I TENENBAUM

Royal Tenenbaum ormai da anni ha interrotto i rapporti con la moglie, da cui è separato senza aver mai divorziato, e con i suoi figli, Chas, Richie e Margot, quest’ultima figlia adottiva. Nel passato dei tre ragazzi c’è un’infanzia da bambini prodigio: Chas era un genio della finanza, Richie un asso del tennis e Margot una commediografa affermata.

Tutti e tre, a causa dello scellerato comportamento di un padre assente e donnaiolo, sono adesso alle prese con gravi problemi esistenziali, e hanno scialacquato il loro talento. Riuscirà lo sciagurato capofamiglia a farsi perdonare dai suoi rampolli le malefatte di una vita intera e, nello stesso tempo, a impedire che sua moglie si lasci sedurre dall’impeccabile contabile Henry Sherman?

Dopo due commedie indipendenti assolutamente anticonvenzionali e irresistibili (“Un colpo da dilettanti”, 1995, e “Rushmore”, 1998), il giovanissimo Wes Anderson si trova a disposizione un budget abbastanza corposo e un cast di attori assolutamente eccezionale, ma non perde la testa e non vende l’anima al diavolo, dirigendo così una commedia splendida, matura, e innegabilmente deliziosa.

Anderson, come sempre sceneggiatore in coppia con Owen Wilson (che nel film interpreta il ruolo dello scrittore drogato Eli Cash), si fa forte di una capacità narrativa non comune, tratteggia i suoi personaggi con un misto di amore e odio, pur trattandoli sempre con un rispetto da padre amorevole, e scava nei lati oscuri dell’istituzione familiare con una radicalità di approccio solo apparentemente messa in sordina da un tono soave e leggiadro, ma che in realtà fa molto più male (oltre ad arrivare più in fondo) della finta cattiveria e dell’apparente amoralità di un film compiaciuto e sopravvalutato come “American Beauty”.

Momenti di comicità geniale, mai volgare o gratuita, si alternano ad altri di profonda tenerezza e commozione, e nessun sentimento viene espresso in maniera forzata o ridondante (si veda come viene risolto alla fine del film il conflitto tra il vecchio Tenenbaum e il figlio Chas), al contrario tutto pare retto da una grazia miracolosa sempre più rara, specie nel cinema americano contemporaneo.

E visto che anche l’occhio vuole la sua parte, il regista sceglie una messa in scena di grande eleganza pop, regalando agli occhi dell’ammirato spettatore scenografie e costumi che rallegrano gli occhi, la mente e il cuore, mentre semplicemente pregevole è la colonna sonora, un mix intrigante di classica (Satin, Debussy, Ravel) e moderna (Dylan, Nico, i Clash).

Royal Tenembaum è uno dei personaggi più cialtroni (quindi più umani) che il cinema degli ultimi anni sia riuscito a creare, e Gene Hackman lo impersona in maniera semplicemente strepitosa.

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