Les Amitiés maléfiques

Nel suo primo lungometraggio da regista Emmanuel Bourdieu (ha debuttato al cinema come scenografo con Arnaud Desplechin, per Ester Kahn ed è stato collaboratore anche di Valeria Bruni Tedeschi per “E’ piu’ facile per un cammello.”, oltre che sceneggiatore di autori importanti nel cinema francese contemporaneo come Nicole Garcia) si è aggiudicato il gran premio della 45ma sezione Semaine de la critique del festival di Cannes.

“Perché le persone scrivono? Perché non hanno abbastanza carattere per non farlo”. Questo il leit-motiv della pellicola che apre una finestra sulla vita degli studenti di letteratura all’università di Parigi. Tra di loro c’è André (Thibault Vinçont), paragonato indirettamente alla figura di Nerone, brillante leader del gruppo che influenza le scelte accademiche e di vita dei suoi amici Alexandre (Alexandre Steiger) e, soprattutto, Eloi (Malik Zidi), figlio di una famosa scrittrice.

La tematica dello studio, della ricerca e della visibilità sono i perni attorno cui ruota la riflessione del figlio del celebre sociologo francese Pierre Bourdieu, oltre che chiaramente la fiducia e i rapporti di amicizia.

L’esperienza culturale e, con molta probabilità anche professionale, del regista è fortemente presente nei dialoghi, pieni di citazioni, riferimenti alla poesia e alla letteratura classica, così come nella caratterizzazione dei personaggi.

L’analisi della scrittura, intesa come “nobile malattia” da sottoporre alla cura della critica, unico faro in un oceano di mediocrità letteraria è il canale rigido con cui Andrè si fa spazio nel mondo accademico e delle sue amicizie, riproponendo di continuo la citazione dell’austriaco Karl Kraus. “Perché le persone scrivono? Perché non hanno abbastanza carattere per non farlo”.

Il film potrebbe anche essere inteso come una critica fortissima sia al mondo della gioventù parigina privilegiata, rappresentata dal mondo degli studenti che passa il tempo tra lezioni in aula, ricerche in biblioteche, cafè e feste nelle residenze universitarie con tanto di passeggiate notturne per il Quartiere Latino discutendo su Racine, Fitzgerald, Kafka, Aristofane o James Ellroy, sia al sistema dell’industria culturale, impenetrabile agli aspiranti artisti di valore, ma allo stesso tempo aperta ad un’enormità di opere inutili e tutta concentrata su un’inutile analisi critica.

“Miseri e vigliacchi, avete bisogno di una guida. Ci sono sempre stato, sono il più vecchio degli uomini” dice ad un certo punto Andrè ai suoi amici Eloi e Alexandre, introducendo così una lettura metaforica di tutta la pellicola.

L’universo accademico e letterario presentato da “Les Amitiés Maléfiques” non ha tuttavia convinto il pubblico della Croisette, ma forse perché oggi giorno ci sentiamo un po’ tutti critici anche la dove basterebbe solo prendere un’opera per quello che è, ovvero il frutto di un’idea forse troppo sofisticata per un pubblico tutto teso solo ad indagarne lo spessore o la profondità.

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