DONNE DIETRO LA MACCHINA DA PRESA

Data: 12 gennaio – 16 marzo 2010 proiezioni ore 19.00 Luogo: Istituto Giapponese di Cultura (via A. Gramsci, 74 – 00197 Roma)
Ingresso: Libero
Attrici, sceneggiatrici, registe, ma prima di tutto donne. La rassegna presenta 10 film in versione originale che fotografano paesaggi interiori e esteriori, storie vissute in prima o terza persona, raccontate con lo sguardo attento dell’occhio femminile, sempre pronto a penetrare nel cuore delle cose e nel vissuto delle persone. Il viaggio nel cinema delle donne inizia con Kinuyo Tanaka, prima regista nella storia del cinema giapponese, per proseguire con le opere della documentarista Sumiko Haneda, della pluripremiata Naomi Kawase fino ai recenti lavori di giovani talenti della regia come Naoko Ogigami, Nami Iguchi, e Setsuko Shibuichi, autrice di un interessante film di animazione incentrato sulla seconda guerra mondiale. Tutti i film sono in versione originale giapponese con sottotitoli in inglese, ad eccezione di The Far Road (La lunga strada), sottotitolato in italiano.

martedì 12 gennaio 2010
Love Letters (Koibumi, 1953, 16mm, 98’, sott. inglese © International TV Films) di Kinuyo Tanaka

martedì 19 gennaio 2010
Kamome Diner (Kamome shokudo, 2005, 35mm, 102’, sott. inglese © Nikkatsu) di Naoko Ogigami

martedì 26 gennaio 2010
Megane (Megane, 2007, 35mm, 106’, sott. inglese © Nikkatsu) di Naoko Ogigami

martedì 2 febbraio 2010
The Cat Leaves Home (Inu neko, 2004, 35mm, 94’, sott. inglese © Bitters End) di Nami Iguchi

martedì 9 febbraio 2010
The Far Road/La lunga strada (Toi ippon no michi, 1977, 16mm, 110’, sott. italiano © Hidari Production) di Sachiko Hidari

martedì 16 febbraio 2010
The Cherry Tree with Gray Blossoms
(Usuzumi no sakura, 1976’, 16mm, 42’ , sott. inglese © Jiyu kobo) di Sumiko Haneda

martedì 23 febbraio 2010
Embracing (Ni tsutsumarete,1992, 16mm, 40’ , sott. inglese © Kumie) di Naomi Kawase
Katatsumori (Katatsumori, 1994, 16mm, 40’ , sott. inglese © Kumie) di Naomi Kawase

martedì 9 marzo 2010
The Glass Rabbit (Garasu no usagi, 2005, 35mm, 84’, , sott. inglese © The Glass Rabbit Committee) di Setsuko Shibuichi

martedì 16 marzo 2010
Eternal Breasts (Chibusa yo eien nare, 1955, 35mm, 110’ , sott. inglese ©Nikkatsu) di Kinuyo Tanaka


martedì 12 gennaio Love Letters
(Koibumi, 1953, 35mm , 98’© International TV Films) di Kinuyo Tanaka

Primo film nella storia della cinematografia giapponese di una regista donna. Adattamento dell’omonimo romanzo di Fumio Niwa, con sceneggiatura scritta da Keisuke Kinoshita, è la storia di Reikichi, un soldato che – tornato in Giappone alla fine della guerra – va in cerca di Michiko, la donna da sempre amata. Michiko, dopo un matrimonio combinato finito prematuramente con la morte del coniuge, vive sola a Tokyo, ma nessuno sa indicargli dove. Nel frattempo un vecchio amico di Reikichi, sapendo che questi prima di partire in guerra lavorava come traduttore, lo esorta ad aiutarlo nell’insolito lavoro di scrivere lettere d’amore in inglese per conto delle ex-amanti giapponesi di funzionari e militari americani ora rientrati negli Stati Uniti. Reikichi accetta la proposta e un giorno, mentre è intento a scrivere lettere nel retrobottega del piccolo ufficio dell’amico, riconosce la voce di Michiko, e subito l’aggredisce accusandola di immoralità, accusa dalla quale la donna cercherà in tutti i modi di difendersi. Argomento più volte prestato al teatro e alla letteratura, la relazione tra donne giapponesi e soldati americani viene rappresentata da Tanaka attraverso un melodramma che sembra invocare indulgenza per il comportamento femminile durante e dopo la seconda guerra mondiale.

