito da PULSEMEDIA editore, produttore e distributore multipiattaforma di film-documentari, videoclip, livecast, che ricopre oggi un ruolo strategico e innovativo nella comunicazione multimediale grazie ad un suo peculiare modo di raccontare il Prodotto, l’Evento, le Storie, basato su una felice sintesi tra sensibilità autoriale e know how tecnologico tra i più avanzati.
Piombo Fuso (82’, 2009), di Stefano Savona vincitore al Festival di Locarno 2009, Il Popolo che Manca (75’, 2010) di Andrea Fenoglio e Diego Mometti vincitore del Premio Speciale della Giuria alla 28° edizione del Torino Film Festival – sezione Italiana.doc; Il Palazzo delle Aquile (123’, 2011) sempre di Stefano Savona (produzione associata), vincitore del concorso internazionale al Cinéma du Réel 2011 e selezionato nella sezione ACID al Festival di Cannes 2011 e Lo chiamavamo Vicky (50’, 2011) di Enza Negroni unico lavoro italiano in concorso al Biografilm Festival 2011, sono solo alcuni dei titoli prodotti dalla società emiliana, che anno dopo anno ottiene dal mondo cinematografico e del documentario – addetti ai lavori e pubblico – autorevoli riconoscimenti.
Attualmente è in fase di postproduzione Freakbeat (t.p.), film lungometraggio per la regia di Luca Pastore, e sceneggiatura di Claudio Piersanti, con Roberto ‘Freak’ Antoni, realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna e della Cineteca di Bologna.

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