L’uomo del treno

[ Regia: Patrice Leconte ]

di Flavia Gotta

In attesa delle imminenti uscite di Scorsese, Spielberg e Tarantino (in rigoroso ordine alfabetico), “L’uomo del treno” è probabilmente il miglior prodotto attualmente in circolazione nelle sale.
Presente in concorso all’ultima edizione della Mostra di Venezia, il film di Leconte ha passato indenne l’abbuffata di film natalizi, mantenendo un ottimo successo di pubblico grazie al suo spirito fresco e ad una appetitosa trama.

Più che una storia, due situazioni a confronto: una bizzarra simmetria che porta allo scambio di ruoli tra un ex- professore in pantofole e un impenitente criminale.
Il finale un po’ stucchevole, che vede due uomini lontani in vita avvicinarsi nel momento della morte, è riscattato da un brillante prologo fatto di dialoghi brillanti e ironici.
Un film fatto di parole, ottimamente interpretato da Rochefort e Hallyday che formano una coppia inedita quanto perfetta. L’incontro fortuito tra i due personaggi darà vita ad uno scambio di opinioni che si trasformeranno prima in confidenze e poi in eredità morale; il confronto tra i due, in una piccola località della provincia francese, si tinge di epico; ma dal duello non emerge nessun vincitore, proprio come accade quando a scontrarsi sono contendenti di pari valore.

L’unico a vincere semmai è Leconte, mettendo a segno un’opera dal ritmo brillante, piacevolmente scandito da una colonna sonora cupa e malinconica come l’animo dei due protagonista, ma capace di slanci lirici che per un attimo affermano con prepotenza la bellezza dell’essere umano di fronte al fallimento.

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