martedì 19 gennaio Kamome Diner
(Kamome shokudo, 2005, 35mm ,102’, ©Nikkatsu) di Naoko Ogigami

E’ la storia di Sachie, una donna dal carattere forte e volitivo che decide di aprire un piccolo restaurante giapponese ad Helsinki, in Finlandia. Inizialmente qualche curioso si affaccia alla vetrina per guardare l’interno del locale ma sono in pochi a entrare per assaggiare quello che per Sachie è il cibo dell’anima giapponese, gli onigiri, le tipiche polpette di riso avvolte in alghe e ripiene di salmone, prugne salate o pesce essiccato. Unico frequentatore assiduo è Tommi, un nerd maniaco del cartone animato Gatchaman, ma l’effettiva scarsità di clientela comincia a destare qualche preoccupazione non tanto in Sachie – convinta che prima o poi i finlandesi apprezzeranno i suoi piatti originali – ma tra il personale giapponese che man mano, in modo volontario ed amichevole, ha fornito il proprio aiuto per far decollare il locale. Si comincia a pensare anche a delle piccole strategie commerciali, come adattare gli ingredienti degli onigiri al gusto dei finlandesi… La piccola comunità nipponica di Helsinki, cresciuta spontaneamente attorno allo onigiri-bar“Kamome Diner”, inizia finalmente ad attirare avventori, molti dei quali frequentano il locale per fare due chiacchiere con Sachie e ritrovare serenità.
Probabilmente il primo film giapponese girato in Finlandia, sicuramente uno dei pochi realizzati all’estero, Kamome Diner è stato apprezzato oltre che per i rilassanti scenari finlandesi, anche per il senso di benessere che trasmette.

martedì 26 gennaio Megane
(Megane, 2007, 35mm, 106’, sott. inglese ©Nikkatsu) di Naoko Ogigami
E’ inizio primavera e fa ancora freddo quando Taeko, stanca della vita di città, arriva in una piccola isola del sud del Giappone per ritemprare lo spirito. Nella cittadina non ci sono attrazioni particolari o punti di interesse turistico, ma il luogo – dove vigono strane regole e dove tutti indossano gli occhiali – sembra attirare chi ha bisogno di ritrovarsi e fuggire dalla frenesia cittadina. La semi-deserta locanda Hamada, in cui soggiorna anche Taeko, è il punto di ritrovo di alcuni habitué che giungono ogni anno da diverse parti del Giappone per condividere l’atmosfera e i curiosi riti quotidiani con i quali la gente del posto saluta l’inizio della primavera. Il film, sceneggiato dalla stessa Ogigami, ha ottenuto il Manfred Salzgeber Award al Festival Internazionale del Cinema di Berlino nel 2008 (sezione Panorama) ed è stato nominato per il Grand Jury Prize al Sundance Film Festival. Le attrici Satomi Kobayashi (moglie del regista Mitani Koki) e Masako Motai hanno recitato anche in Kamome Diner, segno di una particolare sintonia artistica con la brillante regista.

martedì 2 febbraio The Cat Leaves Home
(Inu neko, 2004, 35mm, 94’, sott. inglese ©Bitters End) di Nami Iguchi

Protagoniste del film sono due ventenni, Yoko e Suzu, amiche ma rivali in amore, alla ricerca di equilibrio e stabilità emotiva. Un giorno Yoko va a vivere a casa dell’amica Abe, partita per la Cina. Anche Suzu, dopo aver lasciato il fidanzato Furuta, ex-ragazzo di Yoko, si trasferisce nello stesso appartamento. Le due ragazze si conoscono da tempo ma il loro rapporto d’amicizia viaggia su un campo minato per il fatto che si innamorano sempre dello stesso uomo e, di solito, è Suzu a primeggiare. Proprio quando sembrano essere giunte ad un’intesa, la storia si ripete con Suzu che conquista il giovane Mitaka, scatenando la gelosia di Yoko la quale, spinta da antagonismo, finge di aver frequentato Furuta mentre era ancora fidanzato con Suzu; in un reiterato rovesciamento delle parti la falsa confessione di Yoko suscita il risentimento dell’amica-rivale, decisa a questo punto a lasciare l’appartamento. Amicizia e gelosia sono descritte da Iguchi con tono delicato, quasi poetico. Una trama semplice dove i gesti quotidiani, quasi rituali, acquistano importanza per ritrovare quella serenità che alle soglie dell’età adulta è resa instabile dalle incognite del futuro. Premio Speciale della Giuria e Premio FIPRESCI alla XXII edizione del Torino Film Festival (2004).

