I love shopping

iloveshoppingTITOLO: I love shopping
GENERE, PAESE, ANNO: Commedia, USA,  2009
TITOLO ORIGINALE: Confessions of a Shopaholic
REGIA: P.J.Hogan
CAST: Isla Fisher, Hugh Dancy,Kristin Scott Thomas John Goodman, Joan Cusack, John Lithgow
DISTRIBUZIONE: Touchstone Pictures
USCITA: 26/02/2009

Tutto ebbe inizio nove anni fa quando l’ormai famosa autrice di best seller Sophie Kinsella introdusse nel mondo dell’editoria il personaggio di Becky Bloomwood attirando l’attenzione di milioni di lettrici (solo in Italia il primo libro della saga di “I love shopping” ha venduto 3 milioni di copie) succubi della sindrome da shopaholic.

“Becky Bloomwood è tutte le donne che escono per acquistare un litro di latte e tornano con un paio di stivali. E’tutti gli uomini che si fermano di colpo davanti a una vetrina e sanno, con assoluta certezza, che devono avere quella particolare giacca e anche i calzini coordinati. E’ tutte le persone che vanno in fibrillazione quando vedono la scritta saldi e che, quando ricevono l’estratto conto della carta di credito, pensano immediatamente a un errore perché non possono avere speso tanto”, per riprendere le parole dell’autrice del libro.

Becky  (Isla Fisher)  è una ragazza di New York (a differenza del libro che la vedeva spendere i propri soldi a Londra) succube di un irrefrenato e compulsivo amore per lo shopping e finita ad occuparsi di giornalismo finanziario nel tentativo di  entrare a far parte della redazione di un’importante rivista di moda dello stesso gruppo editoriale per cui scrive.

Nonostante la totale inadeguatezza al ruolo coperto, Becky riuscirà comunque a stupire chi la circonda con esiti imprevisti e risvolti vincenti, ricordando per certi aspetti Bridget Jones, anche se lei è molto più carina, più magra e fantasiosa nel creare escamotage vincenti

L’identità della protagonista, nel suo vivere sempre al di sopra delle proprie capacità economiche e rifuggendo continuamente dai propri creditori, risulta pregnante ed attualissima se si pensa alla trappola della società odierna ed alla sua formula del pagamento posticipato e anche all’attuale situazione economica degli Stati Uniti, dove è interessante notare come alcune delle principali maison di alta moda consegnano ai propri clienti anonime buste bianche per coprire i propri acquisti e non destare un’attenzione maligna sui milioni di passanti meno fortunati.

Non volendo addentrarsi nell’inutile ed annoso paragone tra film e libro, in questo caso non si possono comunque equiparare allo stesso rango opera letteraria e filmica e di certo chi ha molto amato i libri resterà un po’ sorpreso davanti all’ultima fatica del regista P.J. Hogan (Le nozze di Muriel).

Il film risulta poco convincente nel suo sforzo di trovare una via di mezzo tra riflessione e intrattenimento e la formula cinematografica New York + moda, che da Sex and The City, al Diavolo veste Prada fino al più recente Dirty Sexy Money risulta ormai poco originale.

Purtroppo le intenzioni con cui son stati scritti i romanzi non hanno trovato un corrispettivo nella trasposizione cinematografica prodotta dalla Disneyana Touchstone Pictures con Jerry Bruckheimer (celebre per i suoi blockbuster come la trilogia dei Pirati di Carabi o il mistero dei Templari ) e  il ritratto che se ne trae, con una mirata operazione di product placement, è quella di un film che ha inutilmente cercato di attirare i milioni di lettori che si sono divertiti in maniera scanzonata e divertente nel leggere le avventure di Ms. Bloomwood promettendo, ma senza mantenere.

Stefano Mifsud

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