POMPOKO

Heisei Tanuki Gassen Pompoko, Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Isao Takahata, Storyboard: Yoshiyuki Mamose, Shinji Otsuka, Character Design: Shinji Otsuka, Musica: Katsu Hoshi, Produzione: Studio Ghibli, Nihon Television Network Corp, Giappone 1994, 118’.
“Vivi!” urlava il cartello pubblicitario di ‘Monoke Hime’ (La Principessa Mononoke) di Hayao Miyazaki nel 1999, arrivato anche miracolosamente in Italia nei cinema.Era una geniale trovata dei pubblicitari e del merchandising della Ghibli1

Mario A. Rumor diceva, ironicamente e lucidamente, che un “Sopravvivi!” sarebbe stato più opportuno per un film quale ‘Pompoko’2
Voluto da Hayao Miyazaki che praticamente “convinse” Isao Takahata a dirigerlo, non tanto perché il regista compagno di avventure di Hayao non sentisse il desiderio di creare qualcosa che in qualche modo mettesse in primo piano l’Inaka (la campagna) e i cambiamenti antropologici della società e della “persona” giapponese, ma perché Takahata è sempre stato defilato sulla scena come una pudica ragazzina di altri tempi, una pudica ma geniale signorina che in effetti da molti anni, dal 1991 con il suo capolavoro ‘Omohide Poroporo’ (Ricordi Struggenti) non aveva più diretto alcun film.
Troppi.

Un artista ed un poeta lo dimostra di esserlo una volta di più il garbato Takahata, con uno dei film più belli (e misconosciuti dal pubblico) dello Studio Ghibli: ‘Pompoko, La guerra dei Tanuki dell’Era Heisei’ (era iniziata nel 1989 per i Giapponesi)
Spazziamo via eventuali fraintendimenti, qui di “kawai” nell’accezione più classica del termine c’è davvero poco, la trasformazione dei tanuki (specie tutta giapponese tra il tasso ed il procione protagonisti di molte leggende popolari e folk loriche) in esseri umani non è divertente nell’accezione più conosciuta del termine, è piuttosto necessaria: si combatte la cementificazione selvaggia, il mutamento di segno da un’economia legata alla terra ad una bolla finanziaria (bolla esplosa sempre in quegli anni, di cui il film è fedele testimone e metafora) i tanuki che combattono per la loro sopravvivenza potremmo essere benissimo noi, come diceva Takahata stesso all’epoca della presentazione del film.

La pellicola è avvolta da una tragicità non opprimente come il capolavoro imprescindibile ‘Hotaru no Aka’ (Una Tomba per le lucciole) dove la presenza dei fantasmi del cinema d’animazione tremando forte si sente nelle ossa, ma ben presente comunque: d’altra parte si tratta ben di Tanuki che combattendo strenuamente e numericamente inferiori muoiono, in funzione di un senso imprescindibile di una lenta ed inesorabile caduta, un cambiamento antropologico (di credenze, di valori) implacabile dettato da interessi di costruzioni edili, da una economia di rapina dettata da interessi altri ed alti.

Il riuscito film è una fusione di poesia “Takahatiana” discreta e umanamente potente e un completo festival folklorico, un Matsuri si potrebbe anche dire, ma non di quelli Oshiiani e oltremondani come potevano essere quelli di Uruseyatsura (Lamù). Il livello folklorico di questa pellicola è riuscito ed è soprattutto una sorta di discreta “revanche” di classe verso il collega amico Miyazaki che non gli permetteva di mandare avanti il progetto di rendere animato il capolavoro ‘Heike Monogatari’ perché un altro progetto personale gli stava ben più a cuore: il progetto di Monoke Hime.
O uno o l’altro, e chi ha vinto lo sappiamo bene.

In Pompoko, allora, Tahakata si prende la sua soddisfazione e cita in un amorevole scena, anche quell’ ‘Heike Monogatari’ così ardentemente desiderato, oltre ad una montagna di altre leggende giapponesi.

E mai citazioni si sentono più azzeccate e fuse con la storia e con la diegesi.
Il film si sviluppa in tre livelli percettivi riuscitissimi per quanto riguarda i protagonisti Tanuki: quello foto-realista, quello leggermente umanizzato/deforme (più vicino alla concezione del ‘Kawaii’ classico), e la versione umana (in puro stile Ghibli).

Si era già fatto ciò, in modi leggermente diversi, in Akira di Katsuhiro Otomo del 1988, dove i personaggi della realtà della diegesi del film, guardano alla televisione dei “cartoni animati”, ma tutto si fermava ad un secondo livello della rappresentazione percettiva.

Il character designer di Shinji Otsuka, ben si fonde con quello degli intercalatori e degli animatori chiave quali il geniale e compianto Yoshifumi Kondo, Makiko Futaki, Kazuhide Tomonaga e Atsuko Tanaka, creando una sottile patina di sospensione dell’incredulità spettatoriale che nessun’altro film dello studio Ghibli riuscì ad eguagliare con tanta forza e grazia.
“Inaudita poesia dei lavori di Takahata”3

‘Pompoko’, un film per parlare al cielo, finalmente in Italia in dvd, è un evento.

1 Francesco Prandoni, Man-ga! n° 1, pag. 35, Panini/Yamato Video, novembre 1997, Modena.
2 Mario A. Rumor, Capitolo XII: Pompoko, pag 276 in The Art Of Emotion Il cinema d’animazione di Isao Takahata, Guaraldi/Cartoon Club, Rimini 2007.
3 Luca Boschi, Qui Luca Boschi, pagg 114/116 in Kappa Magazine n°37, 1995, Star Comics, Perugia

Davide Tarò.

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