martedì 9 febbraio The Far Road/La lunga strada
(Toi ippon no michi, 1977, 16mm, 110’, sott. italiano ©Hidari Production) di Sachiko Hidari

The Far Road racconta la dura condizione lavorativa dei ferrovieri provenienti dai ceti bassi della popolazione ed è contraddistinto da un accanito realismo in tipico stile shomingeki; un film che glorifica la battaglia della classe operaia nel difficile passaggio verso la modernizzazione del paese. The Far Road è incentrato sulle battaglie messe in atto nella seconda metà degli anni‘60 da Ichizo Takinoue, un ferroviere addetto alla manutenzione che assiste alla graduale introduzione di macchine in grado di sostituire la forza lavoro degli operai. La sua affiliazione al sindacato in difesa dei lavoratori a rischio di impiego non è ben accetta dall’azienda che per due volte gli nega la promozione in occasione di verifiche. Esortato al pre-pensionamento, sarà la moglie Satoko ad accollarsi il peso della famiglia lavorando a casa per far fronte alle necessità del nucleo domestico. A metà tra un film realistico e un melodramma, la regia di Hidari si mostra ugualmente sensibile alla percezione delle donne quanto a quella della controparte maschile. Se da una parte sottolinea lo stress, il dolore e la perdita di dignità che sperimenta l’uomo costretto a rinunciare al lavoro, non di meno evoca l’identificazione del pubblico con la donna che lavora strenuamente fino all’orlo del collasso. Il ritratto della classe operaia femminile che emerge in The Far Road (1977) è un misto tra interpretazione tradizionale e ideologia femminista. Oltre a firmare la regia interpretare il ruolo di Satoko, Hidari è anche produttrice del film, commissionato dalla Japan National Railways Union per commemorare il 30° anniversario della sua fondazione.

martedì 16 febbraio The Cherry Tree with Gray Blossoms
(Usuzumi no sakura, 1976’, 16mm, 42’ , sott. inglese ©Jiyu kobo) di Sumiko Haneda

Il titolo del documentario fa riferimento a una pianta di ciliegio ultra millenaria, ubicata sulla riva del fiume Neo, da cui prende il nome anche il villaggio che sorge nella Prefettura di Gifu. Il leggendario albero, piantato secondo la tradizione dall’imperatore Keitai (507-531) e designato dal governo“monumento naturale” , diventa il punto di partenza scelto dall’autrice per analizzare l’ambiente naturale e sociale sorto attorno al suo privilegiato punto di osservazione, nonché un saggio interlocutore con cui confrontarsi sui temi della vita e della morte. L’editing e la musica – affidata alla vibrante sonorità della chitarra – contribuiscono a immergersi nel passato, a catturarlo e contenerlo nella solida struttura di un antico stupore naturale, dove la bellezza caduca dei petali di ciliegio in fiore viene tradizionalmente associata alla impermanenza degli esseri viventi.
Autrice anche della sceneggiatura,The Cherry Tree with Gray Blossom è il primo lavoro di Haneda come regista indipendente, cui farà seguito un altro famoso documentario realizzato nel 1982 che ritrae la vita e le tradizioni degli abitanti di un piccolo villaggio di montagna situato sul monte Hayachine, Ode to Mt. Hayachine (Hayachine no Fu).

martedì 23 febbraio Embracing
(Ni tsutsumarete, 1992, 16mm, 40’ , sott. inglese ©Kumie) di Naomi Kawase

Cresciuta con i nonni dopo il divorzio dei genitori, Naomi Kawase con Embracing (Menzione speciale FIPRESCI allo Yamagata International Documentary Film Festival) è andata alla ricerca dei luoghi dell’infanzia, con l’intento di incontrare il padre. “Embracing è stato cercare un padre che non ho mai incontrato. Realizzando il film in effetti ho potuto incontrare mio padre, ma sono certa che quello che ho trovato è qualcos’altro”.

