Cantando Dietro i Paraventi

Anno 2003
Regia: Ermanno Olmi
Attori: Jun Ichikawa, Bud Spencer, Sally Ming Zeo Ni, Camillo Grassi, Makoto Kobayashi, Davide Dragonetti
Soggetto e sceneggiatura: Ermanno Olmi
Fotografia: Fabio Olmi
Montaggio: Paolo Cottignola
Costumi: Francesca Sartori
Scenografia: Luigi Marchione
Musiche: Han Yong
Distribuzione: Mikado

Un giovane ragazzo si ritrova, per sbaglio, in un teatro/bordello e qui, su un palcoscenico, un attore sta raccontando le storie di diversi pirati “donna”, per arrivare a quella della vedova Ching, che arrivò a sfidare anche l’Impero attaccando le imbarcazioni con su il sigillo imperiale.

Olmi cita Omero per cominciare a narrare la storia…
Il capitano portoghese (Bud Spenser) comincia a narrare, mentre il giovane si fa sedurre da una donna e dalla storia e a tratti si addormenta e risveglia; così la storia va avanti tra tratti recitati sul palco e parti ambientate in mezzo al mare e interpretate dai presenti nella sala e sul palco (un sogno del ragazzo?).

In questo film, il cinema di Olmi è più che mai poesia… per i dialoghi di sicuro, per le citazioni, ma anche per la splendida fotografia di Fabio Olmi: guardate i quadri che si formano sullo schermo nello spiegamento della flotta imperiale, oppure l’immagine degli aquiloni in volo. Il tutto accompagnato da visi che cambiano (sporco e pulito che si alternano) e si confrontano e mischiano (il viso di Ching che ritorna) e costumi che cambiano.
Così però, la storia, a me spettatore, quasi sfugge di mano, arrivano dei dubbi che non hanno necessità di essere svelati e rimane l’immagine e la poesia. Non che sia poco, anzi basta questo, è una lieve sensazione di inganno dovuta all’aspettativa che la storia si svolga in un certo modo, forse al prolungamento dell’attesa prima del finale… come nella lettura di una poesia in cui si cerca di soffermarsi a catturarne l’essenza e l’attenzione sfugge un po’ sulla struttura, forse perché troppo lunga, perdendosi così ciò che si è cercato.
In qualsiasi caso un film necessario, non solo sul panorama italiano, come “Il Ritorno di Cagliostro” (con tutte le differenze e tutti i distinguo), per la sua aria di libertà, da favola, e per la guerra dichiarata che si addentra in una pace vera tramite la poesia e per l’ottimo uso delle musiche.

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