L’UOMO NELL’OMBRA

Tit. Or. Ghost Writer, regia: Roman Polanski, Sceneggiatura: Roman Polanski, Robert Harris, Direttore della …fotografia: Pawel Edelman; Montaggio:Herve De Luze; Scenografia: Albrecht Konrad; Musica: Alexandre Desplat; Produzione: Roman Polanski, Robert Benmussa, Alain Sarde. Cast: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Olivia Williams, Kim Cattral, Timothy Hutton, Tom Wilkinson, James Belushi.Distribuzione Italiana: 01 Distribution, produzione: Francia, Germania, Gran Bretagna 2010. Durata 2h11’.

Che il regista Roman Polanski, dal 26 settembre 2009 (e magari anche da qualche mese prima, diciamo all’inizio delle riprese di questa pellicola) stia vivendo un punto focale della sua tormentata e tormentosa vita, non c’è alcun dubbio.
Nato a Parigi il 18 agosto 1933, bambino ebreo polacco.
“orfano di madre, morta ad Auschwitz durante la persecuzione nazista (suo padre è invece sopravvissuto al campo di sterminio di Mauthausen), e a cui è riuscito a sfuggire grazie all’aiuto della chiesa cattolica Polacca. Polonia Francia Inghilterra… ha girovagato molto Roman, diventato nel frattempo Polanski, per inseguire i suoi sogni cinematografici” 1
Maledetto si può ben dire, maledetto perché il mondo al piccolo (e grande) Roman si è presentato per come è nella maggior parte dei casi: Mostruoso, insensato e spietato.
Puro cinema, di quel cinema che rimane negli anni insomma.
Fa parte della nouvelle vague polacca insieme a Jerzy Skolimoski con il quale ha scritto il suo primo lungometraggio nel 1962 Il coltello nell’acqua (Nozw Wodzie) interpretato dall’eterea Jolanta Umecka sua prima musa.
Dopo la sua prima fuga in Francia lavora con Chaterine Deneuve in Repulsion (1965), due anni dopo incontra Sharon Tate (Per Favore non mordermi sul collo… The Fearless Vampire killers 1967) sua futura sposa che viene trucidata (con suo figlio in grembo) dal capo della setta satanica Charles Manson il 9 agosto del 1969.
Nel 1968 la schiera delle sue muse cinematografiche si amplia con la futura amica Mia Farrow (Rosemary’s Baby) e con il suo primo film americano e nel 1974 si scontra con l’irascibile e stupenda sua nuova musa Faye Dunaway e conosce Jack Nicholson (Chinatown).
Nel 1977 per colpa sua ed esclusivamente sua (questo per onestà intellettuale bisogna ammetterlo) viene arrestato per aver consumato un rapporto sessuale, nella villa di Nicholson, con la modella allora tredicenne Samantha Gailey (altra sua eventuale musa?), sconta quarantadue giorni in carcere dopo perizia psichiatrica (il regista ha sempre dichiarato di non sapere la vera età della ragazza) e dopo un patteggiamento che non durerà poi molto visto che l’anno dopo il naturalizzato americano deve fuggire in Francia, dove ottiene la cittadinanza, e dove trae ispirazione per il suo capolavoro L’inquilino del terzo piano (Locataire, 1976) .
Il 1979 segna il ritorno definitivo in Europa dopo l’accusa di stupro negli Usa, e gira Tess con un’altra musa di nome Nastassja Kinski mai stata così genuinamente fantasmatica, poi nel 1992 incontra la sua futura moglie Emmanuelle Seigner (così troppo simile alla sua Sharon) girando Luna di Fiele e due anni dopo dirige Sigourney Weaver in La morte e la fanciulla (Death and the maiden).
La galleria di figure femminili finisce qui, Polanski è sempre riuscito a lavorare in un certo impareggiabile modo con le icone femminili, con la figura femminile in genere, memore forse di una figura materna dolorosamente assente e mai conosciuta.
La sua personalissima galleria si arricchisce di una nervosa, inquietante e sensualissima Olivia Williams proprio nel 2009.
In Ghost Writer (titolo originale e più “vero” de L’uomo nell’ombra), fantapolitica pellicola tratta dal romanzo di Robert Harris dedicato all’ex premier britannico Lang (Robert Harris collaborò a lungo con Tony Blair) indagato per presunti crimini di guerra (la guerra in Iraq) e la scoperta di indicibili connessioni tra governo britannico e la Cia.
Che questo romanzo, e soprattutto questa pellicola curata nella sceneggiatura da Polanski ed Harris stessi, sia pericolosa per l’establishment e lo status quo del potere pur non citando direttamente i veri nomi è lampante.
Come è stata altrettanto lampante e fulminea il 26 settembre 2009 la fermata e l’arresto all’aeroporto di Zurigo di Polanski, città dove si era recato per ritirare un premio alla carriera, e successivamente messo agli arresti domiciliari, era da trentadue anni che il regista girava il mondo “coperto” da una sorta di latitanza cinematografica ed artistica, fa molto ridere pensare che sia stato un caso questa riscoperta improvvisa delle colpe di Polanski.
Il film “maledetto” e “pericoloso” non era ancora finito a quella data, teniamolo ben presente, ed è proprio allora, nel rifugio montano nello chalet di Gstaad nella Svizzera dove a tutt’ora è prigioniero Roman, che il regista facendo appello a tutta la sua forza di volontà termina il montaggio della pellicola “a distanza”, mandando un messaggio nella bottiglia potentissimo per tutto il mondo.
Un capolavoro assoluto, da qualsiasi parte la si voglia mettere, dall’interpretazione asciutta degli attori come la già citata Williams, Ewan McGregor e Pierce Brosnan , alla scenografia di Albert Konrad che sbatte semiologicamente e violentemente con la natura selvaggia ed indomita, cattiva, davanti a degli interni asettici, artificiali, ordinati, insieme alle musiche esemplari ed avvolgenti di Alexandre Desplat.
Il caso, la natura, la malvagità l’inganno ed il potere, il terribile non-sense della vita vincono in questa pellicola (e in tutte le sue altre, oltre che nel modo di concepire la vita del regista) senza scampo alcuno.
Sbaglia chi, come il pur bravo Eugenio Renzi che stimo particolarmente per i suoi acuti e lucidissimi interventi, scrive:
“ci vorrebbero otto rubriche per fare il giro delle isole (due splendidi giocattoli hollywoodiani) inventate da Polanski e Scorsese, peraltro agli antipodi.”2
Qui a ben guardare ben poco si ha di “giocattolo hollywoodiano”, la produzione è delegata a Roman Polanski stesso, Robert Benmussa e l’impagabile Alan Sarde, una figura con fiuto invidiabile.
E’ solo grazie alle voci di partecipazione al Festival di Berlino (porto franco politico tra Inghilterra e Usa) ed al suo successivo Orso D’argento ricevuto per la miglior regia che il film è stato prima ultimato e poi notevolmente distribuito.
Gli incassi e i visionanti stanno ancora ringraziando.
Polanski è stato salvato, Polanski è ancora prigioniero.

Davide Tarò.

1 Karin Ebnet, Il regista nell’ombra in Best Movie n°4, pag 54, Editoriale Duesse Spa, Milano Aprile 2010.
2Eugenio Renzi, Parola di Cahiers, in Ciak n° 4, pag 95, Mondadori, Milano Aprile 2010.

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