SONATINE

di Takeshi Kitano (Giappone, 1993)

Murakawa (Kitano), un killer di Tokyo stanco del suo “mestiere”, medita di ritirarsi ; un giorno il suo capo lo manda insieme ai suoi uomini sull’isola di Okinawa per aiutare il boss di un clan loro alleato. La verità è però un’altra… All’interno di un canovaccio in apparenza tipico del genere noir, Kitano ha realizzato uno dei film più belli degli ultimi anni con uno stile assolutamente originale e personale . Ci colpisce il suo sguardo prolungato su situazioni e momenti che sembrerebbero ininfluenti, superflui ai fini della semplice narrazione ; in realtà uno sguardo che rivela quella rara sensibilità che consente a un regista di stupire lo spettatore in ogni singola inquadratura, donandoci il piacere di osservare le cose come se ciò avvenisse per la prima volta. E questo attraverso uno stile asciutto, privo di quei virtuosismi tecnici estremamente spettacolari che caratterizzano tanto cinema contemporaneo e che spesso risultano fini a se stessi ; uno stile, per tentare dei paragoni comunque azzardati, che può ricordare in alcuni momenti il cinema di un Antonioni o di un Bartas : mdp praticamente sempre fissa, frequente uso di campi lunghi e lunghissimi, personaggi gelidi e distaccati, dialoghi brevi, sporadici, essenziali. Ci colpisce anche il modo in cui Kitano mostra la violenza, che esplode improvvisa, assurda e crudele ma mai autocompiaciuta o morbosamente affascinante. Un brevissimo approfondimento merita infine l’idea di utilizzare come ambiente principale e fondamentale del film una piccola, bellissima baia deserta, luogo dove Murakawa e i suoi compagni, in seguito a una sparatoria, trovano rifugio ; qui scopriamo questi uomini, che abbiamo conosciuto solo come spietati assassini, inaspettatamente intenti a giocare, scherzare, e sequenza dopo sequenza, in lieve progressione anche ballare, ridere, amare, immersi in una magica atmosfera incantata sospesa tra l’onirico e il surreale. Ma è solo una parentesi : la realtà li riassorbirà presto e ognuno di loro andrà incontro al proprio destino. Purtroppo questo film non ha trovato in Italia nessun distributore, nonostante la vittoria del primo premio al festival di Taormina ; ancora una volta quindi dobbiamo ringraziare Enrico Ghezzi e Fuori Orario se almeno abbiamo potuto ammirare in televisione quello che è indiscutibilmente uno dei capolavori del cinema degli anni 90. Noi speriamo vivamente che qualcuno prima o poi si accorga di questo regista e finalmente ci permetta di vedere i suoi film anche sul grande schermo.

Boris M. Montangero

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