Yurisai – Lo sbocciare dei gigli [Intervista alla regista]

di Sachi Hamano, Japan, 2001
Script Kuminori Yamakazi
con Kazuko Yoshiyuki, Mickey Curtis, Kazuko Shirakawa

Intervista alla regista durante il Festival Internazionale Cinema delle Donne 2002.

Accade in Giappone qualcosa di simile alla storia del film?

“No, le donne vorrebbero, ma la cultura giapponese le vede sempre sottomesse. Una volta che hanno svolto il loro dovere di mettere al mondo dei figli, la loro vita è finita.
Io ho fatto 300 film sul sesso, questo l’ho fatto per far sapere agli uomini cosa vogliono le donne in realtà. Negli ospizi evitano che la sessualità esploda. Nel film invece le protagoniste si truccano, c’è un miglioramento fisico nel loro aspetto, dovuto ad una vitalità interiore non repressa.”

Le donne Giapponesi sono tutte con lei?

“Non sono tutte d’accordo. A qualcuna non piace questo film perché c’è solo un uomo e pensano =”le donne non sono così stupide da innamorarsi tutte di un uomo solo”. Oppure ci sono quelle che, morto il marito, vedono finita anche la sofferenza della sottomissione.
Non ne vogliono più sapere del sesso perché lo collegano ad una brutta esperienza.
E pensare che gli ideogrammi giapponesi che significano VIVERE e SESSO sono quasi uguali.”

Ha mai conosciuto un uomo simile al protagonista del suo film?

“In Giappone esiste il maschio ideale: sempre forte, sua la prima mossa, ma sono in crisi anche loro. Ho dovuto scegliere un ex musicista, di origini miste, e non un uomo giapponese per quel ruolo. Capiva meglio le esigenze di corteggiamento e di coccole delle donne della sua età. Altri attori interpellati hanno rifiutato il ruolo perché considerato da traditore. Per gli altri ruoli ho scelto vecchi protagonisti di altre produzioni, sono molto famosi in Giappone.
Il fatto di essere ormai trascurati nella loro professione ha reso la loro recitazione coerente con l’esigenza di attenzione dei loro personaggi.
La protagonista è molto famosa, guadagna molto, ma per questo film, dove non è più la nonna di qualcuno ma un personaggio completo, non ha chiesto quasi nulla.
Quando sono finite le riprese il cast era così entusiasta che mi hanno chiesto di farne un seguito: ambientato 10 anni dopo, la prima scena è il funerale del protagonista maschile, tuttavia la vita continua e anche gli amori.

Credevo che in Italia, la patria dell’amore, ci fossero meno pregiudizi per l’amore tra anziani.”

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