Il mio grosso grasso matrimonio greco

“Il mio grosso grasso matrimonio greco” (My Big Fat Greek Wedding, 2002) è tratto da un’opera teatrale scritta e portata in scena con successo da Nia Vardalos, l’attrice che nella pellicola interpreta la protagonista, Toula Portokalos.

Vista a teatro da Rita Wilson, la moglie di Tom Hanks, l’autrice-attrice ha posto come condizione ultima per trarre un film dalla sua opera che fosse lei a vestire i panni di Toula.
Trentenne single e goffa in una famiglia di origini greche dove è convinzione diffusa che le donne devono sposarsi il prima possibile per fare quanti più figli possibile e cucinare loro quanto più cibo è possibile, Toula è una clamorosa eccezione e preoccupa con il suo comportamento l’intero, variopinto e debordante clan familiare. Non meno scandalo suscita però la sua relazione con il professore d’inglese Ian Miller (John Corbett), quando viene scoperta: il bel ragazzone è infatti wasp che più non si potrebbe, mentre i greci devono sposarsi con i greci, è risaputo. Cosa può succedere quando la cultura “americana” della buona borghesia si scontra con le tradizioni familiari e il folklore mediterranei?

Questa commedia, che si è rivelata un insperato campione d’incassi in numerosi Paesi Italia compresa, porta in scena equivoci, incomprensioni culturali, manie pittoresche (due su tutte: l’ossessione etimologica e la convinzione che il Vetrix curi qualunque acciacco) amplificate dall’enorme differenza che separa i Paesi di cultura anglosassone da un sistema di relazioni e parentele come quello esasperato e in parte parodiato dalla pellicola, tipicamente latino. Il film non è perfetto: la sceneggiatura è a tratti prevedibile o consolatoria, alcune gag vengono ripetute troppe volte, non si scava fino a fondo nella caratterizzazione dei personaggi. C’è anche chi ha fatto notare la poca avvenenza della protagonista rispetto al fascino di John Corbett. Su quest’ultimo punto non sono d’accordo: Corbett è un attore che mi piace fin dai tempi di “Un medico tra gli orsi”, ma Nia Vardalos è adatta alla parte perché rappresenta un tipo di donna particolare, con un proprio fascino e una bellezza fuori dagli schemi. Fosse uguale alle decine di attrici americane più o meno brave dall’occhio ceruleo, il capello biondo e venticinque kg di peso, non ci sarebbe storia. Tornando ai difetti, ci sono, è inutile negarlo: “Il mio grosso grasso matrimonio greco” non è un capolavoro.

Al di là di questo, restano i numerosi pregi: la voglia di ridere e sorridere presentando una famiglia che chiunque abbia parenti o amici che vengono dal Sud dell’Italia non faticherà a trovare assolutamente verosimile; l’ossessione per il matrimonio e per la ricerca dell’anima gemella, ammesso che esista; la volontà di rompere gli schemi e nello stesso tempo la consapevolezza che è bello e importante sentirsi parte di qualcosa. Numerosi articoli che mi è capitato di leggere hanno messo in rilievo l’assoluta corrispondenza di intenti fra la storia raccontata nel film e la maggior parte del pubblico presente in sala durante le proiezioni, quasi solo donne… Posso solo aggiungere che si tratta di una commedia carina anche se non epocale, ben recitata, con spunti interessanti e alcune belle trovate. Il film adatto per trascorrere una serata piacevole o far passare un pomeriggio malinconico e piovoso uscendo dalla sala con un sorriso. Di questi tempi non è poco.

Azzurra Camoglio

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