Diplomi di fine anno Libera Università del Cinema di Roma

Anche quest‟ anno alla Casa del Cinema c‟è stata la “resa dei conti” degli allievi della Libera Università del Cinema di Roma che ha sede a San Cesareo sulle meravigliose colline laziali e che da ben 27 anni immette nuove leve nel mondo dei professionisti con notevoli risultati. Gli ex allievi lanciati non si contano più sulle dita di una mano, sono sparsi in tutto il mondo e lavorano, ognuno nella propria cultura con le regole e lo stile italiano appreso nella bottega di lavoro che come metodo ha “docenti e allievi insieme a creare cinema”
In un tripudio di applausi, nella grande sala Deluxe, gremita, con grappoli di gente dappertutto, gli undici allievi del Biennio 2009/2010 hanno presentato i loro lavori. Due ore di proiezione dove in platea non volava una mosca. Sul grande schermo si sono succeduti 16 corti differentissimi uno dall‟altro, drammatici, comici, ironici, fantasiosi, creativi, di genere e d‟autore. Tutti firmati dagli stessi undici ragazzi in ruoli differenti secondo il metodo della bottega di lavoro. Pare che nei 27 anni non sia mai successo che un allievo, dopo aver firmato la regia di un corto, scritto da lui stesso, si sia rifiutato di fare il macchinista o l‟elettricista, nel corto di un compagno.

E anche questa volta, “la coesione del gruppo di lavoro è evidente” ha detto Gisella Burinato, nota attrice ex moglie di Marco Bellocchio, dall‟ultima fila di platea. “Straordinarie le musiche” ha sottolineato Gigi Oliviero che tra tutti i corti ha prediletto un cortissimo intitolato “Quando nulla cambia tutto invecchia” di un giovanissimo che si chiama Riccardo Cannella e che è di Ustica e che quest‟anno è stato incoronato poeta in Campidoglio. “In tre inquadrature ha raccontato una vita” grande poesia e massima sintesi. Ivana Monti ha preferito “Emme” un corto di dieci minuti, molto crudo che racconta il dramma di una donna che vuole e non vuole essere madre. E‟ di Iacopo Mariotti che dalla scuola è passato direttamente ad un set professionale come assistente alla regia dell‟autore del “Pranzo di Ferragosto” Gianni Di Gregorio. Franco Mariotti, gran cerimoniere di Cinecittà ha notato la straordinaria qualità di tutti i lavori in HD che ben si battono con la pellicola, e si è congratulato con il gruppo docente perché in ogni disciplina gli allievi sono riusciti ad ottenere il massimo.
Molto eclettico il giovane veneto Massimiliano Campana che di soggetti, sceneggiature e regie ne firma tre, una all‟opposto dell‟altra, “Lo schiavo”, un corto a sfondo sociale, molto originale, contro il fumo, “Il Principe di Sabbia” storia di un rapporto tra una madre e un figlio diversamente abile, molto poetico e che ha vinto il premio “Provincinema” e “Maschere di Tenebra” una storia noire, di grande souspance e molto fantasiosa . A chi ha chiesto come mai tre corti dalle tematiche così differenziate, il giovane veneto ha risposto “ Se non si approfitta di una scuola per provarsi !” E lui si è provato, e bene assai dati gli applausi.

Ma gli applausi più scroscianti li ha ottenuti Carlo Maria Griguoli che quest‟anno si è diplomato in pianoforte e ha realizzato oltre ai corti anche un figlio. Il suo “L’impertinenza dei glicini” è uno spaccato di vita contadina anni quaranta, molto ironico che ha divertito la platea, “Interpretato da bravissimi attori, molto giusti nei ruoli,” ha detto la grande costumista Lia Morandini, applaudendo Vincenzo Failla, Ciro Scalera, Elisabetta de Vito e Vanna Locatelli.
Bianca Galvan si è congratulata perché il giovane di Campobasso ha fatto anche tutte le musiche dei corti dei compagni , ma per il suo, guarda caso, ha scelto Beethoven e Wagner. Morando Morandini ha detto “Tutti corti da festival” e ha preferito “ Silence is Sexy” di una giovane Messicana, Maya Ochoa Montes, che ha trattato con grande garbo una storia sottile e tenerissima che vede per la prima volta sullo schermo un giovane attore, bravo e bello , Andrea Casella.

