White Oleander

di Peter Kosminsky

Tratto dall’omonimo romanzo di Jenet Fitch, White Oleander è la storia del difficile percorso adolescenziale di Astrid (Alison Lohoman), impegnata nel cercare la via dell’emancipazione dopo la separazione dalla madre Ingrid (Michelle Pfeiffer) condannata a 35 anni di carcere per l’omicidio del proprio compagno.
Ingrid è un’artista, narcisista, non disposta ad alcun compromesso, mai insicura di se, mai pentita dell’omicidio commesso, che anzi trova nel carcere un riscontro del proprio emblematico atteggiamento nella vita: in carcere, ci dice, “non c’è ipocrisia, o uccidi o vieni uccisa, e tutti lo sanno”. E dal carcere Ingrid, cerca di guidare l’educazione di Astrid, secondo regole che hanno una ragione d’essere soltanto rapportate alle proprie esperienze di vita, ma poco si adattano ad una figlia adolescente alla ricerca della serenità. Eppure, il carisma di Ingrid è tanto forte da compenetrare le scelte di Astrid e condizionarne costantemente l’esistenza. La sua conflittuale ricerca di valori è condizionata da una parte dal bisogno di legami e di affetto, dalla percepita sensazione che esista un modo diverso di dare e ricevere amore rispetto alla via conosciuta nel rapporto con la madre, ma dall’altra si scontra con l’esaltazione della solitudine e dell’accettazione del sentimento del dolore professato dalla madre, in virtù di una forza “vichinga” di cui dovrebbero essere depositarie.

Il film, prodotto da Jhon Wells, e sceneggiato da Mary Agnes Donoghue, uscirà nelle sale il prossimo 31 Gennaio.

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