SKY CRAWLERS, I CAVALIERI DEL CIELO

Sukai Kurora, lingua originale: giapponese Paese: Giappone Anno: 2008 Durata: 121 min Colore: colore Audio: sonoro Rapporto: 16:9 Genere: animazione Regia: Mamoru Oshii Soggetto: Hiroshi Mori (tratto dai suoi romanzi) Sceneggiatura: Chihiro Itō Produttore: Tomohiko Ishii Produttore esecutivo: Seiji Okuda, Mitsuhisa Ishikawa Casa di produzione: Production I.G, Warner Bros. Storyboard: Art director: Kazuo Nagai Character design: Tetsuya Nishio Mecha design: Atsushi Takeuchi Animatori: Tetsuya Nishio Fotografia: Montaggio: Effetti speciali: Hisashi Ezura Musiche: Kenji Kawai Distribuzione (Italia): DALL’ANGELO PICTURES in dvd (edizione da 2 dischi) o singola e Blu Ray.

Tratto dalla serie di romanzi dal titolo omonimo di Hiroshi Mori, il film è uscito nelle sale giapponesi il 2 agosto 2008. A settembre dello stesso anno viene presentato alla 65°Mostra di Arte cinematografica di Venezia grazie al mai troppo lodato Marco Muller riscontrando un buon successo di pubblico in platea e nella critica dei giornali cartacei di solito molto miopi e saccentemente diffidenti nei confronti di questo genere di eventi ai quali Venezia in primis ci ha abituati (e viziati) in questa ultima tetrade di anni.

La trama narra di un presente alternativo in cui alcuni ragazzi chiamati kildren sono cloni destinati a vivere un’eterna adolescenza, senza mai invecchiare. I kildren vivono nella consapevolezza che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, perché il loro ruolo è quello di pedine in una guerra mondiale appaltata alle grandi industrie belliche che la conducono secondo gli ordini degli stati coinvolti. Il film si incentra sulla storia di un gruppo di kildren piloti di aerei della Rostock, l’industria bellica che combatte sotto le insegne europee. L’ambientazione è, come solito a Oshii, una città ricordante le grandi città dell’est, una Varsavia (Avalon), Vienna (Tenshi No Tamago) e in genere quelle antiche città di gusto europeo, con netta ascendenza germanica.

Gli stessi ‘kildren’ , è un termine che ricorda molto il tedesco, inizia come i Kerberos, i soldati scelti dal cane cerbero e la K che “fa” tanto Germania e che fanno parte di una saga ucronica interna alla poetica di Oshii, questi ragazzi che non possono invecchiare ne sono un prodromo, una continuazione altrettanto importante, ne sono la mutazione, ne sono il definitivo risultato.
Una Europa ucronica futura con il look retrò di quello che potevano essere gli anni ’40, come già in precedenza per altre opere, Oshii incanala il suo messaggio in una società che è riconoscibile perché è la nostra, ma che segue una personalissima storyline e cronologia degli eventi, come nella saga Patlabor, come nella saga dei Kerberos, come in questo ultimo film.

La lenta e lunga sequenza iniziale che apre genialmente il film col volo tra le nuvole, che altro non è che la soggettiva di Yuichi Kannami il nuovo pilota che arriva dal nulla su un caccia sul quale non ricorda nulla a parte come pilotarlo, è capitale nel modo di fare cinema Oshiiano, una visione dall’alto, che tutto domina, che tutto sa, ma che sicuramente non è la nostra, e ancora meno del personaggio.
Questo film è sopra la visione, come scrisse Ghezzi per il Kubrikiano Overlo(o)k hotel, ci sono film sopra la visione, questo è uno di quelli.
Il character design mai stato così “imbambolato” di Tetsuya Nishio (Ghost in the shell:Innocence, Higurashi no Eden, Eva 2.0 You can (not) advance) è intimamente cercato dalla trama della pellicola, facce inespressive come bambole di porcellana, o come le ningyo giapponesi così care al concetto di verità/falsità che è sempre presente in Oshii, mandano avanti una incomunicabilità di fondo che fa male fisicamente per chi la riceve e per chi la compie.

Ogni pilota è racchiuso nel suo “guscio percettivo” dell’abitacolo del suo aereo di caccia, tantissime inquadrature in questo film ce lo dimostrano e ce lo ricordano, una visione filtrata attraverso le proprie percezioni, come già nei film precedenti Oshiiani come poteva essere una Noa Izumi che era, viveva e percepiva informazioni dentro/tramite il “guscio” del suo Labor in Patlabor II o Motoko Kusanagi in Ghost In the shell.

La struttura del film è claustrofobicamente circolare, cioè inizia esattamente dove finisce, o meglio si “ripete”, guardatelo fino alla fine, anche dopo i titoli di testa, solo così potrete capire perfettamente tutto il film, il suo ritmo diegeticamente lento e come si colleghi tutto in una ininterrotta e senza controllo catena di eventi.
Lo scrittore Mori, secondo cui questa era la sua opera più difficile da adattare, ha acconsentito a cederne i diritti solo quando ha appreso del coinvolgimento di Mamoru Oshii nel progetto, e questo non stupisca, soprattutto chi potrà gustarsi il ricchissimo making of che l’edizione italiana a due dischi e il blu ray fortunatamente presenta.
Nel pregevolissimo filmato Oshii si muove come bambino smarrito tra i ricordi di un sogno dimenticato, nel vecchio hangar di una base aereonautica europea, per preparare il film, facendo fare fotografie ai collaboratori in ogni dove, tocca i vecchi relitti dalla seconda guerra mondiale, un contatto arcano, fisico, antico, sembra ascoltare il ferro, parole che sembra sentire solo lui, Oshii ha sempre amato il carattere fisico e “modellistico” dei suoi film, I tank i carri armati così amati in Avalon, Patlabor I e II, Tenshi No Tamago e tutti gli altri, gli aerei in Lamù Beatiful Dreamer, ogni modello è coccolato e presentato in ogni suo dettaglio (anche e soprattutto di ruggine e di segno del tempo) in tutte le sue pellicole con una cura a dir poco maniacale, tempo che passa, memoria che resta (in)visibile.

Poi il regista, sempre nel filmato extra, si intrufola in un altro hangar, ancora più abbandonato, le guide lo vogliono dissuadere ma lui sembra aver fatto l’incontro della sua vita, un vecchio modello di aereo, ormai inutilizzabile, dimenticato ed arruginito ma con un’aurea arcana di laica sacralità e , il regista ha trovato l’essenza dell’aereo che il misterioso ed inquietante ‘Maestro’ piloterà per la pellicola, chiede di far tantissime foto alla reliquia, la storia è fatta.

Semplicemente un capolavoro che si va ad iscrivere alla categoria del “cinema dell’apparizione” così caro e teorizzato da Alain Bergala e Jean Luc Godard.
Davide Tarò.
neo(N)eiga
http://www.neoneiga.it/dossier/oshii/
http://www.neoneiga.it/archivio.php/analisi/innocenceimp/
Effetto Notte Online
http://www.effettonotteonline.com/news/index.php?option=com_content&task=view&id=1062&Itemid=25
Oshii Mamoru Le affinità sotto il Guscio
http://www.morpheoedizioni.it/Oshii_Mamoru.htm

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