Pantaleon e le visitatrici

Un esercito Venezuelano che si preoccupa di soddisfare gli appetiti sessuali dei suoi uomini, impegnati nelle lotte intestine dell’interno del paese.

La storia si svolge, in modo quantomeno sarcastico e paradossale, nella parte sbagliata della barricata: tra i lustrini e le divise di un esercito delle banane, dove spicca l’efficienza svizzera del capitano Pantaleon Pantoca integerrimo, servo fedele e intelligente.

“Ricevere ordini: non so fare altro nella vita, per questo non posso che fare il militare”.

Pur dimostrando un’intelligenza notevole nell’organizzazione e nella gestione delle persone, il protagonista è l’emblema dell’anti-militarismo: un genio servo che non sa di che farsene della libertà.

I suoi superiori lo sanno e cercano di approfittare di lui che, attraversando mille peripezie, finirà perdente vincitore.

I colori delle scene sono assoluti: si passa dal giallo al rosso all’arancione in uno schermo al limite del monocromatismo.

Un “Lupo Solitario” sudamericano è la bizzarra rappresentazione dei media, onnipresente in un modo arcaico che fa il verso alle moderne televisioni occidentali, messe provocatoriamente in secondo piano.

Si gioca con la morale in modo intelligente, lontani da rivendicazioni sociali ma taglienti con il rasoio del sarcasmo.

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