Montecarlo

Usa 1930 – 90 min – b/n – v.o. sott. it.

La Montecarlo che dà il titolo a questo film di Lubitsch è il luogo che rappresenta la libertà. Per la squattrinata contessa Mara, legata ad un nobile facoltoso ma ormai anziano, è la libertà di cambiare ed autodeterminare il proprio destino sfuggendo alla gabbia di un matrimonio celebrato per interesse. Così una volta in treno (che arriva in stazione di sbieco citando, forse, Lumiere!) sceglie di raggiungere Montecarlo, per tentare la fortuna al gioco, affidando la propria vita alla sorte.
A Montecarlo la contessa Mara si costruisce un’esistenza sontuosa presso la suite di un lussuoso albergo, con tanto di cameriera, autista e parrucchiere al seguito. L’eleganza e la bellezza di questa donna attirano, fin dal suo arrivo in città, lo sguardo di un conte che per starle vicino finge di essere un parrucchiere (il conte Rudolph in arte Rudy). Le vicende tra i due sono un pretesto per mettere in scena le differenze sociali (attraverso la caratterizzazione dei personaggi in nobili o servitori) e le difficoltà, quindi, che incontrano le persone di ceti diversi a frequentarsi all’esterno.
La contessa Mara coinvolge Rudy nel gioco al casinò e ne subisce il fascino, infatuata dell’uomo raggiunge il fidanzato all’Opera dove è in scena uno spettacolo che rappresenta una storia simile alla loro. La donna durante l’intervallo sentenzia al fidanzato ciò che pensa della protagonista con un’enfasi che evidenzia il suo completo coinvolgimento: parlando dell’opera parla indirettamente di se stessa, a teatro viene raggiunta da Rudolph, che svela la sua vera identità. Nel punto in cui massimo è l’intreccio tra la vita e l’opera Mara e Rudolph cambiano il finale, rimanendo insieme.

Ornella Castiglione

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