Il CIGNO NERO (BLACK SWAN)

Usa 2010, Regia: Darren Aronofsky, Sceneggiatura: Mark Heyman, Andrés Heinz, John J. McLaughlin, Fotografia: Matthew Libatique, Montaggio: Andrew Weisblum, Musiche: Clint Mansell,Cast: Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel, Barbara Hershey, Winon Ryder, Benjamin Millepied, Produzione: Fox Searchlight Pictures, Distribuzione: Fox Italia, 1h 43’

Perché scrivere un articolo (peraltro in ritardo) su Black Swan, pellicola sulla quale hanno scritto pressoché già tutti?
Perché a mio avviso, c’è un visibile “buco critico” che si potrebbe (questo almeno si) sanare.
E’ stato presentato nel settembre 2010 al Festival di Venezia dove la seducente Mila Kunis ha vinto il Premio Mastroianni per i giovani attori emergenti.
Natalie Portman ha vinto il Golden Globe come migliore attrice.
In Italia, Carla Fracci si è lamentata della “visione della danza classica” che ne dà il film.

Che questa ultima fatica del geniale Darren Aronofsky sia la gemella, il secondo film del dittico della “fatica e del sacrificio della carne” di cui il più conosciuto The Wrestler con un redivivo Mickey Rourke fa parte, nessuno lo mette in dubbio, che però nessuno, dico nessuno tra i redattori e i critici (anche internazionalmente) sia riuscito a vedere, proprio nell’anno della sua prematura dipartita, le affinità elettive più profonde ed influenti con il film d’animazione psycho thriller Perfect Blue ( vedere http://www.sentieriselvaggi.it/72/4284/SOL_LEVANTE_-_Perfect_Blue.htm ) è però tristemente altrettanto vero ed è specchio di una situazione stagnante generalizzata della critica generalista, composta da persone che guardano e conoscono, essenzialmente, tutti gli stessi film, senza tener conto di una auspicabile alterità pur presente davanti ai loro occhi (poco) visionanti.
E non è una ipotesi peregrina, vista la citazione visiva che il regista già fece allo stesso film di Satoshi Kon del 1997 in epoca non sospetta con il suo terribilmente magnifico e martellante ‘Requiem for a dream’ (2000) nella scena della vasca da bagno con la schiena arcuata di Jennifer Connely che si comportava esattamente come il personaggio di Mima in Perfect Blue.
La “soggettiva” della narrazione sulla paranoia e il seguente implacabile fluire in essa di una ex idol (Mima) che diventa attrice per rinnovare la sua carriera, ma che viene perseguitata dalla sua metà oscura (la Mima “nera”) che non è per nulla contenta e che ora la vuole uccidere ci fa ricordare non poco questo Black Swan, togliendo i contesti differenti (una il balletto, l’altra il mondo patinato delle idol).

Impressione che più che insistere, diventa certezza, come una pugnalata di un pezzo di vetro al proprio addome, vedendo visivamente la Mima e Nina (Natalie Portman) vestite di un bianco virgineo mortuario pronto ad essere vivificato ed impregnato del rosso sanguigno più purpureo.
Come la Mima (di spalle)veniva inghiottita dalle luci del palcoscenico televisivo nella capitale scena iniziale del film d’animazione

anche Mina (sempre di spalle) viene inghiottita dalle luci del teatro prima di crollare esanime al suolo come il suo ruolo impone, alla fine del film.
Con questo, non voglio togliere nulla alla pellicola, riuscita ed agghiacciantemente inquietante, ma il passaggio di tre diversi sceneggiatori e (forse) l’inconscio del regista hanno fatto il resto .
D’altra parte le dichiarazioni che rilascia il regista alla stampa apparentemente non vanno nella direzione su esposta:
“Ho scoperto questa idea [la narrazione soggettiva ndr] guardando Allucinazione Perversa (Jacob’s Ladder) di Adrian Lyne (1990): è presente giusto un piano alla fine dove la visione si trasforma in soggettiva, quando Tim Robbins vede sulle scale un bambino che credo fosse Macaulay Culkin. E’ una soggettiva molto strana. Ho capito allora che si poteva passare dalla terza alla prima persona al cinema. Ho visto i film di Polanski e ho capito che è esattamente quello che fa.” 1

Ma è il gioco cinematografico dei rimandi inconsci, questo, è l a magia primigenia del cinema se non si spinge la cosa oltre l’onestà intellettuale.
Matthew Libatique e Aronofsky ben si ricordano, inoltre, delle luci acide e lisergiche di un altro grande film (altro) sul balletto: Suspiria di Dario Argento, dal soggetto di Daria Nicolodi, le luci sono di un viola intenso acido che inondando la sala delle prove dove le ragazze ci danzano in punta di piedi, le quali sono completamente e inconsapevolmente avvolte, come la soggettiva a cui non si può scappare dall’inizio della pellicola.

I primi minuti de Il Cigno Nero, con una cinecamera roteante e danzante insieme ai due personaggi, e con le musiche di Clint Mansell (collaboratore di fiducia ormai) basate su Tchaikovwski, hanno una grazia ed un sentimento perturbante notevole, il ballo che il piccolo cigno bianco fa con il cigno nero (una maschera oscura che ricorda per arcane armonie quella del ‘Barbagianni’ del Deliria di Michele Soavi ).

Natalie Portman è un corpo che ha l’assordante bellezza dell’effimero giapponese, assomiglia ad un ramoscello, pronto a spezzarsi in ogni momento, rendendo il suo fascino intenso ed irresistibile con quel suo corpicino esile esile, quasi disegnato.
Natalie Portman (Nina) è anche Mima in altri sogni cinematografici, ma pochi lo sanno.

Davide Tarò.

1 Nicholas Elliot, Un mélodrame d’horreur, Etretien avec Darren Aronofsky, pag 10, Cahiers du Cinema 664, fevrier 2011, Cahiers du cinema, Paris

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