PORCO ROSSO Home Video

Kurenai no Buta, Animazione, Regia: Hayao Miyazaki, Giappone 1992. Original story, screenplay written and directed by: Hayao Miyazaki Music director: Joe Hisaishi Supervising animators: Megumi Kagawa, Toshio Kawaguchi Art director: Katsu Hisamura Color design: Michiyo YasudaCamera supervisor: Atsushi Okui Theme Song Performance: Tokiko Kato Editor: Takeshi Seyama “Porco Rosso” Production committee: Tokuma Shoten, Japan Airlines, Nippon Television Network, Studio Ghibli Executive producers: Yasuyoshi Tokuma, Matsuo Toshimitsu, Yoshio Sasaki Associate executive producers (planning): Tatsumi Yamashita, Hideo Ogata Producer: Toshio SuzukiDistributor: Toho Production: Studio Ghibli, Durata:’94 minuti.

Prima fu un manga, pubblicato sulle pagine della rivista Model Graphics, voluto fortemente da Miyazaki che di motori e di aerei se ne intendeva e di amore si trattava.
Doveva essere, in origine, soltanto un cortometraggio promozionale per la compagnia aerea JAL.
Uno dei tanti servizi che la rivista Animage dedicò nei fruttuosissimi ed epocali anni ’90 (per la Ghibli) mentre l’Occidente animato dormiva (tranne la Francia… c’è da dirlo) ad Hayao Miyazaki, il regista che era in attività dagli anni ‘60 e che stava diventando finalmente “mito” in Giappone, lo ritraeva amabilmente in foto, ora preziose per i collezionisti, con casco e cloche alla mano a bordo di un aeroplano, sua grandissima passione, c’è ancora da ribadirlo.
Aeroplani e voli pindarici di ragazzi che si devono conquistare la loro giovinezza, che da omaggi alla storia dell’aviazione come cimeli ormai epicamente e meravigliosamente deteriorati in uno degli episodi della prima pionieristica serie di Lupin III (giacca verde, 1971) alla serie Conan Il ragazzo del futuro(1978), per arrivare alla seconda serie di Lupin III (giacca rossa, 1980) con l’episodio 145 per non parlare di tutta la sua filmografia (l’aliante de Il castello di Cagliostro e Nausicaa, sino al rudere aereo costruito con l’ingegnoso ‘fai da tè’ del giovane Pazu in Laputa, il buffo spirito con ombrellino alla zampa di Totoro , la scopa in Kiki delivery Service) sino al ‘Ponyo sulla scogliera’ un po’ “diverso” e più marino e liquido (vedere https://fmcinema.it/2009/03/28/visioni/ponyo-sulla-scogliera/ ).

Nel biennio 1991/1992 lo studio Ghibli riesce a segnare due grandi successi decisivi di pubblico con l’intimista, elegiaco e poeticamente malinconico ‘Omohide Poroporo’ (Gocciolano i ricordi, ndt: ‘poro poro’ è una onomatopea atta a rappresentare il rumore di gocce che cadono) dell’amico e collega Isao Takahata e questo Kurenai no buta, ‘Porco Rosso’ di Miyazaki uscito nell’isola di Yamato il 18 luglio 1992.
Italia anni ’30, Fascismo.

Marco Pagot detto “Porcellino” (citazione benevola al nostrano Marco Pagot che tuttavia non apprezzò per nulla, Hayao lo aveva conosciuto grazie alla coproduzione 1982 targata Rai-TMS ‘Il fiuto di Sherlock Holmes’) è un aviatore sopravvissuto alla grande guerra con il suo coriaceo e ancora attivo Savoia S-21 (dal mitico motore di aeroplano realmente esistito), devastato dai sensi di colpa per non essere morto con i suoi compagni, e soprattutto al suo amico Berlini, sparito via per sempre insieme agli altri amici, dentro una ieratica luce tra le nuvole, a bordo dei loro inseparabili aerei, Marco è si sopravvissuto, ma al prezzo di sembianze di porco.

“Meglio maiale che fascista” dirà in una capitale battuta.
Solo di notte Marco ritorna con le sue sembianze umane.

‘Butaya’, porcile, era anche il nome del piccolo studio di Miyazaki, non a caso per il regista il maiale, oltre ad essere uno dei suoi “simboli” preferiti, è anche una creatura oltremondana, liminale, che ha a che fare più con l’aldilà che l’aldiquà.
L’aldilà della visione.

