Deep Blue

di Alastair Forthergill, Andy Byatt (Germania-UK, 2004)

L’uomo è stato più volte nello spazio che nelle profondità oceaniche.

Questo documentario è un bellissimo viaggio nell’immenso mondo acquatico dove vivono esseri di mille forme e colori, indisturbate presenze impegnate nella lotta per la sopravvivenza alla ricerca di cibo, accoppiamenti e svago

Immagini che ti lasciano senza fiato, alcune già viste magari in televisione, ma qui senza l’invadente presenza della voce fuori campo che ti spiega ogni dettaglio – a volte noioso – del loro agire.

Benché a volte eccessivamente violento in alcune sequenze, come quella in cui l’acqua si tinge di rosso in un brulicare di squali, uccelli, pesci di tutte le forme che si contendono densi branchi di prede innocenti, ci accompagna in vergini barriere coralline, inospitali spaccature (fosse) marine profonde chilometri; fino a dove la luce non esiste se non quella prodotta dagli stessi abitanti, veri ispiratori delle umane illuminazioni artificiali stile Las Vegas.

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