a seguire
Katatsumori (Katatsumori, 1994, 16mm, 40’ , sott. inglese ©Kumie) di Naomi Kawase
“Girando Katatsumori ho capito che i lavoretti di giardinaggio di mia nonna, che è anche la mia mamma affidataria, sono insostituibili e preziosi. Anche dopo il film continuo a fare i conti con questa relazione tra me, mia nonna, i film e gli altri”.
Katatsumori è una parola dai molteplici significati, coniata dalla regista che è anche sceneggiatrice, produttrice, responsabile del suono, della fotografia e dell’editor del cortometraggio. Naomi Kawase si definisce una lumaca che non ha una casa propria. Nonostante desideri una casa come la chiocciola (in giapp. katatsumuri) non conosce il proprio lignaggio. Così finge di averne una e pian piano essa diventa la sua vera dimora. Allo stesso tempo tutte queste sensazioni si affastellano (tsumori) sulle sue spalle (kata). Premio d’Eccellenza alloYamagata International Film Festival nel 1994, il film ha contribuito a consolidare la sua fama di regista in Giappone e all’estero.

martedì 9 marzo The Glass Rabbit
(Garasu no usagi, 2005, 35mm, 84’, sott. inglese ©The Glass Rabbit Committee) di Setsuko Shibuichi

Un lungometraggio che racconta gli orrori della guerra scongiurando il ripetersi di dolorosi conflitti. La regista, Setsuko Shibuichi, così motiva la scelta dell’argomento: “Mio padre, oggi scomparso, è vissuto prima della guerra e non potrebbe parlare della propria vita prescindendo da tale esperienza. Io non l’ho sperimentata in maniera diretta ma il recente invio di truppe giapponesi in Iraq rivela che il Giappone ancora oggi è impegnato in un conflitto. Spesso ascolto racconti di guerra da mia madre, oggi novantaduenne, e rifletto sul fatto che tra un po’ di anni non ci saranno più anziani in grado di raccontare la propria esperienza in prima persona. Esistono bambini ignari del conflitto Giappone-Stati Uniti. Ho pensato così di affidare al film il compito di continuare a raccontare le atrocità della guerra.”

martedì 16 marzo Eternal Breasts
(Chibusa yo eien nare, 1955, 35mm, 110’ , sott. inglese ©Nikkatsu) di Kinuyo Tanaka

Ambientazione: Sapporo e dintorni nei primi anni ‘50.
Fumiko, fallito il suo matrimonio con Shigeru Anzai, torna dalla sua famiglia di origine insieme ai due figli Noboru e Aiko. Partecipando a un reading poetico organizzato per celebrare il ritorno in Giappone del marito di una sua cara amica, Fumiko ha l’opportunità di recitare le sue poesie per le quali riceve complimenti e parole di incoraggiamento. Il suo cammino verso la normalità è messo a dura prova nel momento in cui riceve la comunicazione ufficiale del divorzio da Anzai, che decreta la coabitazione del figlioletto Noboru con il suo ex-marito. Fumiko escogita un piano segreto per riappropriarsi del bambino, ma prima di raggiungere lo scopo si ammala e viene ricoverata in un ospedale di Sapporo. La poesia le darà la forza necessaria per reagire all’infermità, facendo emergere il suo carattere fiero e determinato. Basato su un libro del giornalista Akira Wakatsuki, incentrato sulla vita e le liriche della poetessa Fumiko Nakajo, è uno dei rari esempi nel cinema giapponese di rappresentazione di una donna matura con una forte personalità, messo in scena da una sceneggiatrice, Sumie Tanaka, e da una regista come è appunto Kinuyo Tanaka, della stessa età. Le sceneggiature di Sumie Tanaka realizzate negli anni ’50 sono note in Giappone per aver evidenziato con efficacia i connotati psicologici del personaggi femminili.

Isabella Lapalorcia
Istituto Giapponese di Cultura
Via A. Gramsci, 74 – 00197 Roma
e-mail: lapalorcia@jfroma.it
www.jfroma.it

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