IKIGAMI

Regia di Tomoyuki Takimoto, Tratto dall’omonimo manga di Motoro Mase, Cast: Kengo Fujimoto: Shota Matsuda, Hidekazu Morio: Kôji Tsukamoto , Sakura Iizuka: Riko Narumi ,Satoshi Iizuka: Takayuki Yamada Supervisore: Tomoyuki Takimoto, Musiche: Hibiki Inamoto, Produzione: TBS, Distribuzione: Toho, ‘133, Giappone 2008, Inedito in Italia.
Iniziate le riprese a maggio del 2008 ed uscita nelle sale del Sol Levante a settembre dello stesso anno, questa pellicola, insieme a Departures (Okuribito) della medesima annata si occupa di Morte, con la M maiuscola.

In questo caso specifico di quello che sta prima della dipartita, esattamente ventiquattro ore prima, un avviso scritto, un Ikigami appunto.
Tratto dall’omonimo manga del lucidissimo Motoro Mase (pubblicato in Italia da Panini in 5 dimenticati volumi), già autore del manga altrettanto incisivo Heads, questo film ha stentato a trovare un produttore, poi identificatosi nella Tbs Broadcasting e da una distribuzione nazionale assai ramificata dovuta alla veterana e storica Toho la quale insieme alla Shochiku, che ha distribuito il già citato Departures, è una delle più grandi case cinematografiche distributrici del paese.
La legge di Prosperità Nazionale.

Tale legge è stata instaurata dal governo e riguarda tutti i giovani.
A tutti i bambini viene iniettato quello che si crede un vaccino, ma una iniezione su mille contiene una microcapsula che esploderà molto tempo dopo, tra i 18 e i 24 anni dell’individuo causandone la morte, tutto questo al fine di far capire alla nazione quanto la vita sia davvero importante e quanto valga la pena di essere vissuta al massimo in ogni momento, perché in ogni momento si può morire (giovani).

Inoltre lo stato si incarica di far sapere alla vittima designata ventiquattro ore prima del decesso l’ora precisa della sua morte con un avviso, un Ikigami.
L’avviso viene recapitato di persona da degli addetti statali, questa è la storia di uno di essi, dell’agente Fujimoto interpretato dal bravo ed impassibile Shota Matsuda, “faccia facciosa” già vista nei film live tratti da Hana Yori Dango (nel ruolo di Nishido) Liar Game e Waruboro.
La regia procede in una linea apparentemente svogliata, senza mai superarla visivamente né fisicamente.

I contenuti sono molto forti, delle bombe a orologeria, questo film dice molto sui pericoli di uno stato come quello giapponese in cui, è vero, gli indici di criminalità sono i più bassi al mondo, ma il tasso di suicidi il più elevato, solo Battle Royale di Kinji Fukakasu (in dvd italiano per Fool Frame) aveva osato tanto, e la tattica registica di Tomoyuki Takimoto già regista di Hannin ni tsugu (The Investigation Game, 2007) e Ki no umi (Jyukai: The Sea of Trees Behind Mt. Fuji, 2004) fa del suo meglio decidendo di seguire l’implacabile passaggio del tempo, lo scorrere lento ma inesorabile delle ultime ventiquattro ore maledette/benedette dei personaggi alla quale è stato notificato l’Ikigami, difatti non sono rare inquadrature in cui sono presenti soggettive di metropolitane sopraelevate che procedono incuranti, lente ma inesorabili proprio come il tempo che se ne va, inquadrature di orologi che ticchettano, della folla che cammina nelle affollate vie della megalopoli giapponese ripresa in un bianco e nero da grande fratello televisivo mediatico che sono le videocamere che tutto osservano e spiano.

Il tempo, che scorre che fa diventare i giovani sopravvissuti degli adulti produttivi, proprio come quelli che si sono inventati la legge.
Il film unisce alcuni piccoli episodi scollegati del manga grazie al trait d’union del personaggio di Kengo Fujimoto, la prima e la seconda storia (il ragazzo tiranneggiato dai bulli che cerca di vendicarsi prima di morire, i due cantanti uno dei quali autore del brano ‘Freccia’ che si sente sia nella diegesi del film sia nei titoli di coda) presi dal primo volume del manga, mentre le altre due storie sono tratte dal volume tre (la candidata accesa sostenitrice della legge di Prosperità alla quale al di lei figlio viene recapitato l’Ikigami e il fratello condannato che vuole ridare la vista con le sue cornee sane alla sorella cieca prima di morire).

Il plot dal 5° volume si complica, ma il film non ne presenta la storia.
Un film devastantemente, disperatamente e malinconicamente sovversivo, ascoltate la canzone ‘Freccia’ cantata nel finale dai PhilHarmoUnique, qualche lacrimuccia scenderà dai vostri visi di visionanti.

Davide Tarò

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