IL DRAGO E LA SAETTA

 

IL DRAGO E LA SAETTA, Modelli, strategie e identità dell’immaginario giapponese

Tunué, 632 pagg, 28 euro, 2008.

Marco Pellitteri sociologo e specialista della comunicazione.

Ma è davvero molto, molto di più.

E’ un serissimo studioso che è riuscito con il proprio acume, la sua passione ed il suo incrollabile metodo a parlare  e dialogare fruttuosamente con una platea internazionale anche e soprattutto accademica.

Cosa non da poco, pensiamo solo al “ghetto culturale” della saggistica sull’animazione giapponese di una quindicina di anni fa: a quell’epoca tutto questo sarebbe risultato quantomeno incredibile.

Invece l’autore degli imprescindibili (e qui colpevolmente non ancora citati) Sense of Comics (1998, Castelvecchi), Mazinga Nostalgia (1999, 2002, 2008 Coniglio Editore) Conoscere l’animazione (2004) e curatore del volume Anatomia dei Pokemon (2002) ha sfornato qui qualcosa di mastodontico: “un affresco teorico di rarissima e ricca intensità argomentativa” viene scritto a ragione sul retro del volume , ed ancora queste parole non renderebbero giustizia a quello che il libro offre davvero ai lettori.

Il Drago e la Saetta: questo è il titolo del magnifico ed irrinunciabile volume.

Ci è voluto un  po’ per farlo mio e assimilarlo nel profondo; non è un percorso ostico, ma densissimo, affascinante e a tratti sconcertante, questo si.

Il libro comincia teoricamente (e in maniera ‘soffice’) a dividere le due fasi di “invasione” mediatica dal Giappone alla ricettiva Europa (Germania, Spagna, Francia e su tutte primeggiante l’Italia!), chiamate metaforicamente del Drago (da Goldrake, Drake=Drago=latino Draco) che si è svolta fra il 1975 e il 1995 e della Saetta (dalle scariche elettriche che produce Pikachu dei Pokemon) che si è svolta tra il 1995 e oggi.

Le dinamiche di globalizzazione della cultura di massa giapponese (pop colture japanese) qui sono presentate  con una innovativa spinta ad entrare nei reconditi particolari, con competenza, acume, ferrea e titanica documentazione e passione (di quella che brucia come il nekketsu, non finta e bolsa).

Durante le due fasi diversi conglomerati tematici scaturiscono dai dispositivi sociali e mediatici del Sol Levante; il coraggioso volume continua ad indagare tra i più peculiari tra essi che sono individuati sotto i nomi di ‘Macchina’, ‘Infante’ e ‘Mutazione’ dove quest’ultima si divide ancora in altri tre livelli scovati con una lucidità senza pari; siamo ad un punto di non ritorno che verrà studiato ancora nei prossimi anni, siamo testimoni di un anno zero dello studio del settore, siamo al big bang teorico.

Un libro necessario, da avere nella propria libreria, da leggere attentamente e fare lentamente proprio: c’è davvero tutto l’Oriente che ci ha resi quello che siamo nel bene e nel male. Pagina dopo pagina, amo pensare che venga lentamente fuori la personalità dello scrittore; la premessa del ricchissimo volume è qualcosa di esemplare e disarmante, profondamente umana e commovente: ci troverete un ryokan di Tokyo, un anno qualunque  ma importantissimo, un incontro casuale essenziale.

Leggete bene con il cuore e le orecchie ben drizzate quello che il Pellitteri cerca di dire e scrive con una incrollabile competenza forgiata da un velo di malinconica allegria.

Il resto è semplicemente TUTTO quello che amiamo di più, preso per mano delicatamente e messo con competenza in un contesto sociologico nella più ampia accezione del termine.

La preziosa prefazione è scritta da Kiyomitsu Yui, professore ordinario di Sociologia della Facoltà di Lettere di Kobe,  inoltre arricchiscono il volume un saggio di Jean Marie Bouissou e i contributi di Gianluca Di Fratta, Cristiano Martorella e Bounthavy Suvilay.

In questo periodo è stata preparata la versione inglese internazionale (aggiornata ed ampliata).

Davide Tarò

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