Strano accoppiamento di uno stesso autore sono due corti, uno molto ironico e l‟altro eccessivamente estetizzante. “Pausa caffè”, un odierno ironico torneo medievale che al posto del drago vede una macchina del caffè, e “Sguardo all’amore” che si serve della danza di due ballerini per raccontare la fedeltà .
Non manca neanche un videoclip che strizza l‟occhiolino a Chaplin con la canzone di Roberto Kunstler, “Ballata dell’insensata ora” dove un orologio gira a rovescio e si fonde con il mondo. E‟ diretto da Filomerna Montesano che firma , come direttore delle luci, più di un corto dei compagni. Una ragazza con buon gusto e grande determinazione.

E nell‟esposizione dei lavori del biennio 2009/2010 c‟è anche un treno fermato da un bravissimo Patrizio Cigliano in un corto di Alberto Girotto, altro ragazzo veneto che racconta storie di osteria, una divertente e una drammatica, tutte due molto ben riuscite. Uno dopo l‟altro, passandosi il microfono, i neoregisti hanno detto cosa si aspettano dal futuro e quale è stata la loro esperienza . Hanno parlato con entusiasmo della scuola, della scoperta del set, e del lavoro di gruppo. Per primo ha parlato Tobia Greco che con “Il sacco” ha raccontato la fame del „44 in un paesaggio idilliaco invaso dalle bombe. Per ultima Elisa Ferracin che già lavora sui set professionali e ha detto “E‟ dura , ma è il più bel lavoro del mondo”.
Un giovane piemontese, Giorgio Carraro ha presentato un cortissimo molto ironico, dal titolo “Mister Skappa” e un corto meno riuscito, pieno di mitra e spari, dal minaccioso titolo “Killer, Cops&Thieves”, alla platea piena di professionisti dello spettacolo mischiati ai parenti stretti di alcuni allievi.

Tra questi undici ragazzi ci sarà chi volerà alto come un condor, o chi lavorerà in schiera, per citare la famosa frase che dice Burt Lancaster nel film di Visconti “Gruppo di famiglia in un interno” ma certamente tutti sono pronti per essere scritturati nel mondo dello spettacolo Improvvisamente, tra lo stupore generale, la zona dello schermo è stata invasa da molti ex allievi, di anni accademici diversi, capeggiati da Bogdan Drayer e Emanuele Crialese. Il primo per assistere a questa proiezione è venuto a posta dalla Transilvania dove sta preparando il suo quinto film, che dovrebbe interpretare Depardieu . Il secondo , che nel 2006 ha vinto il Leone d‟argento a Venezia e il suo film “Nuovomondo” è stato in corsa agli Oscar, ha lasciato gli studi di Cinecittà dove sta terminando il suo quarto film . Hanno abbracciato Sofia Scandurra che non si aspettava questo momento di commozione. Hanno voluto premiarla con un riconoscimento intitolato le tre P, ideato da Bogdan, realizzata da Moreno Alessi, altro ex allievo.

Una incisione su vetro che nasconde le parole Penna, Pennelli, Pellicola, a rappresentare le maggiori attività della loro maestra scrittrice, pittrice e regista. Emanuele e Bogdan, essendo i più vecchi degli allievi le hanno consegnato il premio e una iscrizione che dice: “Grazie Sofia per averci trasmesso l’amore per il cinema, arte di tutte le arti. Ci hai insegnato ad avere la giusta considerazione del nostro talento e la fiducia nei nostri progetti”.

Tobia Greco, nella fila dei neoregisti , curioso come sempre, ha occhieggiato e letto: “da più di 25 anni segui noi giovani bizzarri, acerbi, creativi, insaziabili aiutandoci a scoprire le nostre doti.” Intitolata “A Sofia, nostro instancabile punto di riferimento”. Sofia, commossa, ha detto “Nell’arco della vita ne ho presi parecchi di premi, ma questo è quello che mi fa più felice” poi si è rivolta ai neoregisti, ancora schierati “vi auguro di volare alto come Bogdan ed Emanuele”

Roberto Reale, direttore della fotografia, docente alla Libera Università ha concluso la serata dicendo ai neoregisti “Vi auguro di poter dire presto ciak e azione !” e con l‟ultimo battito di mani si sono spente per quella sera le luci della Casa del Cinema.

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