La vita che vorrei

Italia 2004
Di Giuseppe Piccioni
Con:Luigi Lo Cascio,Sandra Ceccarelli,Galatea Ranzi

Laura,attrice semisconosciuta e non più giovanissima,viene selezionata per interpretare un ruolo da protagonista in un film sentimentale in costume ambientato nell’ottocento. Durante i provini conosce Stefano, attore affermato che inizialmente non la vede proprio di buon occhio perché ha rubato la parte ad una sua amica. I due però, conoscendosi sul set e guardandosi con gli occhi di Federico ed Eleonora,i due caratteri della triste vicenda amorosa ottocentesca, inizieranno un’intensa ma diificile storia d’amore per l’impossibiltà di far convivere l’intima realtà con la finzione e la vita professionale. I personaggi a cui loro danno corpo sul set seguiranno le loro vicende in parallelo,quasi a volerle far rivivere sul grande schermo.

Non più il solito film nel film con il relativo carico di macchiette e situazioni tipiche da luci del varietà, ma una bella storia d’amore vista da due prospettive diverse, che finiscono per intrecciarsi e contaminarsi a vicenda, amplificando le azioni,le gioie e i dolori dei due protagonisti.Lo spettatore segue le vicende dei personaggi su due livelli diversi, che talvolta si rafforzano a vicenda, talvolta si distruggono, fino a compenetrarsi senza più distinguersi, vedi la scena in cui Stefano e Laura mascherati da Federico ed Eleonora, discutono, inerme e privo di reazioni l’uno, ferita e lucida l’altra e decidono di voltare pagina. Ma c’è qualcosa che va al di là delle invidie,i dissapori e i risentimenti di questo dualismo e che non può essere lasciato alle spalle tanto facilmente.Amarti,ma a fatica, come recita la bella e efficace canzone di Gianna Nannini sul finale.

Piccioni ripropone la fortunata coppia di “Luce dei miei occhi” e fa bene, perché fra i due c’è affiatamento e un’alchimia che permette ai loro sguardi di raggiungerti,alle loro parole difficili o apparentemente semplici di avere eguale intensità. Una sorta di “aristocrazia interna”,per dirla alla Piccioni. Parole apparentemente semplici perché quello del regista ascolano è un cinema che non ha paura di usarle se arrivano meglio, non ha voglia di colpire a tutti costi ma segue l’esigenza di raccontare una storia, è un cinema che parla di esistenze difficili e talvolta mediocri con toni delicati e con grande consapevolezza, è un cinema di sentimento,qualunque esso sia.
Bella la fotografia nella sua alternanza fra nitido e sfocato,fra chiaro e opaco per caratterizzare le due diverse dimensioni nella storia e non male anche le musiche composte e orchestrate da Fedrigotti.

Ora mi si permetta qualcosa che va al di là della semplice visione, e cioè di precisare che le interviste nel dopo proiezione sono diventate più che altro delle chiacchierate amichevoli grazie alla disponibilità del regista e dei due protagonisti, e che il cinema italiano necessiterebbe soprattutto di persone come Luigi Lo Cascio, il quale, oltre ad avere un grande preparazione professionale e culturale, è in grado di trasmetterti a trecentosessanta gradi la passione per quello che fa, un’enorme carica umana e soprattutto un’ incredibile umiltà.

Riccardo Lupoli
bricky_83@hotmail.com

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