IL CINEMA DI TERENCE YOUNG

Mario Gerosa Edizioni Il Foglio, 316 pagg, Euro 18. Ci sono libri di cinema che mancano dall’ideale scaffale di biblioteca da anni, colpevolmente.
Mancano pur essendo essenziali, questo libro scritto con una sentita maniacale e competente cura è uno di questi.
Sia chiaro, non c’è al mondo un saggio come questo sul regista inglese nato a Shangai noto all’anagrafe come Terence Young, ripeto e aggiungo: questo è il primo studio critico sul troppo snobbato regista.
Intendiamoci, qui un po’ come negli anni pionieristici degli studi di Bazin, Rhomer e Chabrol sui Cahiers du Cinema ed oltre per la figura di Alfred Hitchcock, si cerca di dare (con pionieristica ragione) una sorta di dignità autoriale ad un regista che a torto o a ragione si conosce essenzialmente per i primi film dedicati al personaggio di Victor Fleming: James Bond, l’agente 007.

A livello di studi di cinema, qui siamo ad un punto focale.
Il bravo e competente Mario Gerosa dipana la storia artistica del bravo regista con interviste inedite ai “suoi” Ken Adam scenografo di Licenza di uccidere e Thunderball, Ursula Andress indimenticabile Bond Girl, Alessandra Celi figlia d’arte di Adolfo Celi, Ennio Morricone compositore per le musiche di L’avventuriero e Linea di sangue, e Luciana Paluzzi attrice in Thunderball, Le guerriere dal seno nudo, L’uomo del Klan e No time to die, che lasciano il segno e tratteggiano un ritratto completo e non agiografico o peggio oleografico di Young come regista ed artista.

Riscopriamo inoltre con gusto puramente cinefilo o da semplici appassionati fruitori e visionanti titoli rarissimi o quasi sconosciuti come Il Mistero degli specchi, Joe Valachi i segreti di cosa nostra con un dimenticato Charles Bronson che con Young lavorò per titoli colpevolmente dimenticati, o l’affascinante storico La principessa di Mendoza.
Gerosa riesce a fare un favore a Young, non con lodi sperticate, ma con un sano e robusto lavoro “di gomito”, ricerca (le schede dei film sono tra le più complete ed interessanti mai viste) ed analisi, di quelle che non pesano, ma anzi che sono un utile manuale per chi volesse consultare, anche velocemente, l’opera ancora troppo misconosciuta di Young.
Assolutamente da avere!

Davide Tarò

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