Ore Disperate [classici]

Tit. or.(The Desperate Hours), 1955
Regia e produzione: William Wyler
Attori: Humphrey Bogart, Fredric March, Gig Young, Dewey Martin, Robert Middleton, Mary Murphy, Martha Scott, Artur Kennedy
Soggetto e Sceneggiatura: Joseph Hayes
Fotografia: Lee Garmer
Musiche: Gail Kubik
Produzione: Paramount

La “camera” dall’interno di un’auto inquadra le case attraverso il finestrino, dove è appoggiata la mano di Bogart, individuata una bicicletta sul prato davanti ad una casa si fissa su questa cominciando ad avvicinarsi. Con questo carrello a pochi minuti dall’inizio del film, Wyler, fa arrivare tre evasi, i fratelli Griffin e Kobish alla casa dove metteranno sotto sequestro l’intera famiglia Hilliard.

Sulla tensione che si crea all’interno della casa e le “ore disperate” che seguono, Wyler segue la trama, lo svolgersi di questa storia e la psicologia dei personaggi (cosa a cui è sempre stato molto attento): il confronto tra i fratelli sulla possibilità di avere una vita normale, quello tra padre e figlio “papà, hai paura?”, quello con la polizia perché lì “c’è la mia famiglia”… e la tensione che Wyler sa mettere nelle scene: lo sguardo della madre al ritorno del marito e della figlia, Kobish che salta fuori dall’ombra mentre è seduto sulle scale, i volti nel confronto di Bogart e March.

Wyler, a mio parere, è un maestro del cinema, nello studio della psicologia dei personaggi e della tensione, certo il concetto di difesa della famiglia e l’uso delle armi non sembra umano, ma poi l’umanità c’è, come il senso di morte. E poi c’è il volto tirato e malato di Bogart, qui al suo penultimo film, che sembra disegnato per la parte, peccato che fosse veramente malato.

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