ROMANZO CRIMINALE 1 e 2.


Serie Tv, (12 episodi, 2008) (10 episodi, 2010) Regia: Stefano Sollima; Sceneggiatura: Daniele Cesarano, Giancarlo De Cataldo, Barbara Petronio, Leonardo Valenti, Paolo Marchesini; Musiche Originali: Pasquale Catalano; Cast: Vinicio Marchioni (il Freddo), Alessandro Roja (il Dandy), Francesco Montanari (il Libanese), Mauro Meconi (Fierolocchio), Andrea Sartoretti (il Bufalo), Daniela Virgilio (Patrizia), Marco Bocci (Commissario Scialoja), Riccardo de Filippis (Scrocchiazeppi), Fausto Paravidino (il Ranocchio), Emiliano Coltorti (il Nero), Giovanna di Rauso (Donatella), produzione 1°serie: Cattleya, Sky,Mediaset, 2°serie: Cattleya e Sky.

Che questa serie Italiana sia “pericolosa” non c’è alcun dubbio.
Pericolosa per l’establishment degli sceneggiatori svogliati della tv pubblica e quella privata di Mediaset (che sono più o meno gli stessi), come viene narrato in un’altra fiction Sky tutta italiana e capitale: ‘Boris’.

Pericolosa per la Storia italiana, con la S maiuscola, quella ancora ( e per molti anni) in massima parte sconosciuta a tavolino e non studiata: Gli anni di piombo.
L’eccezionale romanzo di De Cataldo nei primi anni del 2000 fu un maglio al cuore per chi, e ce ne sono tanti, voleva che degli anni ’70 italiani rimanessero generalmente e confusamente in mente in maniera del tutto superficiale e colpevolmente incompleta, se non deviata, le Brigate Rosse, il rapimento di Aldo Moro e stragi di Stato tutt’ora impunite.
La rievocazione scritta, romanzata, da novello Pasolini (nel romanzo e nella serie amorevolmente omaggiato tra l’altro) della creazione, ascesa e caduta della cosiddetta Banda della Magliana serviva proprio a questo.
E fu un successo.

Nel 2005 Michele Placido ha il coraggio morale di dirigere un film imperfetto ma preziosissimo, storicamente importante, proprio tratto sul romanzo.
E fu successo, nuovamente.
Nel 2008, dopo l’esperimento in parte riuscito della mini serie Quo Vadis Baby? (tratto dalla bella pellicola di Salvatores) Sky Italia investe su dodici episodi tratti dal romanzo di De Cataldo.

Ed è successo: 400 mila spettatori si affezionano, si emozionano, scoprono, ricordano e pensano ogni sera su Sky Cinema 1.
Lo trasmette nel settembre del 2009 in chiaro per la prima volta Italia 1 (Mediaset è in parte co-finanziatrice del progetto insieme a Sky per la prima serie) che codardamente o stupidamente lo trasmette dopo la seconda serata (temendo forse le ire funeste dell’authority di autoregolamentazione televisiva), non riuscendo però a far passare in secondo piano i pur lusinghieri dati d’ascolto.

Ben 35 paesi comprano i diritti del romanzo e della serie televisiva, nel 2009/2010 in Francia viene trasmessa da Canal+ dove trova successo e critiche assai favorevoli, la rete HBO (quella di Six feet Under, I soprano, True Blood, Carnivale, Desperate Housewife e tantissimi altri ancora) la trasmette come un suo serial.
Un motivo c’è, ed è da ricercarsi nel trattamento senza alcun cedimento del fortissimo soggetto, dagli sceneggiatori che si distaccano formalmente e fermamente dall’agiografia tutta italiana, prendendo a spunto i ‘twist narrativi’, i rimandi continui e nascosti di sceneggiatura, i discorsi a due personaggi e tantissime altre tecniche acquisite in America dai tempi di Twin Peaks perfezionate in X-Files e Millennium e poi passate a tutti gli altri serial venuti dopo (C.s.i. , Lost, Heroes, Six Feet Under, ecc… ecc…).

La regia è di quelle che solo Michele Soavi era riuscito a rendere in tv con la ‘Banda della Uno Bianca’, prodotto più unico che raro della televisione italica dei primi anni del 2000.

