BLACK HAWK DOWN

Nel 1993 un gruppo di rangers americani di stanza a Mogadiscio, riceve l’ordne di catturare due luogotenenti di Aidid, famigerato signore della guerra somalo, colpevole di accaparrarsi gli aiuti umanitari e di lasciare il suo popolo stremato dalla fame. La missione avrebbe dovuto essere una passeggiata, si trasformerà in una cruentissima battaglia nella quale, come informa una didascalia alla fine del film, perderanno la vita 19 soldati americani e mille somali.

Ridley Scott rinuncia a qualsiasi ambizione autoriale (lavorando con un produttore come Jerry Bruckheimer, notoriamente poco interessato alle mezze tinte, non ci si può attendere altro) e gira una sorta di western adrenalinico e ad alto tasso di testosterone, partendo da una situazione di assedio tipica di molti film di Carpenter (“Distretto 13” e “Fantasmi da Marte”, per esempio).

Il risultato è un film dalla doppia faccia: indubbiamente ben diretto, con squarci di innegabile bellezza visiva (il volo degli elicotteri sulle splendide spiagge somale), con un utilizzo sapiente e consapevole degli spazi, ma anche, e qui vengono le note dolenti, con dei dialoghi di ignobile rozzezza, con dei personaggi che definire stereotipati è attribuirgli fin troppa profondità, e con un razzismo di fondo che il regista non riesce proprio ad estirpare dalla materia narrativa.

Allora gli americani sono quelli che stanno facendo la cosa giusta (come sempre, of course) quelli che combattono una guerra giusta dimostrando un idealismo commovente, mentre i somali quando va bene sembrano dei papponi di Harlem, quando va male sono ritratti come dei cannibali più simili agli zombie di Romero che a degli esseri umani.

Una volta Scott dirigeva un film ogni cinque anni, e i film si chiamavano “I Duellanti”, “Alien”, “Blade Runner”, “Thelma e Louise”; adesso gira come un dannato e i risultati sono quelli che sono. Al botteghino sembra sempre far centro, ma i cinefili che lo adoravano devono accontentarsi della pallida copia di un autore dal notevole talento che, purtroppo, ha scelto la via del guadagno a tutti i costi.

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