Mister Bean. L’ultima catastrofe

regia: M. Smith con R. Atkinson, P. Mac Nicol, B. Reynolds.

Guardando il film è facile riconoscere nel personaggio di Bean le caratteristiche di un grande comico: Jacques Tati; l’indimenticabile regista di films come Jour de fete, Playtime, Le vacanze del Signor Hulot. Le analogie sono molte: l’abbigliamento elegante con i pantaloni un po’ corti, la recitazione mimata con pochi o inesistenti dialoghi, la sbadataggine causa di numerose vicissitudini, la sensazione di essere sempre fuori luogo.

Atkinson stesso ha sostenuto in un intervista di essersi ispirato al comico francese che stima tantissimo.

Il film non è ben strutturato: il ritmo delle gags che caratterizzano la prima parte del film si smorza e assume un carattere quasi triste nella seconda e ultima parte.

Anche la storia perde lo slancio e la vitalità iniziale per cadere nei soliti luoghi comuni – il valore della famiglia, dell’amicizia – conditi da un happy end quasi obbligatorio.

Uno sbadato e imprevedibile guardiano di un museo londinese viene mandato, per una sfida in America, a Los Angeles, per presenziare l’arrivo di un quadro molto famoso, a posto di un luminare della storia dell’arte. Viene accolto in casa del direttore artistico del museo americano che diventa suo amico: da questo momento cominciano i guai.

Grazie a Bean, i due coniugi si dividono, Il quadro tanto prezioso viene sfigurato con il solvente. Quando tutto sembra precipitare verso una fine disastrosa Been riesce a ribaltare la situazione. Con uno zelo e un inventiva stupefacente, mette a posto il quadro, sostituendolo con un poster. Salva la figlia dell’amico, risvegliandola dal coma e la vita del poliziotto riuscendo a prelevare con le mani una pallottola conficcata nei polmoni.

Nonostante tutto Mister Bean rimane un film simpatico e divertente, sicuramente un alternativa ai film comici italiani.

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