MONSTERS & CO.

Avete presente i mostri di cui avevamo paura quando eravamo bambini ed eravamo costretti a spegnere la luce prima di addormentarci? Quelli che temevamo sbucassero fuori da armadi che avevamo preventivamente chiuso e sbarrato con ogni mobile a disposizione nella nostra cameretta diventata improvvisamente sinistra? Ebbene quei mostri esistono davvero, abitano un mondo parallelo al nostro e hanno bisogno dell’energia sprigionata dalle urla di pargoli terrorizzati per continuare ad alimentare la loro Monstropolis. Ma tra le regole dei mostri c’è quella, altamente prioritaria, di non avere nessun contatto con gli esseri umani, considerati tremendamente infettivi e portatori di ogni tipo di malattia, ecco perché l’approdo inaspettato della tenerissima Boo nella società dei mostri avrà conseguenze inaspettate e anche rivoluzionarie.

Grandissimo film di animazione digitale, splendida favola sulla paura della diversità, di ciò che non si conosce e non si vuole neanche rischiare di farlo, “Monsters & Co.” arriva come una boccata d’aria pulita a rianimare una stagione cinematografica esanime e asfittica.

Messe da parte le meraviglie tecnologiche, davanti alle quali si rimane comunque sbalorditi (il mantello peloso del protagonista ha richiesto l’elaborazione di un software particolarmente innovativo), la cosa più sorprendente del film di Pete Docter è il messaggio di grande tolleranza che lo permea, espresso con grande convinzione ma senza alcun tono predicatorio né tirate moralistiche.

Un’esperienza cinematografica a 360° (il montaggio meriterebbe un premio oscar), divertente dall’inizio alla fine, una gioia per grandi e piccini e un’occasione per riflettere sul nostro modo, schematico e spesso meschino, di giudicare gli altri, ancora più meritorio per il fatto di provenire da un’opera principalmente rivolta ad una fascia di pubblico under 18, ma capace di parlare al cuore e all’anima degli spettatori di qualsiasi età.

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