Hedwig – La diva con qualcosa in più

Il film di John Cameron Mitchell (presente in sala), dopo aver vinto vari premi al Sundance, a Deauville e a Berlino, esce oggi anche nelle sale italiane col titolo, volgarmente ammiccante, “Hedwig – La diva con qualcosa in più”, mentre quello originale (The Angry Inch), oltre ad indicare il nome della rock band, fa riferimento al pollice inteso come unità di misura e deriva dalla scalognata operazione chirurgica a cui si sottopone il (o la) protagonista che, dopo aver cambiato sesso, rimane sempre con un pollice di carne che sporge, inutilmente, dal suo corpo. Hedwig nasce con il nome di Hansel a Berlino est, viene violentato dal padre (un G.I. americano), raggiunge gli Usa con un militare di colore, che prima gli impone il cambio di sesso (operazione effettuata da un podologo!) e poi lo abbandona. Ma Hedwig non si perde d’animo, comincia a comporre la sua musica, ispirandosi agli artisti che da ragazzo, a Berlino, ascoltava e amava (Lou Reed, Iggy Pop, David Bowie), quindi si innamora di un ragazzino paffuto con la fissazione per Gesù Cristo che, sfruttando i brani scritti per lui da Hedwig, diventerà la più famosa rock star del pianeta con il nome d’arte di Tommy Gnosis.

Calorosa opera rock che, per fortuna, non cerca lo scandalo e le provocazioni ma racconta, senza pietismi e con una delicatezza commovente, la triste storia di un essere umano calpestato dalla vita e vilipeso dalla sorte. Nato come spettacolo off Broadway, il film di Mitchell si avvale delle splendide canzoni scritte da Stephen Trask e degli inserti animati, estremamente raffinati e poetici, di Emily Hubley. Pur non cercando la commozione, il film la ottiene ugualmente e il lunghissimo applauso del pubblico che accompagna i titoli di coda, dimostra che il regista ha fatto centro: si accende la luce e ci si catapulta da lui per un autografo.

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