BANDITS

Terry (Billy Bob Thornton) e Joe (Bruce Wilis) sono due evasi che hanno in progetto di fuggire in Messico per metter su un night club.

Cominciano allora a svaligiare banche seguendo un piano tanto semplice quanto efficace: la sera che precede il colpo i due sequestrano il direttore della filiale da ripulire (pratica che varrà loro il soprannome di “banditi della mezzanotte”) quindi, la mattina seguente, si fanno aprire il caveau dallo stesso direttore, arraffano i soldi e spariscono senza spargimenti di sangue. Le cose si complicano quando entra a far parte del gruppo una bella casalinga insoddisfatta (Cate Blanchett) la quale, innamoratasi contemporaneamente dei due uomini, complicherà terribilmente la già incasinata situazione. Il finale è assolutamente da non svelare.

Levinson è un regista interessante che offre il meglio di sé quando si trova tra le mani una coppia di protagonisti dai caratteri antitetici (si pensi a “Rain Man” e al misconosciuto ma delizioso “Jimmy Hollywood”) e in questo caso la sceneggiatura di Harley Peyton gli serve su un piatto d’argento un duo di banditi sbalestrati veramente esilarante, il pacato e superficiale Bruce Willis e l’ipersensibile e tremebondo Thornton. Ma, a parte la verve trascinante degli interpreti (anche Cate Blanchett è una rivelazione come commediante), “Bandits” strappa la simpatia partecipe degli spettatori anche per altri motivi, in primis per una sorta di glorificazione dei perdenti e degli sfigati che fa sempre piacere (quando è portata avanti con onestà), in secondo luogo per la morale ribalda che guida le azioni dei protagonisti (“I soldi della povera gente sono assicurati dal Governo, quindi noi rubiamo al Governo”, dichiara con orgoglio Joe), quindi per tutta una galleria di personaggi di contorno sbozzati con grande sensibilità e con evidente partecipazione (lo stuntman fallito che sogna di far innamorare le ragazze dandosi fuoco alle mani, la vecchietta gentile che si rifiuta di consegnare i soldi ai due ladri ma poi li aiuta a fuggire).

In effetti la commedia non brilla per originalità e le situazioni di base sono abbastanza risapute se non usurate, ma alcuni espedienti narrativi (come l’intera vicenda dei protagonisti raccontata in flashback dal programma televisivo “Crime Stoppers”) servono per confondere le piste dello spettatore e per regalargli un pertinente e gaglioffo finale a sorpresa che, stavolta, fa piacere trovare. Di gran pregio poi la confezione: fotografia di Dante Spinotti, musiche di Christopher Young.

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