IL CINEMA VA A SCUOLA #libro

Giampiero Frasca, Edizioni Le Mani 2010, 258 pagine b/n e colore (immagini), Euro 15, Isbn 9788880125631
Io dico che è un libro essenziale.
Essenziale in quanto va dritto all’essenza, cioè a tutto quello che il cinema ha incarnato in quell’ambiente davvero di frontiera (come il west, mi direbbe Giampiero) che è l’istituzione che chiamiamo riduttivamente scuola.
Libro più che necessario e sentito soprattutto in questo periodo di attacchi all’istituzione senza quartiere e ferali mai così virulenti negli ultimi cinquant’anni, periodo appunto di assoluto (e voluto dal Potere) sgretolamento e degradazione per la scuola pubblica, pilastro di chi, non essendo di famiglia ricca, cercava una rivalsa e consapevolezza sociale altrimenti negata attraverso di essa.
“Questo non è un testo di approfondimento pedagogico” scrive il curatore.

Non ne sarei così sicuro, questo libro risulta in qualche modo altamente “pedagogico/cinematografico di secondo grado”.
Se questo prezioso volume in realtà non ci dice più di tanto (né deve dircelo) sui gusti cinematografici dell’autore (altresì curatore di libri imprescindibili per gli studi quali ‘Road Movie. Immaginario, genesi, struttura e forma del cinema americano on the road’ e ‘C’era una volta il western. Immagini di una nazione’ tra i tanti ), però per controcanto ci dice davvero molto su come molte pellicole hanno trattato l’argomento dell’istituzione/universo scuola, e, di riflesso, a seconda di come sono state citate o posizionate nel volume una idea di educazione che Gianpiero probabilmente ha, viene fuori.
Gianpiero Frasca, in effetti, ed è essenziale dirlo qui, è “insegnante di Lettere nella scuola pubblica” come recita orgogliosamente e senza tante fanfare nella presentazione, al posto di qualsivoglia titolo universitario e di ‘esperto della materia’ che pure Frasca avrebbe, e questo vuole dire molto, direi che vuole dire tutto in un paese arrivista e fondamentalmente impreparato come il nostro.

Un libro compilato con acume, dovizia, abnegazione e precisione propri di chi è “in trincea”, con in più una conoscenza molto approfondita della materia filmica che pure tratta.

E veniamo alla materia filmica quindi, una sorpresa davvero, una tale mole di materiale riguardante il cinema che “va” a scuola (già la bella copertina vuole dire tutto, con il giovane meraviglioso attore Nathan Tyson sperso nei corridoi della sua scuola in ‘Elephant’ di Van Sant) non si era mai letta in questa maniera così approfondita e fluida, cinematograficamente e metodologicamente scorrevole.
Il libro è diviso per zone tematiche che riguardano alcuni attanti dell’istituzione quali I professori, gli studenti, i bidelli e i luoghi simbolo come i corridoi, poi, a conclusione un approccio metodologico.

Gianpiero non si fossilizza sul pur ricchissimo (a sorpresa) cinema americano classico, ma va oltre, solca gli anni ’80 e i ‘90 (quelli del mai troppo ricordato John Hughes, ma anche quelli per troppo tempo snobbati di R. Mandel , C. Cain, K. Reynolds) andando dritto dritto fino alla fine di quegli anni e l’inizio di questo secolo con pellicole che hanno fatto storia come Donnie Darko di Richard Kelly, raggiungendo anche lidi per Gianpiero del tutto inediti fino ad ora come Battle Royale di Kinji Fukakasu o l’Old Boy di Park Chan Wook.

Questa apertura verso l’oriente, apertura che all’autore probabilmente non viene semplice, è tutta da valutare più che positivamente, in una ottica di volontà continua di imparare, senza supponenza, in una ottica insomma di acquisizione reciproca dei dati tra lettore (studente) e scrittore (educatore/insegnante).

Mi fa molto felice la citazione che Gianpiero fa a The Faculty, capolavoro americano ampliamente sottovalutato e dimenticato, con una colonna sonora da urlo (il gruppo Class of ’99 sono una citazione all’omonimo film di Mark Lester del 1989… presente anch’esso, ovviamente, in questo libro) di Robert Rodriguez ma scritto da quel Kevin Williamson (citato nel libro anche per il ‘suo’ scolastico Killing Mrs Tingle) autore del serial seminale Dawson’s Creek e rinnovatore suo malgrado del genere teen/scolastico/slasher degli anni novanta con titoli quali So cosa hai fatto, e soprattutto, l’indimenticabile serie Scream.

Di solito, negli script di Williamson, oltre allo spaesamento adolescenziale (interessante sarebbe trattarlo in rapporto con la scuola…) vi è un uso dei nomi “evocativo” di precisi generi e tipologie di adolescente, per fare un esempio concreto, tutti i perdenti, nerd o disadattati delle sue pellicole possiedono il nome che finisce per ‘ey’ come Pacey Witter (Joshua Jackson) in Dawson’s Creek o Casey (Elija Wood) in The Faculty.
Inoltre il cinema italiano non fa la cenerentola in questo ricchissimo volume: Daniele Luchetti, Nanni Moretti, R. Milani, F. Rossi, L. Di Costanzo, R. Castellani e tanti altri ancora, con altri titoli di altre cinematografie: francese, spagnola, tedesca, vi è pure Kusturica, citato a proposito e molto acutamente in questa mini enciclopedica dal grandissimo cinematografico respiro e “piglio” scolastico.

Il titolo, proprio in questi termini potrebbe essere mutuato ed invertito in “La scuola va al cinema”, ottimo e pionieristico metodo pedagogico purtroppo ormai in disuso anche per i mutati tempi e per le insidiose ed enormi difficoltà che esso comporta; a questo proposito ricordo personalmente il professore Mario Molinari, collaboratore anche di Segno Cinema, che quando frequentavo le medie mi fece appassionare alla settima arte portandoci nella mitica ‘aula video’ (altri tempi si dirà, e purtroppo in parte il ragionamento è vero) e non posso far altro che pensare a questa generazione e ai prossimi amanti/studiosi di cinema che si annidano nei banchi rotti della tanto vituperata scuola pubblica.

Voglio dedicare idealmente a loro intanto, e a tutti gli educatori e professori degni di questo nome, nelle loro difficoltà quotidiane, con tutto il cuore, la colonna sonora di The Faculty, ascoltatela se potete.

Per finire un piccolo scherzetto finale più rivolto al curatore che al lettore (forse): sarebbe divertente davvero se in una auspicabile prossima edizione, Gianpiero volesse cimentarsi in un piccolo tuffo nell’animazione giapponese, chissà come Oshii Mamoru in Lamù Beautiful Dreamer (e in buona parte della serie televisiva, perché no) tratta l’istituzione scuola? E Miyazaki? E Mamoru Hosoda? Chissà…
In realtà una tale intromissione cambierebbe le finalità del libro, credo, come lo crederà probabilmente anche l’autore.
Un libro da avere, leggere, e gustare, anche vivere perchè no, comunque vero , di quel vero che a volte ti ci puoi far anche male.

Davide Tarò.

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