Titanic

di James Cameron

[Titanic: quanto la ghisa affonda]

Si. Spesso come la ghisa questo Titanic di Cameron. E inevitabilmente affonda.

Non tanto per la sua durata, che l’inconsistenza della trama fa scorrere veloce. Quanto il modo di caratterizzare i personaggi, la fotografia opulente, gli effettoni cinematografici.

Il film si apre con il tentativo di ritrovare un fantomatico gioiello affondato assieme al transatlantico. Ma dalla ricerca della pietra viene ricavato soltanto un disegno miracolosamente conservatosi negli abissi, che ritrae con tratto da caricaturista di strada le abbondanti grazie di una fortunata fanciulla con il prezioso di cui sopra al collo.

Guarda caso una ottuagenaria incartapecorita ma con piglio di classe sta incollata al televisore e vede il dipinto. Stupore: “Caz.. Quella sono io!”. Cosi, in men che non si dica, la vecchia, la nipote-assistente, i numerosi bagagli, nonché i pesci rossi di casa, traslocano sulla nave che sta effettuando le ricerche.

Il capo della spedizione, che si intuisce subito non essere così avido come vorrebbe far pensare, smania dalla voglia di sapere che cosa e successo quella notte e, soprattutto, dove è finito il prezioso.

Cosi, con un macabro passaggio di scena tra l’immagine del relitto affondato sovrapposta a quella del transatlantico ai tempi che furono, l’occhio della giovane fanciulla nel fiore della sua bella età dell’oro e quello della ottuagenaria, parte, si interrompe e riprende un bel flash-backone di due ore e tre quarti su cosa accadde, antefatti e tragedia.

La trama finisce qui, o quasi. Il resto è pretesto per arrivare all’ultima ora dove finalmente di consuma la tragedia.

Oh, dimenticavo. Si deve piangere durante questo film, tanti sono stati gli sforzi di Cameron nel strapparci la lacrima. I personaggi vengono subito facilmente individuati: i poveri, ma felici. I ricchi, ma infelici e pure cattivi. I nuovi ricchi, un po’ rozzi per ma tutto sommato ancora di buon cuore. La servitù, lobotomizzata e antagonista ai poveri. Il bello ma povero Di Caprio è talmente lezioso da ricordare un battone di provincia. E pensare che è lo stesso attore di Romeo e Giulietta, dove appare sicuramente in un’altra luce. La signorina Kate, che nelle intenzioni del regista dovrebbe essere il motore del film, passa con indifferenza dalla crisi suicida al posare desnuda per il suo vero amore passando per l’iniziazione alla vita dei poveri basata su come imparare a sputare.

E poi la barca finalmente affonda. Ma cola a picco in modo spettacolare, penetrando più volte l’oceano. e i nostri eroi, aggrappati da copione al pennone più alto, sono gli ultimi ad affondare.

Di Carpio, che per tutto il film ha fatto capire quanto un uomo può veramente fare per una donna, finisce surgelato, sacrificandosi per la vita di lei. Ma prima di essere rivenduto alla Findus (come capitava al nostro buon Fantozzi), riesce a strappare una promessa: nella vita non dovrà mai arrendersi ed imparare ad andare a cavallo come fanno gli uomini.

Detto fatto, quando la vecchietta si addormenta nella sua stanza il regista ci va vedere una quindicina di foto che la ritraggono giovane novella eroina femminista nelle imprese più disperate, tra cui ovviamente andare a cavallo. Ma l’ottuagenaria, con le unghie dei piedi fresche di vernice, si sveglia nel cuore della notte e getta a mare il famoso gioiello. Si aprono le porte della sala da ballo del Titanic, e tutti quelli che abbiamo visto surgelare ci applaudono e, fra tutti, il bel giovane Di Carpio riabbraccia il suo amore.

Si accendono le luci, scendono le lacrime.

kikibio@tin.it

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La cosa più ovvia sarebbe parlare di questo film partendo dai suoi “difetti”, dalle sue “banalità”, così da liquidarlo in poche righe come uno dei tanti prodotti di consumo dell’industria hollywoodiana ; credo però che si sbaglierebbe bersaglio perché i suoi “difetti” sono talmente evidenti, dichiarati e mostrati che essi sono lì apposta per dirci che il segreto è altrove : dire che la storia è banale, che non è vero che i ricchi sono tutti cattivi e i poveri tutti buoni, e via dicendo è certamente vero, ma non poteva essere diverso. In tutta sincerità, chi rischierebbe centinaia di milioni di dollari su una vicenda che non fosse comprensibile anche al più sprovveduto degli spettatori ? Qual è allorala grandezza di Titanic ? La sua grandezza sta nella bravura del suo autore, James Cameron, che è riuscito a girare un film di più di tre ore senza il minimo cedimento grazie ad una regia praticamente perfetta, estremamente virtuosa ma nascosta, con un montaggio altrettanto virtuoso ma invisibile, tutto a vantaggio della narrazione. Insomma, un modernissimo esempio di cinema classico americano, potente almeno tanto quanto il primo King Kong o Via col vento. Ma in Titanic c’è qualcosa di più : la distanza, il pudore, la discrezione con la quale Cameron segue e ci fa vivere la tragedia dell’affondamento del transatlantico . Non c’è un solo primo piano che ci mostri un passeggero morire, nessun indugiare sulla sua agonia, nessuna speculazione sul suo dolore, neanche una goccia di sangue. Un profondo senso del tragico e una moralità dello sguardo uniti ad una indubbia capacità di sfruttare al meglio le possibilità offerte dalle nuove tecnologie che fanno di Cameron uno dei pochissimi registi americani contemporanei che dimostra di credere ancora, e profondamente, nel fascino senza eguali dello spettacolo cinematografico.

