Summer of Sam

Un film di Spike Lee
Scritto da Victor Colicchio
Michael Imperioli
Con John Leguizamo
Mira Sorvino
Adrien Brody
Jennifer Esposito

La rovente estate del ’77, il terribile “Figlio di Sam”, i problemi razziali e i bassifondi della Grande Mela. Dopo He got game Spike Lee torna indietro nel tempo, con le sue grandi capacità di regista, ma forse con un¹ispirazione un po¹ esaurita.
Affresco e thriller, film di denuncia e al tempo stesso macchiettistico, Summer of Sam rimane sempre in bilico tra il primo, sincero Spike Lee e il tentativo di fare qualcosa di grandioso, opulento, in una parola esagerato. Basta pensare al ruolo di giornalista ‹ inviato ‹ venduto che il regista si riserva, nella migliore tradizione californiana dell¹autore superstar, per farsi gioco di chi lo ha accusato di essere ormai schiavo del sistema majors.

Quello che gioca a suo favore sono i piani sequenza, i dolly e le steadycam che certo non hanno smesso di fare effetto, trovandosi miracolosamente a proprio agio nelle strette vie e nei piazzali di Brooklyn. Ugualmente non si può dire che Spike Lee non sappia lavorare con gli attori, che se la cavano egregiamente in ruoli non certo facili anche se ritagliati su misura per loro; in particolare John Leguizamo, che per una volta non fa il caratterista ma ‹ come sul palcoscenico, che gli è più familiare ‹ si rivela sorprendentemente un mattatore.
I veri problemi sono piuttosto all¹origine: non si capisce mai bene quali siano le reali intenzioni del regista: all¹inizio sembra davvero un prezioso affresco di un tempo e di un luogo quasi mitici, ma non per questo meno importanti. Poi, improvvisamente arrivano i poliziotti, e Sam, che sembrava fino ad allora una sorta di cornice, spunta improvvisamente in primissimo piano trasformando il tutto in un brutale poliziesco. Verso la fine, più gradualmente ma in maniera altrettanto fastidiosa, il serial killer più famoso d¹America se ne torna a fare da sfondo, rivelando finalmente la vera natura del film ‹ dispiace dirlo, ma è la verità: la solita storia di neri e italiani, ma questa volta molto meno interessante e molto meno curata. Una storia di neri e italiani che sembrano pupazzi tanto sono caratterizzati come stereotipi. Prima di arrivare allo scontatissimo finale, assistiamo inermi ad un tripudio di canotte con macchie di sugo, capimafia mangiaspaghetti, travestiti, spacciatori, piazzate alla Mario Merola che non hanno una loro ragion d¹essere se non forse nel desiderio di Spike Lee di rimanere legato tramite icone al cinema del suo passato, un cinema straordinario che, francamente, non credo vedremo più.

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