Queer Lisboa 2010

“Che bisogno c’é oggi di un festival a tematica?” A questo diffuso quanto legittimo quesito tenta da alcuni anni di replicare tra gli altri Queer Lisboa, il festival di cinema glbt celebratosi nella capitale lusitana dal 17 al 25 settembre scorsi: 3 sezioni competitive, ancor di più quelle collaterali, che hanno disegnato il programma della manifestazione giunta alla sua 14a edizione. Teatro di tutte le proiezioni ancora una volta le affascinanti sale del cinema Sao Jorge, nella centralissima Avenida da Libertade, monumentale arteria cittadina in memoria d’un altro genere di rivoluzione.

Ad aprire l’affollato gala d’inaugurazione è stato il brasiliano Do Começo ao Fim di Aluizio Abranches, storia già cult di due bellissimi fratelli e del loro amore incestuoso circondato dagli stilemi di una storia a lieto fine: ottimo negli intenti, deludente nello svolgimento piuttosto banale. L’eterogeneo calendario del concorso lungometraggi si è quindi concentrato sulle molteplici tonalità dell’arcobaleno glbt, cercando di non scontentare gli esigenti palati cinefili: tra i film selezionati si è apprezzato l’ultimo lavoro di Auraeus Solito Boy, incentrato sulla passione tutta adolescenziale tra un benestante poeta in erba e un ragazzino, spogliarellista per sopravvivenza; a rappresentare l’Italia c’era poi Viola di Mare, il dramma di Donatella Maiorca uscito lo scorso anno nelle sale nostrane e ambientato nella seconda metà dell’800 in Sicilia, con Valeria Solarino e Isabella Ragonese; Children of God di Kareem Mortimer, prima pellicola dichiaratamente a tematica omosessuale proveniente dalle Bahamas, una delicata storia di coming out tra un giovane artista bianco e un ragazzo di colore, gay non dichiarato. Infine ad aggiudicarsi il riconoscimento come miglior film è stata tuttavia la pellicola argentina El Último Verano de La Boyita della cineasta Julia Solomonoff: la delicata figura di Jorgelina, adolescente divisa tra le accoglienti sicurezze dell’infanzia e i turbamenti dell’età adulta ha convinto la giuria del festival, che ha poi voluto conferire una menzione speciale anche all’ americano Jake Yuzna con il suo Open.

La sezione competitiva per il miglior documentario è stata dunque conquistata da Ångrarna – Regretters del regista svedese Marcus Lindeen, cronaca toccante dell’intenso dialogo tra due ex transessuali nel porre a confronto i condivisi dolori di un’intera esistenza; menzione per l’israeliano I Shot my Love, agrodolce rapporto a tre con tanto di madre; il francese Toiletzone di Didier Blasco si è infine aggiudicato il riconoscimento per il miglior corto.

In appendice alle sezioni principali di Queer Lisboa 14 le numerose panoramiche collaterali: “Os fazedores dos suìços”, interessante retrospettiva sul cinema queer svizzero in tutte le sue declinazioni; “Queer Art”, indagine sui generi e sull’esibizione estetica del corpo, dal femminismo alla post-pornografia; l’incursione musicale di “Queer Pop” quest’anno dedicata immancabilmente ai videoclip-fenomeno di una certa Lady Gaga; “Noites Hard” in un viaggio indiscreto fuori orario sulla produzione erotica recente. Infine l’ottimo “Espaço da Memória”, momenti di confronto pubblico su tematiche care alla comunità glbt, spazio aperto al dibattito tutte le sere nelle sale del cinema Sao Jorge, all’ora dell’aperitivo. Piccoli e grandi eventi mondani hanno quindi catalizzato l’attenzione del grande pubblico, come l’attesissima presentazione lisboeta dell’ultima fatica di Bruce LaBruce L.A. Zombies: the movie that would not die: tutto esaurito per la proiezione di mezzanotte, il sovversivo cineasta canadese dopo il successo di Otto; or Up with dead people torna a suo modo a celebrare l’estetica dei morti viventi, firmando tuttavia una pellicola decisamente più vicina alla sua precedente produzione hardcore d’autore. Deludono quindi i suoi porno-Zombies – nonostante la simpatica presenza del divo erotico François Sagat – con un gratuito e compiaciuto sapore di già visto.

Ancora parties, incontri, letture e un imperdibile workshop di tango queer a colorare e arricchire l’agenda 2010, ma Queer Lisboa é ancora e soprattutto il suo generoso pubblico: sempre pacato nella sue eclettiche sfumature. attento non solo ai titoli di grande richiamo, diligentemente e semplicemente presente a testimoniare innanzitutto una grande passione cinefila. Senza eccessi di mondanità o dimostrazioni di onnipresenza tipiche d’altre manifestazioni analoghe. Questa ci pare in conclusione la risposta più plausibile all’interrogativo iniziale, le persone: con la loro voglia di esserci, di presenziare educatamente ad una festa di genere collettiva, di assistere a pellicole che purtroppo in altre occasioni non si potrebbero vedere in una sala cinematografica. Sono loro certamente, nell’unicità caratteriale tipica di questo paese, la sensazione più tangibile e piacevole dell’esperienza lisboeta.. Al prossimo anno!

Massimo Pornale

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