Inside Man

L’ultima fatica di Spike Lee non poteva che ambientarsi nella sua amata New York.
La pellicola vanta nomi di tutto rispetto: Denzel Washington, Clive Owen, Willem Dafoe e una piccola partecipazione di Jodie Foster.
Il film si ambienta, in gran parte, nell’edificio della Manhattan Trust (caposaldo finanziario di Wall Street) dove una banda di rapinatori, guidata da Dalton Russel (Clive Owen), prende in ostaggio dipendenti e clienti.

Sono di grande rilievo i movimenti di macchina e l’uso dei carrelli ed in particolare è da notare una scena in cui il detective Frazier (interpretato da Denzel Washington) si muove velocemente senza muovere i piedi, come se fosse trasportato da un tapis-roulant, per dirigersi verso la porta della banca. Una tecnica che ricorda il Dracula di Coppola, in cui il personaggio si muoveva proprio in questo modo, ponendolo in risalto rispetto a qualsiasi altro elemento della scena e conferendogli quasi un’aura mistica
Anche l’impronta fotografica del film è interessante, coi suoi primi piani e i particolari angolati sui nomi delle strade.
Una sceneggiatura ben strutturata per questo Spike Lee joint (come si legge nei titoli iniziali), con una minuziosa cura dei particolari (emblematico il cappello avana, la camicia bianca e la cravatta regimental oro e blu di Denzel Washington).

La figura del detective chiamato a negoziare con il capo dei malviventi non è nuova nella storia del cinema (come dimenticare “Il negoziatore” interpretato da Kevin Spaecey) e il merito del film è quello di non esaurirsi solo nel clichè dell’action movie, ma di mantenere sempre in maniera equilibrata la tensione narrativa (merito anche della buona sceneggiatura), senza scadere in inutili scene d’assalto tipiche del genere. Inoltre, il regista americano non poteva di certo dimenticare d’introdurre anche riferimenti di supporto alla riflessione sulla questione razziale

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