La vita segreta delle parole

Una splendido ritorno per Isabel Coixet (la regista di “La vita senza me”). Con “La vita segreta delle parole”, la regista spagnola si è avvalsa della sapiente collaborazione di un regista d’eccezione come Pedro Almodovar.
Per ora, la “pelicula” è solo distribuita in Italia, ma non ci metterà molto a raccogliere applausi e riconoscimenti, come gia è successo in Spagna (Premio Goya 2006, miglior film e miglior regia a Isabel Coixet, miglior sceneggiatura originale e miglior direttore di produzione per Esther Garcia), anche nel sostro paese.
Il film ricorda, da un certo punto vista, il sentimento di struggente realtà che accompagnava lo spettatore di fronte al cinema neorealista. E’ la stessa regista che, parlando del suo film, fa notare come sia caratterizzato da un senso di sacralità del quotidiano e da una distanza minima fra la storia e la vita reale..

Il significato profondo del film trova dimora nel desiderio stesso che ciascuno di noi ha nel credere che la vita sia un dono, mostrando come anche piccoli piaceri, come il mangiar bene, o il fare degli scherzi possano essere considerati dei regali o, semplicemente, delle occasioni rivelatrici di come, nonostante tutto, sia possibile evadere dalla propria contingenza.
E’ proprio in una piattaforma per l’estrazione del petrolio nell’oceano che si ambiente il film.
I protagonisti sono Hanna (Sarah Polley), una ragazza da un passato misterioso e Josef (Tim Robbins), un uomo rimasto temporaneamente senza vista, dopo avere cercato di salvare la vita ad un suo collega durante un incidente sulla piattaforma.

La regista spagnola, attraverso l’incontro tra Hanna e Josef, ci offre la possibilità di riflettere in maniera equilibrata e senza scadere in facili sentimentalismi, sulla condizione dell’uomo e su come sia possibile vincere qualsiasi sofferenza attraverso il sentimento dell’amore.
Come nelle “Onde del destino” di Lars Von Trier, dove tutto inizia da un incidente su una piattaforma, anche qui la storia inizia ad evolversi da un momento di sofferenza che porterà, poi, i due personaggi ad una conoscenza reciproca che investirà la loro vita intera.

Trovo significative, in questo senso, le parole dello scrittore vietnamita Le Thi Diem Thuy: “ Lascia che la parola sia umile, lascia che si sappia che il mondo non è cominciato con parole, ma con due corpi stretti l’uno all’altro, uno che piange e l’altro che canta”..
Il film c’insegna come, a volte, la sofferenza comune possa offrire una possibilità di salvezza collettiva.

di

Potrebbero interessarti anche...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: