IL SIERO DELLA VANITA’

di Alex Infascelli
con Francesca Neri, Margherita Buy e Valerio Mastandrea

Film che non s’imprime, che deprime , che nu’ ja fà.
Pellicola targata Roma ,che non vanta fotografia alcuna, srotolata a suon di rimandi all’ ultimo Dario Argento (che già ce pare mejo), che sfuma , e pure troppo, in quella certa dimensione noir italiana che sa di fiction.

Na serie di personaggi della tv nzè trovano più in giro, so spariti, ad accomunarli un prestigioso talke show e’n finto mago che nun riesce ad affogasse.
Na donna poliziotta coi cojoni girati e pure zoppa se mette sulla pista, con il giovane agente che fa er mejo e l’ex marito questore che ja pure messo le corna e mo lei vuole che je compra a caldaia nuova.
E mo so cazzi sua.
Na stragge tra stereotipati stereotipi e caricature grottescamente malriuscite dai nomi falsamericani, na pizza de situazioni la cui micidiale scontatezza ce fa venì r’mascarpone alle caviglie mentre la banalità ce strattona pei capelli.
N’ film che se fa a parodia de se stesso, che sta a cascà ner comico col tentativo d’esse convincente.
Na polemica antitelevisiva che punta forze a produrre effetti sul piccolo schermo, ma trattà de Cinema è n’altra cosa.
Aoooooooooooooooooo! Ainfascelliiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!!
Quell’Infascelli che se letto su Rollin Stonz ci riporta memorie di rock’n roll preziose e pure ben raccontate, e dal tono e dalle parole se capisce che era uno che c’era.
E mo starobba?
Proprio da lui che era sul set di Black or White di M. Jackson, di Alive dei Pearl Jam e di Domino dei Kiss………..
Aooòòòòò! E che cazzo ci facevi?
Gli portavi le bibbite o li rifornivi de coca?

Proprio nu je a fà

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