MITSURU ADACHI, L’Espressione del quotidiano

Federica Lippi

Iacobelli Editore, Japan Files 7, Pagg 128 b/n e col. Euro 12,50

Federica Lippi si muove leggera tra la critica e la traduzione di manga già da diversi anni, proprio come i personaggi di Mitsuru Adachi si muovono leggeri tra le tavole disegnate, o come l’autore stesso che ama talvolta, zampettando allegramente fuori da chissà dove, fare la sua comparsata fuori diegesi.
L’autrice nata nel 1979 è uno dei frutti della seconda ondata critica sugli anime/manga che l’Italia ha maturato pienamente nella seconda metà degli anni novanta.
Parlo dell’autrice perché era adolescente proprio in quegli anni in cui Mitsuru Adachi tramite gli anime tratti dalle sue opere, e i manga originali stessi facevano la loro prima timida comparsata nello stivale, parlo di Questa allegra gioventù, Prendi il mondo e vai e Miyuki allegri titoli adattati dai funzionari Fininvest che li mandarono in onda in quegli anni o il manga Touch! (dal quale Prendi il mondo e vai era tratto) e Rough tanto per cominciare nel 1995 con le edizioni Star Comics di Perugia.
Penso che sia una chiave di lettura fondamentale: l’adolescenza.

Le opere di Mitsuru Adachi hanno quaranta anni o per meglio dire, la carriera di Mitsuru Adachi festeggia il quarantennale proprio quest’anno, ne è passato di tempo dai ragazzi (che giocavano sempre a baseball) di Nine del 1978 (un anno prima che l’autrice nascesse e due anni dopo che io nascessi).
Lo stile però è davvero sempre quello, è narrazione che respira, che si prende il suo tempo immortale disegnato su pennino, uno sguardo limpido, inconsapevolmente ribelle di quegli occhi disegnati (soprattutto di quelli femminili così tanto amati da Adachi) o quegli intermezzi muti nel bel mezzo di una azione cruciale e decisiva in cui, apparentemente, non accade proprio nulla, ma in cui accade tutto invece, accade il saper narrare manga e narrativa disegnata in genere.
Mitsuru Adachi è un artista, se per artista si dà il valore di narratore che riesce ad emozionare profondamente con storie che restano negli anni e nelle generazioni che si susseguono, anche a distanza di quattro decadi.

Federica Lippi si occupa molto bene del sensei Adachi, quasi con una sottile commozione che traspare nello scritto, commozione però intinta in consapevolezza critica e nozioni teoriche fondamentali della cultura giapponese in cui il mangaka è imbevuto e senza le quali sarebbe un delitto scrivere.
L’espressione del quotidiano è il sottotitolo essenziale di questo volume, ed è vero, tutta l’opera di Adachi è espressione del quotidiano che la giovinezza vive: vita, morte, amore, tradimento, amicizia, impegno, sconfitta, pruriti e cotte importantissime.

Come scrive un saggista della prima generazione di studi sugli anime/manga:
“[..]Adachi non disegna shojo (fumetti per ragazze ndt). E non disegna nemmeno per i lettori delle riviste maschili. Uno come lui, è narratore puro. Senza recinti, barriere, confini. Altrimenti gli manca l’aria e l’immaginazione non macina il giusto nel cervello. Oggi i suoi personaggi vestono, pensano e parlano come i giovani di adesso, ma chi li osserva con attenzione può notare una sorta di immobilità, una sospensione nel tempo che unisce i ragazzi di Nine (1978) a quelli di Cross Game (2005). E non soltanto perché giocano tutti a baseball.” 1

Ottimo libro, soprattutto sugli spunti “teatrali” dei personaggi disegnati “tutti uguali” ma che in fondo rappresentano un topos di personaggio unico Adachiano che sopravvive agli anni.

Da avere anche per il ricchissimo apparato iconografico (quasi tutto a colori) con qualche immagine pruriginosa delle ninfe di Adachi ( tra tutte Minami e Miyuki), ma è giusto, anche questa è adolescenza, soprattutto Adachiana.
1 Mario A.Rumor, Il Giappone in salsa sportiva, in Fumo di China n°189 (225) anno XXIII, pag19, gennaio 2011 Rimini.

Davide Tarò.

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