Vajont

di Renzo Martinelli
con Michel Serrault, Laura Morante, Anita Caprioli, Philippe Leroy

Aberrante. E’ il termine più adatto per definire un film che potrebbe essere utilizzato come testo da analizzare per un saggio – panegirico sulla cattiva condotta di certi registi (se così possono essere definiti), sceneggiatori e produttori italiani.
Si parte nel peggiore dei modi, con una sceneggiatura mal scritta, che cerca di appoggiarsi su una struttura titanic del tipo storia d’amore e tragedia epocale, ricorrendo a stratagemmi a dir poco ridicoli come far morire un operaio dopo trenta secondi che ha mostrato orgoglioso la foto della sua quinta figlia appena nata. Ma quel che é ancora più grave é che siamo di fronte ad un classico esempio della peggiore mentalità bigotta italiana, secondo cui va bene parlare delle tragedie ma é sempre meglio non andare troppo a fondo; sostanzialmente, secondo Martinelli la tragedia del Vajont sarebbe dovuta ad un gruppo di imprenditori che non ha voluto evitare il disastro per arricchirsi. Il che é anche vero. Il problema é che nella storia mancano alcuni passaggi fondamentali, come il ruolo del Governo in tutta la faccenda, come la figura di qualche senatore a vita, insomma sembra che a nessuno sia venuto in mente di ambientare qualche scena nei palazzi romani. Strano, molto strano.
Si prosegue con una regia a dir poco inutile, tutta fatta di inquadrature sbilenche, ovvero la scelta più facile che qualunque videoamatore avrebbe potuto fare per dare un senso di tragedia incombente e precarietà. Che tristezza dover ricorrere a questi metodi scontati per far venire un pò d’ansia al pubblico pagante.
Certo, se volessimo veramente parlare di regia bisognerebbe fare un accenno alla direzione degli attori, ma sarebbe davvero imbarazzante dal momento che i personaggi sono talmente ridicoli fin dallorigine che nemmeno il miglior De Niro sarebbe stato in grado di dare un minimo di personalità a chiunque. Con una sceneggiatura del genere ed un doppiaggio che ricorda gli sceneggiati inglesi passati negli anni Sessanta dalla Rai, sembra che Laura Morante sia un’esordiente ad una recita scolastica e Pilippe Loeroy un figurante in pensione. Quel che li salva é il fatto che palesemente non é colpa loro…
Si conclude in bellezza con una serie di effetti speciali che ricordano vagamente il primo pac – man, quello che girava su Atari 2600. Il pubblico in sala ride quando dovrebbe spaventarsi, e non c’é una sola goccia d’acqua che abbia un minimo di credibilità in tutto il film. Per non parlare della meravigliosa scelta dei blue screen, che devono aver avuto qualche problemuccio dal momento che sembrano per lo più quei poster di ontagne che si attaccavano fuori dalle finestre quando si girava nei teatri di posa romani una scenetta ambientata in tirolo. Il tutto raggiunge la sua apoteosi in una inquadratura dall’alto della diga, in cui il nostro splendido protagonista é stato sostituito da una animazione che lo fa sembrare una specie di scimmione nella presentazione di qualche videogame dei primi anni novanta. E la cosa fa parecchio arrabbiare, soprattutto se si pensa che il supervisore agli effetti speciali é David Bush, uno che certo non può essere tacciato di non saper fare il suo lavoro. Proprio il suo nome nei titoli di testa, paragonato con la qualità degli effetti, mi fa ipotizzare con una certa sicurezza che tutto questo sia dovuto alla megalomania dello stesso Martinelli, che in veste di produttore non é stato in grado, come spesso succede ultimamente ai produttori italiani alle prese con un nuovo modo di fare il cinema, di giudicare correttamente l’entità della spesa per gli effetti speciali.
Tutto questo, credo, é da far risalire alla locandina, in cui a grandi lettere compare la scritta “Martinelli film company international presenta”, che spiega più di mille recensioni il problema di questo film: un progeto folle e megalomane, che sull’ondata dell’entusiasmo per una carambolata di effetti da cinema americano poi rivelatisi fallimentari, non ha saputo dedicare lo spazio necessario alla riflessione su di una storia che non é una storia, ma un fatto reale su cui sarebbe interessante poter ragionare seriamente. Il risultato di questa avventata impresa é molto grave, perché si fa gioco di un avvenimento che ha provocato la morte di migliaia di persone e che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi una delle pagine più vergognose della storia politica del nostro paese.
Vajont é un film che bisogna evitare deliberatamente se si ama il cinema, ma soprattutto se ancora si ha una coscienza politica. Farsi prendere in giro non é mai gratificante.

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