ANNA DAI CAPELLI ROSSI Il fascino indiscreto della poesia #Libro #anime

Mario A. Rumor, I Love Anime 11, 132 pagg col, b/n, Iacobelli, Euro 14,50.
Ritorna editorialmente la linea più “otaku” della casa editrice Iacobelli, ma con una sopresa: Mario A. Rumor che ancora una volta racconta di Isao Takahata e soprattutto Anna Dai Capelli rossi.
Ma la dissertazione non è un gioco o un deja vu, cosa che era ben più di un rischio a dir la verità, in realtà l’autore italiano più autorevole sui fatti e sulla conoscenza del bravo e defilato Isao Takahata (Una tomba per le lucciole, Pompoko), regista dell’anime, ci fa immergere completamente in tutte le sfaccettature del “mundus” Anna Dai capelli rossi.
Intanto, cosa che non fa male, ci ricorda da dove vengono i collaboratori di Takahata, soprattutto il character designer di Anna, l’inventore di quella enorme fronte e di quella innata lucentezza da innamorarsi nella sua apparente “non bellezza”, quel Yoshifumi Kondo troppo presto scomparso, che arrivava dallo studio A Pro, quello per intenderci che nel 1971 aveva dato il via alla primissima serie animata di Lupin (quella con la giacca verde) ed in cui il disegnatore collaborò, facendosi notare dai registi degli ultimi episodi Miyazaki e, appunto, Takahata.

Altre amenità tecniche utilissime per inquadrare meglio il tutto (il flashback verso il finale creato dal regista che rievoca il periodo vissuto da Anna con i signori Thomas che procede per quadri animati come in ‘Omohide Poroporo’ e nell’utilizzo delle luci e delle ombre si nota la mano di Miyazaki ci rivela sornione Mario…), ed una volta di più, finalmente, il lavoro e le persone che hanno lavorato dietro all’anime.

Poi, la dissertazione storica, cioè da dove deriva questo benedetto anime che noi si vedeva su Rai1 nel 1980 e replicato (dopo la grande epurazione degli anime alla Rai) dal mai troppo ricordato e lodato circuito Euro Tv che lo ritrasmise in toto a metà anni ‘80, poi la sua ripresa sulla Rai di fine anni ’90 e successivamente la sua rivendita alla Mediaset, quindi Lucy Maud Montgomery l’autrice originale di ‘Anne of green gables’ (e dei suoi continui) e soprattutto qualche dettaglio interessante (da orginale lonely planet degli anime fan…) sul luogo meraviglioso teatro della storia, quell’isola Prince Edward meravigliosa a nord della nuova Scozia in Canada e su come il turismo sia cresciuto da quel fatidico ’79… soprattutto turismo dagli occhi a mandorla, ma non solo.

Il libro, è corredato da immagini stupende, molti lavori originali di Kondo qui ritrovano la loro bellezza e si possono far notare come pudiche e aggraziate signorine di altri tempi, inoltre il volume mantiene volutamente un ritmo rilassato, con vari momenti che quasi ricordano la riflessione, qui, molti amici dell’autore fanno la loro comparsata con delle interviste ad hoc, come Susanna Scrivo, Davide Castellazzi e Andrea Baricordi.

Di ben più marcato e genuino interesse sono le due belle e toccanti interviste a Frederic Goetzinger e Atsuki Hirose, il primo autore del sito “World Masterpiece Theatre”, mentre la seconda è una appassionata di Meisaku e di turismo legato ai luoghi che si vedono in quegli anime, scrittrice del sito “Kodawari Travel Report”…
Inoltre il libro prende una parte dell’animazione giapponese che in qualche modo è collegata a Anna Shirley, appunto quel genere ‘Meisaku’1 nel bel capitolo ‘Orfano che non sono altro’ (ottima scelta di parole), e ne snocciola le schede tecniche e la filmografia essenziale per la gioia di tutti gli appassionati.

Un libro che, per rubare un termine utilizzato dalla bella intervista alla Hirose: E’ fatto per “Kindred spirits”…
Leggetelo, non ve ne pentirete assolutamente anime gemelle!!!

Davide Tarò.

1Davide Tarò, Una parentesi importante: I “Meisaku” ritornano nuovamente, pagg 198/199, in ANIME Storia dell’animazione giapponese 1984-2007 di Andrea Fontana, Davide Tarò, Il Foglio, Biombino 2007.

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