SOUL EATER

Animazione, Giappone 2008, 51 episodi, Autore originale manga: Atsushi Okubo, Regia:Takuya Igarashi, Character Design: Yoshiyuki Ito, Musiche: Taku Iwasaki, Animazioni: Studio Bones, Trasmesso in Italia da RAI 4 il giovedì in seconda serata.

Tratta dall’omonimo manga di Atsushi Okubo già autore di B-Ichi edito da Square Enix, lo stesso editore a cui si doveva il manga di Full Metal Alchemist, questa serie animata non a caso è stata prodotta e curata dall’attivissimo studio Bones (Full Metal Alchemist, Wolf’s Rain, Darker Than Black) nel 2008, per forte volere dell’editore di riferimento del manga.
Il manga di Kubo si muove in un universo “Tim Burtiano” nella forma, ma nei contenuti estremamente shonen, per stessa ammissione dell’autore che voleva un manga di questo genere finalmente con protagonista una ragazza che “impugna” l’eroe.

Il maestro Shinigami (il Dio della morte giapponese) dirige l’istituto Shibusen, interamente votato all’annientamento delle anime corrotte dei grandi criminali e serial killer scritti sulla sua lista.
Gli allievi della scuola procedono in coppia: un Meister ed una “sua” arma demoniaca di forma umana che viene impugnata ed usata da questo e solo questo in una sorta di simbiosi perfetta ed irripetibile.

Questa arma, se riesce a mangiare 99 anime più una di una strega, può assurgere al rango di Death Schythe utilizzata dallo Shinigami in persona.
I primi tre episodi della serie presentano le prime tre “coppie”: La ragazza Maka e la sua falce, il “molto figo” Soul Eater, o semplicemente ‘Soul’, Black Star, ninja eccentrico vera caricatura di Naruto, armato della bella e dolce Tsubaki, Death the Kid, figlio dello Shinigami, maniaco della perfezione e della simmetria, che impugna le sue due pistole “simmetriche” Patty e Liz.

Lo Studio Bones gioca la sua carta vincente praticamente subito con l’anime, il regista Yutaka Nakamura (Sword of the stranger) cura il combattimento iniziale tra Maka, Soul e l’anima di Jack lo squartatore del primo episodio, sequenza nella quale lo spazio perde almeno due dimensioni, e dove i limiti della gravità sono solamente sospesi per qualche irripetibile momento, cosa che anche i programmatori e i montatori dei promo di Rai 4 hanno capito, visto che l’hanno infilato molto azzeccatamente nella pubblicità della trasmissione tv dell’anime.
La regia di Atsushi Okubo già visto in Host Club, e nel secondo film di Zatchbell! , qui diventa sperimentale, di quel tanto che, unito al soggetto ed alla ambientazione particolare, rende non rari veri e propri momenti di spaesamento, le angolazioni delle inquadrature sono ricercatissime e sempre iconoclaste.

Il character design di Yoshiyuki Ito, già visto nella prima serie animata di Full Metal Alchemist, qui compie il miracolo di rimanere fedele al tratto di Okubo, ma nello stesso tempo renderlo in animazione più morbido e fluido, addirittura più accurato nei dettagli, cosa molto rara.

Una serie piena di sorprese, anche per i personaggi che posseggono personalità forti e in qualche modo imprevedibili (Soul che viene “tentato” dal potere assoluto, Il professor Stein che scivola nella follia spesso e volentieri), che in un contesto Shonen di amicizia, combattimento e sacrificio, danno i loro frutti.
Una bella serie, che nella seconda metà tende a perdere un po’ di qualità (comunque alta e che per alcuni episodi rasenta le pellicole cinematografiche più curate), ma che recupera in originalità (l’anime si stacca progressivamente dal manga sul finire degli episodi, per raggiungere la sua “propria” fine).

Davide Tarò.

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