La vera storia di Jack lo squartatore (From Hell)

ATTENZIONE: Non leggete se non avete visto il film.

Londra, 1888. Cinque prostitute vennero uccise da un efferato killer, che tagliava loro la gola e poi le sezionava con perizia chirurgica. L’identità dell’uomo – noto come “Jack lo Squartatore” – non fu mai accertata.

Nel film, un tormentato e arguto detective oppiomane
(Johnny Depp), indagando sugli omicidi, scopre una
rete di intrighi e insabbiamenti che fa capo alla
stessa regina d’Inghilterra, e si innamora di una
delle future vittime dello Squartatore.

Non so se la vicenda raccontata dal film, e l’ipotesi
avanzata sull’identità di Jack, sia davvero la più
accreditata da chi ha studiato i misteri che
circondano questa figura (il primo serial-killer di
cui si abbia notizia: in questo senso, è davvero un
“precursore del XX secolo”). Si tratta comunque di
un’ipotesi affascinante e, a prescindere dalla sua
veridicità, rende il film abbastanza intrigante.

I difetti ci sono, e non da poco: personaggi
psicologicamente schematici e appossimativi, alcune
cadute di stile e di tono (la scena d’azione nella
carrozza, verso la fine), anche la presunta
originalità del punto di vista del racconto (quello
dei bassifondi londinesi in cui avvengono i delitti)
non è poi così convincente… Niente di più, insomma,
di un gradevole thriller gotico.
Aggiungo che, a mio parere, l’identità dell’assassino
è un po’ scontata: è ovvio che un personaggio
perversamente seducente come Jack lo Squartatore venga
affidato a un attore noto, istrionico e carismatico;
in questo film ce ne sono due, e uno interpreta il
detective. Perciò…

A livello visivo, il film (a volte piuttosto
truculento) si fa notare per alcune belle trovate: le
scene degli omicidi (soprattutto nelle visioni di
Depp) e una bella sequenza in cui il corpo di una
prostituta viena trovato da due poliziotti (e
successivamente richiama una folla di curiosi), girata
a velocità accelerata, in modo da sottolineare il
contrasto tra il traffico e l’agitazione della gente e
la gelida immobilità del cadavere. Suggestivo anche
l’uso di dissolvenze e sovrapposizioni (Coppola
docet), all’insegna di un barocchismo visivo che può
anche infastidire (spesso è gratuito), ma che ha un
innegabile fascino visivo.

Domenico Zàzzara

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