Boris Maccario.

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Si è parlato degli enormi effetti speciali. Si è parlato di “un nuovo via col vento”. Si è polemizzato sui costi di produzione. Anche troppo. Ora che finalmente il mistero è risolto, che il film è uscito e può essere da tutti visto e giudicato, sarebbe bene parlare di qualcosa di più. Per esempio del film stesso, rinunciando ad alimentare voci popolari che lasciano il tempo che trovano.

Titanic è un film splendido. E’ splendido perchè ha alle spalle una sceneggiatura perfetta, che racconta una terribile storia umana il cui fantasma ci perseguiterà sempre, non con crudeltà, ma con un potere di gran lunga maggiore: quello dell’innocenza e dell’inconsapevolezza. Cameron non racconta la storia di alcuni personaggi – o almeno non è questo il suo scopo principale – ma ci colpisce deliberatamente con la forza di quel dolore, riportandoci alla mente un episodio carico di insegnamenti, ma che abbiamo preferito dimenticare o, ancor peggio interpretare. Non c’è nulla da interpretare, non hanno valore i libri come “Recuperate il TItanic” o “La vera storia del Titanic”. Soltanto il cinema, con la sua capacità di produrre sentimenti reali, poteva affrontare questa vicenda, senza interpretare, senza dedurre, mostrandoci attraverso le immagini un elenco delle vittime, di tutte le vittime, e punendoci con una violenza inaudita. Lo stesso regista spiega che “La breve vita e la fine sbalorditiva del Titanic si può veramente considerare un evento storico perchè, in un certo senso, ha segnato la fine dell’età dell’innocenza, infranto la fiducia nel progresso e nella tecnologia e sfidato l’accettazione passiva del ceto sociale, come definizione del diritto di nascita. La sopravvivenza sul Titanic era in rapporto diretto con la classe di appartenenza e il sesso.” E in più, Cameron ci infligge il colpo finale attraverso la più banale e splendida storia d’amore, così banale e splendida da diventare totalmente reale ed autopromuoversi manifesto di quel dolore specifico e delle nostre colpe generiche.

Se parliamo di regia ed effetti speciali, non si può non rendere onore a James Cameron, che con questo film offre una speranza per il cinema del futuro: finalmente una prova del fatto che si possono usare tutte le tecnologie più sofisticate senza doverne per forza abusare. Quello che conta (ma già lo sapevamo…) sono i soldi. E saperli usare bene. Bisogna vergognarsi di questo? Non ci pare, e se l’affondamento del Titanic è così realistico bisogna ringraziare chi ha costruito un modello in scala quasi 1:1 e lo ha fatto affondare in una vasca gigantesca anzichè affidarsi ad una realtà virtuale che, scusate la franchezza, almeno per il momento non ha nulla di reale. Paradossale dimostrazione di ciò è il fatto che gli effetti speciali diventano totalmente palesi nei momenti di tranquilla navigazione (realizzata ovviamente a computer) e scompaiono del tutto (perchè di fatto non esistono) durante lo spettacolare affondamento.

Parlando degli attori, infine, segnaliamo la bravissima Kate WInslet, perfetta nella parte e anche notevole interprete, e dobbiamo ammettere, con una certa amarezza, che persino lo squallido Di Caprio, non si sa se perchè è finito nelle mani di Cameron o semplicemente perchè ha imparato a recitare, sembra quasi un attore da Oscar. Impareggiabile, come al solito Kate Bates.

Dunque, concludiamo con un consiglio: qualche volta è necessario, per la propria salute, eliminare i pregiudizi intellettuali di bassa categoria e andare, magari anche di nascosto e da soli per non perdere la faccia davanti agli amici, a vedere un film come questo, perchè c’è molto da imparare. E se alla fine vi scende una lacrimuccia, non vi preoccupate, perchè in sala starà succedendo a tutti: serve altro per dimostrare che Titanic è un buon film?

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