K-PAX

Reg Ian Softly, con Kevin Spacey e Jeff Bridges Un uomo dal viso beato e lo sguardo leggermente distratto sembra comparire dal nulla nel bel mezzo della stazione centrale di New York. Afferma di chiamarsi Prot (Kevin Spacey) e di aver raggiunto la terra dal suo pianeta K-PAX tramite un raggio di luce. Per questo motivo viene ricoverato in un istituto di igene mentale sotto le cure del primario Marshal Powell (Jeff Bridges), un uomo che appare annoiato dal suo lavoro e indifferente alla sua famiglia. In una prevedibile inversione di ruolo, Prot diventa la cura per il proprio dottore, mostrandogli un modo di vedere e di affrontare la vita diverso da quello a cui si è abituato. Così Powell riscopre il proprio entusiasmo per i pazienti e anche l’amore per la moglie. Quando il dottore si è ormai quasi convinto che il proprio paziente stia davvero dicendo la verità, delle sessioni di ipnosi fanno rinascere il dubbio… I ‘pazzi’ nella clinica sono un po’ troppo banali, con psicosi che sono facilmente riconoscibili e altrettanto risibili. Certo questo non è ‘Qualcuno volò.’, anche se Spacey sembra tentare una carriera alla Jack Nicholson. L’ideologia che promuove il culto della famiglia americana è un po’ troppo scontata, con continui commenti al figlio che Dr Powell ha rinnegato e all’importanza di spendere più tempo a casa, tra i propri cari. Il messaggio del quasi messianico extra-terrestre, che dando uno scopo e un credo ai pazienti, li cura da tutti le loro fobie, è altrettanto semplicistico. Eppure, il dubbio sulla vera identità di Prot riesce ad intrattenere e a coinvolgere lo spettatore, mentre l’idea romantica di un mondo lontano anni luce continua a stimolare la fantasia e i sogni di molti. La fotografia originale crea uno stile unico, forgiando scene estremamente intense, anche negli ambienti più sterili come le camere d’ospedale. La trama è coinvolgente, anche se indugia troppo su certi particolari, risultando lenta a momenti. Il dialogo è eccellente e le performance sono letteralmente fuori dal mondo. Spacey e Bridges dimostrano di avere un grande talento per parti complesse e piene di dettagli. Se Spacey eccelle come marziano esperto di orbite planetarie e fanatico di frutta, Bridges incarna alla perfezione il dottore scettico e stanco, ma pronto a rivalutare la propria vita, ammettendo la possibilità di ciò in cui non dovrebbe credere. La combinazione ipnotica di fantascienza e dramma psicologico rendono K-PAX un riuscito prodotto Hollywoodiano.

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