Marco Porcellino ama, ricambiato, la cantante Gina amica di tutta una vita, dall’infanzia, ma il senso di colpa verso la morte dell’amico fraterno Berlini non gli permette di viverci insieme, lui ha come patria le nuvole, lui si fa chiamare Porco Rosso e ingaggia duelli aerei (contro la banda di pirati aerei ‘Mamma aiuto’, citazione alla ‘Mama’ di Laputa, e contro il rivale americano Donald Curtis, stesso cognome del regista Michael di Casablanca…), lui vive in un atollo dimenticato ed irraggiungibile, su una sdraio, spaparanzato con un giornale d’epoca a coprirgli la faccia, e un tavolino con una radiolina ed un bicchiere di vino da fargli come poggia piedi, il suo aereo rosso parcheggiato nell’acqua.

Vedendo Marco Porcellino seduto sulla sdraio verso il mare, non si può non far venire alla mente una delle inquadrature preferite di Miyazaki: L’essere davanti all’infinito.

Ritorna spesso, quasi sempre, che un personaggio sia inquadrato di spalle mentre è intento a guardare (o dormire in questo caso) verso un orizzonte assolutamente non precluso, anzi appartenente già interiormente al personaggio, questa è una tipologia di inquadratura delle più poetiche di Hayao.
Vi è una Milano d’antan, con un gusto particolarissimo che solo uno straniero appassionato di borghi italiani di matrice europea come Hayao poteva rendere così, una lacrimuccia di commozione a vedere anche la torinese Mole Antonelliana (oggi Museo Nazionale del Cinema, un destino?), folle e geniale opera dell’Antonelli, troneggiare sui titoli di coda.

Il character design riesce ad essere Miyazakiano, il soggetto, la sceneggiatura e la regia lo valorizzano in tutto e per tutto, è davvero uno spettacolo, è capitale vedere animata la bella Gina di cui Marco è innamorato, sembra di rivedere (da una altra angolazione) ‘Casablanca’ di Michael Curtiz, e in effetti l’impermeabile ed il cappello di Marco aiutano, per non parlare del locale dove lavora Gina, (ri)prodotto con una maestria e con una magica e altera demiurgia che solo l’animazione può dare in questa poetica ed inedita maniera.

Le musiche di Joe Hisaishi sono di più che perfette, riascoltabili per l’eternità su un atollo abbandonato.

Nei cinema d’Oltralpe arrivò alla fine degli anni ’90, misconosciuto.

Ora, più di diciotto anni dopo dalla sua uscita Giapponese anche la ‘giovine Italia’ animata ha potuto godersi questo capolavoro, ed ora lo si può anche avere in una sufficiente edizione dvd e blu ray (con extra gli interi storyboard della pellicola) dalla Lucky Red.
Ringrazio la ‘giovine Italia’ critica degli anni novanta, che quando nessuno sapeva chi fosse Miyazaki ( e non gliene fregava neppure di saperlo, parlandone invece ora con tutti gli onori su carta patinata e giovanile) scriveva questi preziosi volumi e contributi :
Yamato, a cura della redazione di Yamato srl, numero 12, Milano 1996 Nippon Manga eiga Shi- Orfani e robot di Gianni Bono e Alfredo Castelli, Milano, Epierre Edizioni, 1983
Kappa Magazine, a cura dei Kappa Boys, nn°2-4-12-37, Star Comics, Perugia 1992/95
Mangazine, a cura dei Kappa Boys, 2-9-20-31-32-34-44, Granata Press, Bologna 1991/95
Le anime disegnate, di Luca Raffaelli, Roma 1994/2009,Castelvecchi/Minimum Fax
Marco Pellitteri, Mazinga Nostalgia, Roma, Castelvecchi.
Mario A. Rumor, The art of emotion Il cinema d’animazione di Isao Takahata, Cartoon Club/Guaraldi Rimini 2008
Francesco Prandoni, Anime al cinema, Yamato Video, Milano 1999
Ringrazio, comunque, anche gli scrittori immemori dei pionieri, a tutti quelli che scrivono e continuano a scrivere di Miyazaki Hayao, sono importanti i contributi di tutti.

Davide Tarò.

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