SHIN MAZINGER SHOGEKI! Z-HEN

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Serie in 26 episodi. Giappone 2009. Regia: Yasuhiro Imagawa. Composizione serie: Yasuhiro Imagawa. Sceneggiatura: Yasuhiro Imagawa. Character Design: Shinji Takeuchi. Mechanical Design: Tsuyoshi Nonaka. Direttore della fotografia: Yoshito Kuwa. Musiche: Akira Miyagawa. Storia Originale: Go Nagai. Si ringrazia Lega-z (www.lega-Z.com)

Dopo la serie Mazinkaiser (vista da noi nell’edizione italiana Dvisual), il mito di Mazinga Z, amato primo robot Nagaiano, torna a rifulgere di luce propria come non faceva dal 1972.
Ci volevano lo sponsor Bandai, la televisione di stato TvTokyo e un grande della riscrittura animata robotica seriale: Yasuhiro Imagawa.
Imagawa è stato il principale promotore (regia, sceneggiatura, concetto della storia) dei sette bellissimi OAV dedicati a Giant Robot nei primi anni ’90 visti da noi grazie ad una edizione della  allora Dynamic Italia.

Il concetto originale di Mitsuteru Yokohama (Tetsujin 28) era rimaneggiato in chiave meccanico/operistica.
Meccanico perché tutti i bulloni e l’acciaio si muovevano all’unisono in una concezione di mecha design raffinatissima e realistica allo stesso tempo, dove i robot fanno fatica a muoversi, si sente il clangore del freddo acciaio sui bulloni, concezione meccanica di altri tempi, che diventa “cool” e di moda in questi, uno steampunk applicato alla fantascienza robotica.
Operistica perché le tragedie personali dei singoli personaggi convergono in una tragedia più grande collettiva che tutto permea, da grande teatro greco o, appunto, operistico, dove non è un caso sentire il meraviglioso pezzo ‘Quella sottile lacrima’ di Donizetti deliziarci mentre l’apocalisse a Vashtal è in atto.
Imagawa adotta la stessa tattica, la stessa poetica per la riscrittura della grande saga di Mazinga Z.

Viene presa tutta la mitologia nagaiana, Il grande Zeus dalle forme ricordanti Mazinga (o il contrario), la presentazione del primo Mazinga, lo Z, fatta a Koji dal nonno, l’arrivo de Il grande Mazinga, Kenzo Kabuto padre di Koji e Shiro, l’arrivo del Generale Nero tutto c’è in questa riscrittura moderna del mito Nagaiano.
Il primo episodio della serie ci getta nella confusione più totale, in medias res: il generale Nero che si sta risvegliando nella sua più temibile potenza, il Dottor Hell morente che maledice ridente Koji Kabuto ed il suo Mazinga Z ormai spacciati, Zeus che ritorna per aiutare la razza umana, la fortezza delle scienze distrutte, il padre di Sayaka morente, e l’arrivo del Grande Mazinga con il controverso personaggio di Tetsuya comandato da Kenzo Kabuto creduto morto fino a quel momento.

Questo primo episodio parte, ovviamente, dalla fine di questa serie, ed in effetti alla fine dell’anime a questo si arriverà con la conclusione cataclismatica degli eventi raccontati.
L’intera serie invece, è la completa riscrittura della prima serie di Mazinga Z, niente però episodi riempitivi, niente format che si ripetono di puntata in puntata, scordatevi la classica formula della mitica serie Toei dei primi anni ’70: un episodio, un nemico.
Qui ci sono tutti gli elementi della serie, ma raccontati in modo da avere un fluire degli eventi continuo, senza ripetersi, in ogni episodio succede qualcosa di nuovo, non necessariamente uno scontro con un nuovo robot, anche se i mitici Garada K e gli altri ci sono tutti!!

La serie si conclude con una prima parte che va sino al 14° episodio, sino allo scontro commovente tra il Mazinga Z e un potentissimo robot che in realtà altri non è che una dolcissima bambina di nome Lorelei di cui è innamorato il fratellino di Koji, Shiro.
Poi dal 15° episodio, la sigla cambia, e gli eventi vanno dritti dritti verso il cataclismatico finale.
Tutti gli elementi delle storie di Go Nagai, della sua saga, sono presenti in questa, anche in forma di cameo.
Quando, per esempio, Koji Kabuto e Shiro vedono per la prima volta Mazinga Z, regalo e lascito del nonno, entrambi non vedono esattamente la stessa cosa, Koji nel robot intravede l’incarnazione del Grande Zeus, Shiro invece ci vede Mao Dante, demone protagonista del famoso (e censuratissimo) manga di Nagai dal quale venne poi tratto il suo capolavoro cartaceo assoluto: Devilman.
Questo è doppiamente significativo per chi conosce la saga di Nagai, e divertente per chi guarda questa.

La narrazione è lasciata, in puro stile nagaiano, ad un ‘Benshi’, figura di narratore nelle sale cinematografiche mute dei primi anni del secolo, figura quasi mitica, si ergeva la sua ombra dal suo scrittoio lievemente illuminato e con una intonazione mitica ed epica trasportava gli spettatori in mondi fantastici, quando il sonoro al cinema non esisteva ancora.
La narrazione, quindi, risulta esterna, con degli interventi diretti dei personaggi, Koji Kabuto e il Barone Ashura, per esempio, che parlano direttamente allo spettatore, in punti importanti di cesura o di rottura della storia, anche questo marchio di fabbrica di Nagai, che usava spesso questo stratagemma narrativo anche in Devilman.
Il character designer Shinji Takeuchi visto già come animatore chiave in serie quali Ergo Proxy , Full Metal Alchemist e Ghost In the Shell Stand Alone Complex, se la cava qui più che egregiamente, facendo diventare profondamente suo il tratto sporco e nervoso di Nagai.
Le facce, nei momenti di azione vera, diventano davvero demoniache, i tratti si sporcano, dando carne ed una incarnazione al mitico adagio ripreso dal manga originale: “Mazinga può diventare un demone o un dio, solo tu Koji potrai deciderlo!”.

Il Mecha design è ricercato, attento alle esigenze della ditta Bandai che esige nuovi modellini da vendere, ed ancora più guardingo nel creare qualcosa che sia fuso, incastonato con la bellissima storia.
Tsuyoshi Nonaka riesce nell’intento, gattonescamente crea un mecha tondeggiante e meccanico che ricorda la serie Toei, ma và avanti nella strada intrapresa dalla produzione degli OAV di Giant Robot, con pachidermi meccanici di decine di metri che quasi fanno fatica a muoversi, la fatica dei bulloni, il clangore dell’acciaio e della lega Z.
Alcuni episodi sono stati trasmessi da TvTokyo censurati, ma in edizione Home Video sono stati reinseriti i pezzi mancanti (edizione Uncut).
La sigla iniziale dei primi 14 episodi cantata da Lazy è qualcosa che riesce a catturare l’atmosfera degli anni ’70.
Questa serie è un piccolo capolavoro da gustare e vedere, che dà lustro alla mitica saga di Nagai, dopo anni di oblio.

Davide Tarò di neo(N)eiga.

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