Stefano Sollima, figlio di Sollima Sr. asso del cinema “di genere” italiano proprio degli anni ’70, dà una sferzata forte e demiurgica all’intera messa in scena, usa la pellicola S16mm per girare e lavora molto in post-produzione, cosa più unica che rara nel modo di lavorare italiano.

Non ha paura di usare la “dannata” macchina a spalla per una forte scena di tensione tra il Freddo ed uno della banda nella seconda serie.
Il ‘pilota’ della prima serie composta da 12 episodi, è capitale in questo.

Si parte su un piano totale ai giorni nostri nel quartiere della Magliana, a Roma, un vecchio viene malmenato da dei ragazzetti poco di buono della borgata.
Esterno giorno, sempre nel presente qualche ora dopo, lo stesso vecchio si avvicina al bar dove i ragazzetti di prima stanno gozzovigliando, estrae una pistola e ne gambizza un paio, si avvicina ad uno di essi e gli sussurra qualcosa di impercettibile all’orecchio, il ragazzo ormai pare terrorizzato senza alcun controllo.
Ora la telecamera gira vorticosamente attorno allo strano vecchio che urla rabbioso, disperato ed impotente alle case popolari ed a una storia dimentica scritta impunemente dai potenti: “Io stavo con il Libanese!!!”.

Stacco temporale e di luogo, interno notte, ora siamo nel 1977 e vediamo un bagno di una casa di un palazzone popolare, la faccia di quello che incominceremo a conoscere come Libanese sbuca fuori riflessa dallo specchio del bagno, scopriamo che si sta lavando la faccia e si tira su i capelli, ma l’impressione audio visiva e soprattutto il montaggio, danno la fortissima impressione che abbia come sentito il lamento, il richiamo oltre il tempo e lo spazio del suo futuro perduto compagno, una musica triste e malinconica ben orchestrata comincia ad essere suonata, sarà una delle più belle musiche del soundtrack per tutta la durata degli episodi.

Così comincia Romanzo Criminale La serie.

Una capitale scena sempre tratta dal primo episodio, tanto per capire la forte cinematograficità dell’opera, è la sequenza del giovane commissario Scialoja che corre attraverso i moti e rivolte studentesche/civili contro la polizia e lo Stato di quegli anni, e nella fattispecie l’assassinio restato impunito di Giorgiana Masi.
Il commissario, appena sente alla radio della caserma di polizia che una ragazza non identificata è stata uccisa in piazza, pensa subito possa essere sua sorella minore ribelle che frequenta i centri sociali, allora seguiamo in un piano lungo e movimentato la disperata corsa di Scialoja con la musica in sottofondo di Iggy Pop nel brano ‘The passenger’ mentre sorpassa i cortei della polizia, corre tra le molotof e le fiamme ed il fumo delle macchine ribaltate, e la cinecamera lo segue, lo pedina, fino a quando finalmente in una semi soggettiva dalle spalle del commissario non riusciamo a vedere infine il giovane corpo riverso a terra.

Il brano ‘The Passenger’ serve a decifrare la scena, come un passeggero per l’appunto, il commissario Scialoja attraversa idealmente gli anni di piombo, mai sequenza fu più azzeccata e semiologicamente potente.http://www.youtube.com/watch?v=x9Wwzgbdp-o
L’uso dei brani sarà altamente significativo per tutta la durata delle due serie (22 episodi in tutto), il finale dell’episodio in cui la banda viene catturata per la prima volta per colpa di una soffiata, con la musica di Patty Pravo con la sua ‘Pazza Idea’ http://www.youtube.com/watch?v=M2rJjhfNwSM è congeniale a quello che succede in montaggio alternato alla banda che viene presa singolarmente singolo membro per membro, per finire la carrellata di arresti con il Freddo che ha fatto sesso (pazza idea appunto) con la sua nuova innamorata ex di suo fratello minore, oppure ancora ‘Figli delle stelle’ e Battiato e tantissime altre ancora.

Nel romanzo, genialmente pensato da De Cataldo, siamo già nei primi anni ’80 quando la banda è dentro per l’ultima volta, il Freddo stanco ed invecchiato in gattabuia sente un Sanremo molto speciale, quello stesso anno in cui un giovane chiamato Eros Ramazzotti canterà per la prima volta ‘Una terra promessa’, un po’ il leit motiv delle imprese della banda, purtroppo questa parte non è stata adattata per la tv.

