The Magdalene Sisters

Bellissimo il nome di una delle attrici protagoniste di questo film. Nora-Jane Noone, che sicuramente si pronuncia nuun, ma è scritto come no-one, nessuno. E di tante nessuno racconta la storia, ragazze di cui non si è mai sentito parlare, ma che sono un emblema di ciò che accade nella nostra superiore civiltà occidentale.

Scegliendo tre simboliche situazioni, la ragazza-madre, quella violentata da un cugino e quella che, all’età di quindici anni, inizia a scoprire l’esistenza dell’altro sesso, il regista Peter Mullan ci presenta la casa Magdalene come una prigione sotto l’inflessibile controllo ecclesiastico, ma non per questo meno severa di una qualunque alcatraz. Le ospiti sono costrette a lavorare a ritmi disumani, private della loro identità e di ogni tipo di rapporto umano, umiliate, sottoposte a punizioni corporali e, infine, alle attenzioni sessuali di un prete di provincia. Uno spaccato di vita sconosciuta della tanto osannata società irlandese.

Purtroppo il film pecca in recitazione e sceneggiatura: molti sono i dialoghi che si rivelano esasperatamente melodrammatici.

E la regia si compiace della tragedia, regalando al pubblico una sequela di drammaticità a volte gratuita. Già la scelta della fotografia, sporca, sgranata, preannuncia l’assenza di un seppur piccolo momento di distensione.

A mio parere The Magdalene Sisters non merita il Leone d’Oro, se non per il tema che tratta e per le polemiche che è riuscito a scatenare. Con l’amaro in bocca siamo d’accordo con Tonini nel definirlo un pamphlet, sebbene non vediamo cosa ci possa essere di male in un film di mera denuncia.

Beppe

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