Donnie Darko

Quando un film viene preceduto da molti clamori, il rischio abituale è quello dell’attesa sovraeccitata che scoppia come una bolla di sapone.

Questo Donnie Darko è stato osannato da stimate menti sofisticate, accarezzate nel profondo dalla sceneggiatura quasi incomprensibile, probabilmente più oscura del libro da cui la pellicola è tratta.

Incubi narcolessici, indefinito fastidio per il contesto vissuto, l’incompreso che la sa lunga sulla realtà, molto più lunga di quelli che lo circondano, tranne qualche isolato strampalato individuo.

Alcune contaminazioni tra questi ingredienti li rendono meno banali, ma alla fine del film ho subito chiesto agli amici con cui ero in sala che cosa volesse dire la fine. Successivamente ho scoperto che molti non avevano capito la fine, e allora mi sono ricordato di Magnolia, altro incomprensibile mito della cinematografia americana meno commerciale.

Nel suo complesso l’ho trovato interessante, ma il sospetto che la sola poca chiarezza della trama sia indice di intelligenza o abbia un valore estetico in se mi lascia perplesso.

Personalmente preferisco “Sky Captain & The world of tomorrow”.

Se qualcuno ne parlasse male, credo che cmq lo difenderei. (cmq si, proprio come negli sms 😉

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