La fine della prima serie (che corrisponde al capitolo cartaceo ‘Morte di un capo’) in cui viene assassinato il libanese, ha qualcosa di epicamente lugubre da tragedia greca soprattutto come viene gestita registicamente la messa in scena, il corpo del capo carismatico ormai senza vita è circondato da una sorta di coro greco muto sotto una pioggia battente, e le perfette ed epicamente malinconiche musiche di Pasquale Catalano completano la sensazione.

La seconda serie parte il 18 novembre del 2010 su Sky cinema 1, gli episodi diminuiscono (10 al posto dei 12 della prima stagione), il budget pure (Mediaset si dissocia, pur avendo prodotto anni prima una mediocre e più dispendiosa fiction sulla Mafia, chissà se la seconda serie la trasmetterà di nuovo a mezzanotte Italia 1 tra qualche mese?), i rapporti e gli eventi si infittiscono, ma vengono riassunti e adattati in modo da dare un finale soddisfacente nel giro della decade di episodi.
I primi due episodi della seconda stagione sono delle vere e proprie continuazioni in absentia del Libanese, la sua mancanza “manca”, pesa carnalmente e visivamente, in realtà non si può neanche dire che sia una “mancanza”, almeno per le prime due puntate che, come il shockante inizio con la soggettiva del corpo morto di Libano facevano già intendere, non smettono per un solo istante di ricordarlo in tutti i modi.

Il corpo morto caldo di un capo che ritorna come ‘fantasma’ shakesperiano per tutta la durata della seconda serie e che recita battute già storiche quali: “Brutto scoprire chi sei, eh?” rivolte al suo incredulo amico-traditore Dandi.
Romanzo Criminale è all’origine un libro di cui l’Italia aveva bisogno, come quelli di Saviano, come il bello e misconosciuto “romanzo criminale calabrese” ‘Anime Nere’ di Gioacchino Criaco, storie potenti che ci appartengono profondamente sin dalle radici, anche se non vogliamo ammetterlo.

Libri di cui ha bisogno l’Italia ora e per sempre, più che mai, brutto paese in cui si riescono e si fanno senza problemi (nel Veneto) i cosiddetti “roghi dei libri scomodi”,

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2572grazie all’assessore regionale alla cultura Raffaele Speranzon (!) del Pdl e quello dell’istruzione (!!) Elena Donazzan con il pieno e deprecabile appoggio in consiglio regionale veneto della Lega Nord e dell’Udc.
Pagine nere, sempre in tema di dittature (di carta) nascenti.
Nel 2008, poco prima della messa in onda della serie su Sky, la compagnia di Rupert Murdoch decise di installare proprio nella Magliana (pagando il Comune) delle gigantografie degli attori della fiction, poi registrando a scopo pubblicitario un video su You Tube che riprendeva la messa in posa di queste novelle “statue” di carta dei re di Roma.
Durante l’installazione si potevano vedere degli uomini incappucciati fuoriuscire da un camioncino al grido di “Libano uno di noi!!!” che poggiavano le statue di carta per terra e scappavano.

Dopo qualche giorno, i cartoni sarebbero dovuti essere fatti a pezzi dagli stessi uomini mascherati, con il messaggio “Il crimine non paga!”, ma non si fece in tempo, le statue vennero frettolosamente e forzosamente fatte portar via dalla questura di Roma, rendendo tutto il progetto vano.
Ma la pubblicità, per chi vide le statue, fu ancora più clamorosa ed “epica”.
Una curiosità: sul digitale terrestre free, cioè visibile a tutti non a pagamento, la rete Mediaset Iris, forse clamorosamente contro degli ordini interni dall’alto, sta trasmettendo in prima serata Romanzo Criminale 1 finalmente valutato a dovere nelle prime visioni gratuite con ottimi indici di ascolto, seguito da una serie di film poliziotteschi italiani anni ’70, la brava direttrice di rete l’ha studiata molto bene, chissà che la seconda serie per il digitale terrestre non passi direttamente a Iris (ordini dall’alto permettendo)?
Romanzo Criminale offre veri spunti di discussione anche dopo la sua messa in onda, cosa non da poco.
Sito ufficiale: http://mag.sky.it/mag/cinema/romanzo_criminale/romanzo_criminale_2.html

Davide Tarò.

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